Prova Focus SAM2 6.9

25 Gen 2021

Sono un biker che dice sempre quello che pensa senza retaggi commerciali o altro e quindi mi sono ritrovato più volte ad esclamare pazzesca, incredibile, fantastica, divertentissima, magica, non ci posso credere e altri aggettivi o espressioni di stupore durante le varie uscite fatte in sella alla SAM2 6.9 !!! E’ vero che sono definito un entusiasta delle novità (guai se non fosse così visto che generalmente i tecnici e gli ingegneri progettano i prodotti perche siano migliori dei precedenti) ma per la prima volta in assoluto, in tutti questi anni di attività (sono ormai 40 anni di MTB e 57 anni di due ruote in totale), questa volta lo posso dire con certezza : la E-MTB più divertente e – per il mio modo di condurre – più performante in discesa che io abbia mai provato !!! Tenete presente che i quantitativi in arrivo della SAM2 sono veramente piccolissimi e commercialmente il mio scritto che state per leggere è quasi un suicidio commerciale e quindi non venitemi a dire che sono di parte o interessato alla vendita dato che comunque vada non mi sarà permessa e se anche lo fosse lo sarà solo in piccolissime quantità ma dovevo trasmetterVi tutta la mia eccitazione 🙁

Solo 170 Km percorsi e sono già a scrivere la prova della Focus SAM2 6.9 : chi mi conosce bene sa quanto io sia appassionato, istintivo e ami giocare con le E-MTB e quindi sono bastate pochissime uscite per convincermi che le prime impressioni erano giuste ! Anzi le sensazioni provate l’ anno scorso nella fisrt ride (link : https://www.pro-m.com/first-ride-nuova-focus-sam2-2021/) sono state amplificate ancor di più in positivo nelle uscite fatte su sentieri ben conosciuti e dove ho tutti i riferimenti necessari (i famosi paletti come amo definirli) !

Estetica : non si può certo dire che sia bellissima con quel suo motore che sembra appeso al telaio e senza un paramotore che avrebbe ingentilito le linee . E’ sicuramente Tedesca e nonostante un piacevole colore beige e la forcella FOX 38 orange che tutti vedono come una cosa bellissima (cosa avrà poi di così bello a parte che non c’ entra nulla con il resto non sono ancora riuscito a capirlo … ma forse fa molto racing machine 🙂 ) io non riesco a vedere un’ estetica da urlo ma a tutti piace tanto e quindi mi allineo al gusto dei Bikers incontrati in giro …

Posizione di guida : non è una Santa Cruz o una Specialized dove ci si trova subito a casa ma a parte un manubrio che si posiziona molto in alto direi che l’ adattamento alla posizione della SAM2 è abbastanza veloce e la bicicletta risulta molto facile e intuitiva con quasi tutti gli appoggi al posto giusto salvo il comando del reggisella FOX Transfer che purtroppo per le miei abitudini è posizionato troppo sotto al manubrio . Il manubrio da 780 mm direi che è perfetto per la mia corporatura e forse avrei gradito un reggisella telescopico con più escursione ma alla fine il divertimento che la SAM2 mi ha concesso mi ha fatto passare sopra a tutte queste piccolissime e soggettive pecche 🙂

Sospensioni : ammortizzatore Fox Van Performance Coil e forcella FOX 38 Float Factory 29 – E-Bike – Grip 2 con rake da 44 mm sono le due unità ammortizzanti con escursione di 170 mm su ambedue le ruote  . Sin dal primo momento è veramente incredibile come l’ ammortizzatore a molla posteriore azionato dal sistema F.O.L.D.® di Focus offra prestazioni del carro che non ho mai riscontrato su altri prodotti simili per tipologia di utilizzo : una specie di tappeto magico che oltra a donare una trazione in salita da riferimento passa ovunque in discesa mantenendo la ruota sempre attaccata al terreno !!! AWESOME !!! Il sitema garantisce un brake jack molto limitato e quasi inavvertibile mentre in pedalata il carro si muove sempre ma in maniera molto limitata e controllata . La forcella fa il suo lavoro senza attriti iniziali palpabili e garantisce sicurezza nella guida come tutte le monopiastra da 36 e 38 della nuova gamma Fox .

Salita scorrevole : il motore Bosch CX Gen4 con l’ ultimo aggiornamente del firmware è una buona unità motrice e spinge molto bene in salita usando le assistenze Trail o E-MTB senza per questo essere mai molto assetato di corrente . Un buon compromesso che pur non raggiungendo i picchi di potenza di altre unità motrici ci permette uscite di una sessantina di Km con circa 2000 Mt+ grazie anche alla batteria da 625 Wh . Nonostante il peso della bicicletta parecchio sostenuto (siamo a Kg. 26.780.- con i pedali montati) si riesce a salire con buone medie grazie anche all’ ottimo e già citato lavoro delle sospensioni e alla scorrevolezza delle ruote che ovviamente sono state montate con Hillbilly e Eliminator da 2.6 e salsicciotti come da protocollo Pro-M .

Salita tecnica : come già detto la sospensione F.O.L.D.® con l’ ammortizzatore a molla garantiscono una trazione sconosciuta alla maggioranza degli altri sistemi sospensivi e quindi anche in presenza di terreni scivolosi e / o di neve si sale con discreta facilità anche dove altri si debbono fermare . Lo scavalcamento di ostacoli e gradini e garantito dalle due sospensioni e dall’ eccelente bilanciamento dei pesi anche se le manovre trialistiche (che io non sono in grado di compiere con facilità) sono penalizzate dal peso. Certo se avessimo anche il motore dove viene montata la scheda di gestione Adamo saremmo al top ma non si può avere tutto in una sola E-MTB che è già così performante .

 Single-track : nonostante il peso da “monster truck” appena la si muove il peso sparisce quasi per magia come spariscono le ruote da 29″ , il carro lungo , il BB alto e tutto il resto che si può leggere sulla carta e quindi ci si ritrova a percorrere sentieri – siano essi flow o rotti – con velocità e facilità inusuali e che mi ha fatto spesso pensare di essere diventato quasi bravo 🙂 AWESOME BIKE !!!

Discesa scorrevole e fluida (veloce) : una vera spada, sempre attaccata al terreno e che mi ha permesso di raggiungere velocità di percorrenza anche superiori ai 60 Km orari su afalto in discesa con la sensazione di essere su una moto e non su una E-Bike . Sensazione di sicurezza e guidabilità mai provata con altre realizzazioni . Attenzione NON SONO UN FENOMENO , anzi tutt’ alto , ma la facilità e la percezione di sicurezza con cui si guida la SAM2 è imbarazzante tanto è elevata 🙂 AWESOME BIKE !!!

Discesa tecnica e stretta : ho più volte fatto fatica a capire come possa essere così facile girare questa E-MTB date le quote geometriche e il peso elevato eppure più e più volte ho dovuto constatare che la magia si rinnovava ogni volta più le discese si facevano più rotte e tecniche ! L’ importante è crederci a la SAM2 Vi farà fare cose dell’ altro mondo 🙂 AWESOME BIKE !!!

Frenata : vale quanto già detto in altre occasioni, i freni Shimano XT Trail a 4 pistoncini accoppiati ai dischi Shimano Ice-Tech da 203 mm non hanno mai mostrato segni di affaticamento e sono ben modulabili e con discreta potenza frenante svolgendo il loro lavoro in totale sicurezza . Inoltre in questa realizzazione l’ utilizzo di pastiglie più morbide ha fatto sparire quasi del tutto quel fastidioso fischio in presenza di acqua o neve .

Rigidità : una putrella (in tutti i sensi) e quindi rigidità da riferimento assoluto tanto che penso di non montare ruote in carbonio in futuro per evitare di rovinare il magico equilibrio della bicicletta !

Dotazione :  trovate la scheda tecnica qui https://www.focus-bikes.com/it_it/1030554-sam-6-9  . La dotazione è adeguata al tipo di prodotto e il prezzo perfettamente allineato se non addirittura più basso di altri . Gruppo Shimano XT a 12 velocita , freni Shimano come detto sopra , ruote con mozzi scorrevolissimi allacciati a cerchi Race Face , sospensioni da riferimento !!! , reggisella telescopico Fox di ultima generazione forse un filino corto , manubrio Race Face da 35 mm e comando a manubrio Bosch Purion che alla lunga si rivela il più adeguato all’ uso gravity .

Finiture : è una E-MTB teutonica molto massiccia e ben verniciata . Se badate al sodo e al divertimento in discesa le finiture sono di ottimo livello … Se invece volete una E-MTB da esibire al bar c’ è sicuramente in giro qualche realizzazione più “figh@tta” 🙂

Valutazione rapporto qualità/prezzo : il prezzo è considerato dai più molto competitivo (sarà per la 38 orange forse 🙂 ) anche se comunque parliamo di una cifra non proprio bassissima . In compenso se si guarda l’ equipaggiamento , ma sopra ogni cosa il divertimento di guida e le prestazioni della SAM2 , è sicuramente valido e competitivo !

Note finali : la migliore E-MTB Enduro io abbia mai usato in questi sette anni di attività con le E-Bike !!! Pesante, e forse questo è uno dei suoi segreti , ma sempre maneggevole e divertentissima . Velocissima in tutte le situazioni ! Sospensione posteriore da riferimento assoluto ! Motore affidabilissimo e onesto nelle prestazioni . Sono diventato , insieme a Lei , un biker sicuramente più veloce e sicuro ma soprattutto mi sono divertito come mai mi era forse capitato !

Sicuramente ci sono realizzazioni più belle , più leggere e magari meno costose ma nessuna di queste Vi permetterà tali prestazioni e tantissimo divertimento come Lei !!! Certo se dovete metterla sul tetto della macchina pesa almeno un paio di chili in più di altre E-MTB, se Vi cadrà sulla schiena come mi ha detto un biker “genio” Vi farà sicuramente male ma nessun’ altra Vi concederà tanto divertimento ed eccitazione come la SAM2 6.9 : penso di essere stato chiaro !!! Vado a mettere in vendita tutte le mie E-MTB da Enduro che ho 🙂

Prova Specialized Levo SL S-Works

30 Dic 2020

Specialized Levo SL : era il 2 e il 3 Febbraio 2020 quando Specialized Italia presentava la Levo SL e io rientrando a Milano per scrivere il primo first ride della SL ero talmente gasato dalla prova che per una mia distrazione sono persino riuscito a demolire il furgone che guidavo per fortuna senza conseguenze fisiche ne per me ne per le “bimbe” – 2 Levo SL – che trasportavo 🙂 Ma veniamo a oggi dopo circa 800 Km percorsi sulle Levo SL S-Works sia in edizione 2020 che 2021 .

Appena arrivata la prima Levo SL S-Works in versione 2020 provvediamo a tubelessizzare le ruote e a metterla in bilancia : verdetto incredibile !!! Kg. 16,640.- in taglia Medium !!! E poi dopo averla provata alla presentazione (qui il link : https://www.pro-m.com/il-trait-d-union-tra-le-mtb-tradizionali-e-le-e-mtb-la-specialized-levo-sl/) partiamo per i primi giri in montagna con la SL S-works 2020 . Il perchè è passato così tanto tempo per scrivere una prova definitinita è semplicemente dato dal fatto che aspettavamo di avere tra le mani anche la versione 2021 che differisce principalmente per le due unità ammortizzanti sicuramente oggi più performanti con forcella e ammortizzatore più dimensionati . Dopo aver percorso qualche centinaio di chilometri anche con versione 2021 eccoVi quindi le nostre impressioni sulla light E-MTB più leggera e performante del pianeta !

Estetica : forse la più bella E-Bike presente oggi sul mercato ! Se la versione 2020 era bella e guardata da tutti come un riferimento nel settore E-Bike , tanto che molti la scambiavano per una bicicletta tradizionale, la versione 2021 è ancora più sexy grazie al sapiente uso delle finiture di colore bronzo accoppiate al carbionio naturale . Insomma bella da far girar la testa a chiunque incontrerete sui sentieri !

Posizione di guida : la bicicletta è molto compatta e, come su tutte le Specialized, ci si sente subito a casa . L’ unico problema l’ abbiamo incontrato con il posizionamente dei comandi cambio che purtroppo sono accoppiati alle leve del freno tramite un match maker che non permette regolazione alcuna . Alla fine abbiamo dovuto optare per l’ eliminazione del supporto match maker lato cambio e mettere un braccialetto separato per poter ovviare al problema perlomeno per quanto riguarda il comando cambio AXS .

Sospensioni : ammortizzatore Fox Float DPX2 Factory e forcella Fox Float 36 Factory con cartuccia Grip2 , ambedue con corsa di 150 mm che dopo un setting accurato ci hanno permesso di godere di un’ ottima resa su tutti i terreni . Il sistema FSR accoppiato a queste due unità ammortizzanti è quanto di meglio oggi si possa volere su una trail bike di questa categoria e permette di togliersi ottime soddisfazioni anche nella parte gravity .  Se paragonate alle vecchie unità del 2020 il passo avanti è nettamente evidente e il miglioramento sia in guidabilità che in assorbimento degli urti è apprezzabile . L’ ammortizzatore posteriore poi è molto ben controllato in fase di pedalata soprattutto se si chiude l’ idraulica con un ammortizzatore che comunque resta sempre ben attivo in assorbimento degli urti .

Salita scorrevole : il motore SL 1.1 , costruito per Specialized in esclusiva da Mahle, è molto piccolo e leggero (il più leggero del mercato ad oggi) : Kg. 1,900.- e permette alla nostra SL di salire in ogni dove a condizione di avere un passo inferiore alle E-MTB tradizionali dato che il fattore d’ assistenza è solo di 2x contro il 4x del motore Specialized 2.1 by Brose . Inoltre non dimentichiamo che essendo un motore a 48v ha un’ efficienza unica nel panorama dei motori elettrici da E-Bike che si traduce in consumi molto contenuti e innarrivabili per tutti gli attuali motori elettrici da E-Bike più famosi . Insomma per concludere se avete gambe e fiato Vi toglierete delle grandissime soddisfazioni !

Salita tecnica : anche in questo caso il peso contenuto , l’ equilibrio generale e l’ ottima trazione conferitagli dalla sospensione FSR Vi faranno salire come poche altre volte a condizione di avere gamba e rotazioni sufficenti a mantenere una buona spinta del motore stesso : non dimentichiamo che a basse rotazioni il motore è molto fiacco … L’ uso del giusto rapporto del cambio è una necessità per poter salire al meglio in ogni dove . Insomma uno stile di guida ma soprattutto di cambiata molto simile a quella che usereste con una MTB tradizionale .

 Single-track : la SL , ricalcando le geometrie della Stumpjumper e molto facile e intuitiva . Agile come poche altre E-MTB grazie anche al peso molto contenuto è veramente divertentissima sia in salita che in discesa con un equilibrio e un bilanciamento sconosciuto ad altre trial bike con motore elettrico .

Discesa scorrevole e fluida (veloce) : in discesa il cambio di unità sospensive con la Fox 36 all’ anteriore , ha conferito alla versione 2021 capacità discesistiche notevolemente migliorate e tra le light E-MTB penso si tratti di un riferimento assoluto in questo ambito .

Discesa tecnica e stretta : anche in questo caso il peso contenuto e il buon bilanciamento generale le conferiscono capacità eccezionali . Ovviamente non è una “schiacciasassi” come la Kenevo o altre super enduro elettriche ma si difende comunque molto bene e oltretutto ha un movimento centrale ben posizionato che non Vi farà “zappare” continuamente con le pedivelle sul terreno conferendole quindi una fluidità e facilità di guida veramente divertenti .

Frenata : il vero punto debole della SL – IMHO – dato che nella versione 2021 sono stati montati dei freni Magura MT7 con rotori da 203 mm che oltre al già citato problema del match maker non regolabile hanno potenza frenante e ergonomia che non soddisfano per nulla le mie esigenze per un mezzo di questo tipo . Inoltre personalmente trovo le leve troppo squadrate e quindi fastidiose da usare . Sinceramente esistono impianti frenanti meglio costruiti e soprattutto con più potenza frenante . Non sono in grado di valutare la resistenza la calore perchè la stagione non permette di raggiungere temperature d’ esercizio elevate e quindi non ho rilevato fenomeni di fading ma ho dovuto constatare la notevole rumorosità dei freni stessi in presenza di umidità o bagnato .

Rigidità : per un prodotto trail con peso inferiore ai 17 Kg. la rigidità è più che buona e mi sembra che il carro della versione 2021 sia più rigido della versione 2020 forse anche grazie all’ utilizzo dell’ ammortizzatore Fox Float DPX2 . Comunque per l’ uso trail il tutto risulta ancora una volta un vero e proprio riferimento nel mercato specifico !

Dotazione :  il montaggio è sicuramente il massimo che un Utente possa aspettarsi da una trail bike come questa con l’ unica eccezione dei freni come già detto sopra . Trovate la dotazione della SL 2021 al seguente link : https://www.specialized.com/it/it/s-works-turbo-levo-sl/p/175105?color=293231-175105&searchText=96821-0002 . Gruppo Sram XX1 AXS a 12 velocita , ruote con mozzi Roval / DT Swiss ben scorrevoli e cerchi in carbonio Roval SL , sospensioni Fox di cui abbiamo già ampiamente parlato , reggisella telescopico Sram Reverbe AXS , manubrio in carbonio e manopole Deity ben confortevoli e leggere .

Finiture : si tratta di una S-Works e come già detto la cromia è veramente molto bella come la qualità delle finiture e del telaio in carbonio a vista nella versione FACT 11 M, il top del carbonio attualmente usato da Specialized  . Insomma potremmo definirla lo stato dell’ arte della gamma SL e non solo !

Valutazione rapporto qualità/prezzo : il prezzo è molto alto anche il considerazione dell’ esclusività del prodotto e pur considerando la situazione di aumento di prezzi generalizzata che si è venuta a creare a causa della pandemia in corso è sicuramente un prodotto elitario .

Note finali : se volete una light E-MTB con peso e consumi da riferimento del settore e un’ estetica da urlo la S-Works SL 2021 è sicuramente da tenere in considerazione ! Inoltre come già detto la SL ha il motore centrale più leggero esistente sul mercato , solo Kg.1,900.- , un’ efficienza unica conferitagli dal motore a 48 v e una batteria da 320 Wh interna oltre ad un un range extender a forma di borraccia da 160 Wh che Vi permetteranno di percorrere anche 4000 Mt+ di dislivello se usata utilizzando assistenze basse . La potenza di 240 W con una coppia di 35 Nm come detto Vi permetteranno di affrontare , al giusto ritmo , ogni tipo di salita grazie anche ad una trazione da riferimento . Non dimentichiamo infine la possibilità di personalizzare il motore come pochi altri tramite la semplice e pratica APP denominata Mission Control di Specialized che è anch’ essa divenuta un benchmark nel mercato attuale .

Da segnalare anche che il range extender originale da 160 Wh pesa solo 1 Kg. e le sue piccole dimensioni (equivale alle dimensioni di una borraccia come detto) può essere facilmente portato , anche in più unità se necessarie , nello zaino e Vi permetteranno di stare in montagna senza necessità di ricariche per un tempo difficilmente eguagliabile oggi da altre unità elettriche .

Prova Santa Cruz Bullit 2021

18 Dic 2020

Il Covid 19 e il conseguente lockdown ci ha comunque permesso di usare la nostra Bullit CC XT in colorazione “lavander” inizialmente solo nei parchi cittadini attorno a MIlano . Ciò nonostante abbiamo avuto sin dal primo momento l’ impressione che il lavoro fatto dagli ingegneri di Shimano sul nuovo firmware del motore EP8 fosse veramente un balzo in avanti notevolissimo in confronto a quanto provato con la versione precedente sempre del motore EP8 a Settembre e infatti non mi ero sbagliato !

Ma andiamo con ordine : presentazione della nuova Bullit – la E-Bike da Enduro di casa Santa Cruz – un mattino presto con gli amici di Focus Italia Group che ormai mi devono sopportare ad ogni presentazione 🙂 Grazie 1000 a tutti Voi per la pazienza e la competenza nel mostrarci tutte le novità !!! Praticamente in meno di 48 ore dalla presentazione la Bullit è in Pro-M ! Provvediamo subito all’ assemblaggio sostituendo le gomme di serie con delle Hillbilly e Butcher provviste dei soliti, e indispensabili ormai, salsicciotti / inserti e siamo pronti per il primo giretto . A questo primo giro ne sono poi seguiti molti altri nelle condizioni più disparate e su tutti i terreni anche se in prevalenza – dato il periodo invernale – in condizioni spesso fangose o addirittura con la neve dove abbiamo avuto anche l’ occasione di provare un Hillbilly con mescola T9 che è risultato a dir poco FANTASMAGORICO !

EccoVi quindi le nostre impressioni dopo quasi 300 Km di sentieri di tutti i generi .

Estetica : come per tutte le Santa Cruz anche la Bullit è bellissima e ben proporzionata considerando anche la batteria da 630 Wh un pochino più voluminosa di quella da 504 Wh montata sulla sorellina Heckler . Il colore “lavander” (lavanda in Italiano , non è ne viola ne lilla) poi è, secondo il mio personale gusto, bellissimo e le scritte in giallo flou le danno quel tocco di “bimbominkya” style che solo Santa Cruz può avere e permettersi : MAGNIFICA !!! Questo mio infatuamento per il colore è stato più volte confermato da altri bikers che incrociavo e che si giravano – quasi fosse una bella donna – urlandomi che bella bici e che bel colore !!!

Posizione di guida : nulla da eccepire, come su tutte le Santa Cruz sembra quasi di avere un vestito su misura e gli appoggi sono quelli che ognuno di noi ha sempre conosciuto anche se il manubrio è forse esagerato per la mia corporatura e spesso tra gli alberi bisogna prestare la giusta attenzione alla larghezza di 800 mm .

Sospensioni : ammortizzatore Rock Shox Super Deluxe Select+ e forcella Fox 38 Float Performance Elite E-Tune, ambedue con corsa da 170 mm che dopo un periodo di rodaggio hanno iniziato a lavorare al meglio e ci hanno permesso di passare su ogni cosa come ormai succede a molte E-Bike di questa categoria . Pur non essendo mai stato un fan del sistema VPP devo riconoscere che le ultime produzioni con l’ ammortizzatore basso lo hanno molto migliorato anche se l’ effetto di apertura della sospensione in frenata (brake jack) è ancora ben avvertibile .

Salita scorrevole : il nuovo Shimano EP8 come detto è veramente un gran motore che oggi è secondo solo ad un’ altra unità gestita da una scheda software opzionale e, oltre ad essere dotato di una spinta da riferimento, è molto fluido ed efficiente . Infatti anche i consumi sono molto bassi se comparati ad altre unità sul mercato a parità di prestazioni e di gamba del biker . In confronto alla vecchia unità sembra che siano passati secoli tanto da far sembrare il vecchio e onesto E-8000 come archeologia delle E-MTB . L’ utilizzo della modalità Trail permette di affrontare quasi il 100% dei percorsi in salita nell’ uso tranquillo e il livello Boost risulta praticamente inutile nell’ uso escursionistico . Sia in Eco che in Trail si sale veramente fluidi e veloci con uno sforzo non eccessivo .

Salita tecnica : forse il momento in cui la Bullit soffre di più … Che sia la ruota piccola da 27,5″ al posteriore (ricordiamoci che la Bullit è una mix con ruote da 29″ ant. e 27,5″ post.) o il motore che a bassissime rotazioni non ha la spinta di altri – e probabilmente mai potrà averla visto che a furia di alleggerire e rimpicciolire lo statore è più piccolo di altri – o l’ angolo di sterzo più aperto o il bilanciamento generale ma comunque stà di fatto che sul tecnico non sale come la sorellina Heckler o altre realizzazioni di altri Marchi .

 Single-track : la bicicletta è molto facile e intuitiva anche se , come detto , meno agile della Heckler ma anche meno fisica e impegnativa di altre Enduro E-Bikes e quindi la considero un compromesso ideale per tutti che Vi farà sicuramente sembrare un biker migliore !

Discesa scorrevole e fluida (veloce) : il suo terreno ideale dove la granitica forcella da 38 mm e il bilanciamento generale invitano veramente a mollare tutto con grande sicurezza e con velocità di percorrenza sconosciute a molte altre realizzazioni .

Discesa tecnica e stretta : piacevolissima conduzione sullo stretto, molto facile e poco impegnativa fisicamente se paragonata alla Kenevo ad esempio . Il movimento centrale è ben posizionato e non si tocca quasi mai per terra . Il peso di soli 22,480.- per certo aiuta parecchio ma è sicuramente il buon bilanciamento generale (come per la Heckler) che la fa sembrare così facile e performante .

Frenata : i freni Shimano XT Trail a 4 pistoncini accoppiati ai dischi Shimano Ice-Tech da 203 mm non hanno mai mostrato segni di affaticamento e sono ben modulabili e con discreta potenza frenante svolgendo il loro lavoro in totale sicurezza . L’ unico neo al limite potremmo trovarlo nell’ eccessiva durezza delle pastiglie metalliche originali che generano un rumore metallico appunto e fischiano parecchio in presenza di acqua e / o neve sul percorso .

Rigidità : come per la Heckler direi che anche in questo caso la rigidità è più che buona anche se l’ utilizzo di ruote in carbonio potrebbe migliorare ancora la sensazione di precisione di guida e di rigidità generale .

Dotazione :  se volete verificare il montaggio e quant’altro Vi rimandiamo alla scheda tecnica del sito USA : (https://www.santacruzbicycles.com/en-CA/bikes/bullit) . La dotazione è sicuramente adeguata al prodotto e mai abbiamo pensato di dover sostituire un componente per l’ uso fatto della bicicletta in questo primo mese di utilizzo (salvo gli pneumatici) . Gruppo Shimano XT a 12 velocita , freni Shimano come detto sopra , ruote con mozzi DT Swiss molto scorrevoli e cerchi Race Face , sospensioni adeguate , reggisella telescopico Fox di ultima generazione , manubrio in carbonio e il magnifico nuovo display Shimano completano la dotazione .

Finiture : come sempre di grandissimo livello !!! Non credo che oggi esista nessun altro prodotto così ben realizzato e rifinito ! L’ unico incoveniente rilevato è stato lo stretto passaggio tra il carro e la “cruna” del triangolo dove alloggia l’ ammortizzatore che , grazie all’ inserimento di un ramo o di un sasso tra le due parti ha leggermente rovinato la magnifica colorazione lavanda del telaio 🙁

Valutazione rapporto qualità/prezzo : il prezzo è allineato alle altri realizzazioni sul mercato delle E-Mtb di alta gamma full-carbon attualmente disponibili in Italia e considerando la situazione di aumento di prezzi dovuta alla bassa produzione causa Covid e all’ aumento generalizzato di prezzi dei componenti e dei trasporti per fare un esempio è ancora tra i più centrati del mercato anche se ovviamento stiamo parlando di giocattoli costosissimi per i più .

Note finali : nuovo motore EP8 con batteria da 630 Wh , consumi contenuti con conseguente autonomia quasi infinita per le mie gambe e necessità (mi stanco sempre prima io della batteria) , guidabilità da riferimento , possibilità di settare il motore ed addirittura la coppia come si desidera (mi fanno sorridere coloro che hanno depotenziato / indebolito questo motore a 60Nm quando io lo posso fare in pochissimi secondi da APP originale E-Tube ma mantenendo però la possibilità di tornare a 85 Nm che loro non avranno più) , la possibilità di settare due diversi profili che si possono cambiare da display a proprio piacimento senza usare il telefono , delle unità ammortizzanti molto performanti e infine il colore lavanda che fa girar la testa a molti 🙂 sono quanto di meglio un biker possa oggi desiderare in questo segmento enduro .

Probabilmente avendo a disposizione una Heckler 8.1 che pesa due chili e mezzo in meno e una Kenevo Expert che pesa due chili e mezzo in più non acquisterei questa Bullit ma se dovessi scegliere una E-MTB unica da usare in tutte le condizione sarebbe probabilmente la mia scelta preferita .

Sistemi sospensivi in breve

11 Dic 2020

Visto l’ importante riscontro / gradimento avuto sui canali social di Pro-M abbiamo deciso di riassumere qui sul blog quanto scritto sui sistemi sospensivi in breve secondo quanto da noi riscontrato in tutti questi nostri anni di attività MTB . Sono ovviamente opinioni d’ uso del tutto PERSONALI dove non esiste un sistema / cinematismo che vince a mani basse sugli altri ma bensì delle semplici impressioni con PRO e CONTRO rilevati in tutti questi anni sul campo, in officina e dai nostri Amici / Utenti . Del resto siamo di fronte al meglio dei sistemi esistenti …
Non abbiamo citato il monocross o single pivot e l’ URT perchè ormai fanno parte del passato e altri sistemi sospensivi come Split Pivot, Maestro e altri poichè non abbiamo un’ esperienza sufficiente per poterli giudicare .

Non vuole essere e non è un trattato tecnico scientifico ma bensì un qualche cosa espresso con le parole più semplici possibili … EccoVi quindi quanto scritto in stretto ordine alfabetico :

  • Delta Suspension System di proprietà Evil Bikes . Acronimo di Dave’s Extra Legitimate Travel Apparatus dal nome del proprietario del brevetto : Dave Weagle .

PRO : sospensione pressoché infinita che da il meglio di se nelle situazioni più gravity . Supporto iniziale molto morbido con grande sostegno a centro corsa .
CONTRO : pulizia e manutenzione elevata del sistema

  • DWLink acronimo di Dave Weagle Link brevettato da Dave appunto . Fa parte della famiglia dei dual link e fu concesso in licenza e sviluppato con tre produttori di telai : Ibis, Pivot e Turner . Oggi sono rimasti solo i primi due anche se personalmente ho sempre preferito il Turner
PRO : molto stabile in pedalata e con una corsa che sembra molto di più di quanto in effetti sia
CONTRO : in frenata il carro si inibisce un pochino

  • F.O.L.D. Suspension System di proprietà Focus . Acronimo di Focus Optimized Linkage Design è realizzato con due bielle che danno una diversa progressione nella prima fase di corsa della sospensione (30%) e nella successiva (70%) .
PRO : carro monolitico rigidissimo e grande capacità di trazione in salita .
CONTRO : necessità di controllare la coppia di serraggio delle viti del sistema spesso

  • FSR di Specialized (brevetto originale di Horst Leitner) e cioè carro a 4 punti d’ infulcro con giunto Horst
PRO: estremamente sensibile anche ai piccoli urti, molto attivo e svincola la sospensione in frenata
CONTRO : sistema più complesso e con più snodi sul carro che potrebbe essere meno rigido e più pesante di altre realizzazioni con carro senza snodi inoltre si muove più di molti altri in pedalata

  • Switch Infinity un altro Dual Link ma con in più il sistema Switch . Disegnato da Dave Earle e poi venduto a Yeti con il nome di Switch Link aveva prima un eccentrico che garantiva una regressività della sospensione nella prima parte di corsa per poi diventare progressiva nell’ ultima parte della corsa per evitare il bottone out . L’ eccentrico è poi stato sostituito dall’ attuale cursore prendendo il nome di Switch Infinity appunto .
PRO : estremamente reattivo in pedalata e con un’ ottima capacità di assorbire di tutto
CONTRO : difficile trovarne all’ atto pratico . Forse la manutenzione annuale dello Switch …

  • VPP acronimo di Virtual Pivot Point (brevetto originale di Outland Bicycle) ora detenuto da Santa Cruz . Fa parte della lunga serie dei Dual link dove il carro, con due link che lo collegano al triangolo, fa fare alla ruota una traiettoria ad arco .
PRO : carro molto rigido e reattivo alla pedalata
CONTRO : non così sensibile e attivo, la frenata inibisce il lavoro della sospensione (Brake jack)

  • ZERO Suspension System, appartiene alla famiglia dei Dual Link ma ha una particolarità quasi esclusiva : è un Dual Link Full Floater e cioè l’ ammortizzatore è spinto da tutti e due i link e non da uno solo ! Brevetto di proprietà della Spagnola Mondraker sviluppato con la collaborazione di Fabien Barel e Cesar Rojo .
    PRO : forse tra i migliori cinematismi per MTB insieme a Switch Infinity . Ottima pedalabilità, pochissimo Brake Jack e sensazione di corsa infinita
    CONTRO : nelle vecchie versioni era complicata e frequente la manutenzione del sistema di snodi dei link ma oggi tutto ciò è stato notevolmente migliorato

First ride Santa Cruz Bullit

23 Nov 2020

Lilla, viola o lavanda ? Lavanda, “orka pupazza” è lavanda ! Del resto se gli Americani definiscono il colore con la dicitura lavander direi che non ci possono essere dubbi 🙂

E’ arrivata in Pro-M in settimana e quindi, nonostante il lockdown ci impedisse di uscire da Milano, abbiamo passato il weekend in sella alla nuovissima E-Bike di Santa Cruz : la Bullit . Una endurona da 170 mm di corsa sia al posteriore che all’ anteriore, full carbon di un colore per noi magnifico : lavanda appunto !!! Non mi dilungherò troppo sugli aspetti tecnici e sull’ equipaggiamento della E-Mtb (che se volete potete leggere qui : https://www.pro-mstore.com/bici-santa-cruz-bullit-cc-xt-85730219) se non per dire che la nostra Bullit CC era equipaggiata con il kit Shimano XT e che la costruzione generale è, come per tutte le Santa, di ottimo livello .

Veniamo subito alle prime impressioni sulla nuovissima enduro di Santa Cruz : la Bullit è in tutto e per tutto una Heckler al testosterone ! Si guida molto bene, anche se il peso in più della batteria posizionato in alto e in avanti, la rende meno giocosa della sorellina minore . Il peso totale di soli Kg. 22,460.- in taglia Medium penso la renda la E-Mtb enduro più leggera del mercato . Il bilanciamento generale è più che buono, la bicicletta dona buona confidenza sin da subito e l’ avantreno più caricato la rende un’ ottima macchina da enduro appunto . Ovviamente questa è solo un’ impressione data da un contatto avvenuto non in montagna ma bensì in montagnetta per ovvi motivi 🙂

Ultima nota positiva di rilievo : il tubo reggisella e lo standover sono sempre molto bassi permettendo così l’ uso di reggisella telescopici sino a 200 mm di escursione su tutte le taglie !

Cosa ci è piaciuto di più oltre al colore lavanda ? Sicuramente il nuovo motore Shimano EP8 con la nuovissima release di firmware che l’ ha molto migliorato in confronto alla versione precedente di pre-serie che avevamo provato in passato . Potentissimo e parco nei consumi ! Mi spiego meglio come segue : il nuovo EP8 ha la possibilità si settare 2 diversi profili d’ utilizzo personalizzabili a piacere con l’ APP di Shimano E-Tube . Il profilo 1 è quello full power mentre il profilo 2 è più parco nei consumi e spinge un pochino meno anche se è il mio preferito e ci potete fare praticamente tutto . Inoltre è possibile personalizzare in toto i due profili in ognuno dei 3 livelli d’ assitenza (Eco, Trail e Boost) su assitenza, coppia e reattività alla spinta sul pedale. Non ho avuto il tempo di personalizzare i 2 profili e mi sono affidato ai settaggi di serie . Posso dirVi però che con il profilo 2, quello parsimonioso, ho percorso quasi 40 Km con 1050 Mt.+, quasi sempre in Trail e Boost sulle ripide salite della montagnetta, consumando solo il 62% della batteria da 630 Wh alla sua prima ricarica e con temperature vicine allo zero !!! Se avessi ridotto l’ assistenza e la coppia a 60Nm tanto per non fare paragoni con chi sostiene che con una batteria da 360Wh può percorrere sino a 4000 Mt+ cosa avrei potuto fare con la batteria da 630 Wh ? Lascio a Voi immaginare : 4000, 5000, 6000, 7000 Mt+ … ma forse e anche no visto che mi sarebbe girata sicuramente la testa a furia di fare il criceto in montagnetta 🙂 🙂 🙂

Come detto la potenza del motore è veramente tantissima e si avvicina allo Specialized 2.1 e la sensazione è di avere una specie di “Shuttle mode” perenne oltre ad avere una sensazione di fluidità e costanza di spinta molto dolce e naturale veramente encomiabile . Insomma chapeau Shimano : very nice job !!! In profilo 1 poi la sensazione di spinta cresce ancora pur mantenendo una fluidità da riferimento . Con l’ assistenza impostata su Trail si può fare praticamente tutto senza mai toccare il comando remoto : una specie di E-MTB se vogliamo paragonarlo a Bosch . Il rumore che è presente, come ormai in tutte le unità motore moderne,  è però molto basso e non aumenta di molto con l’ aumentare delle rotazioni risultando così al mio orecchio (sono un pochino sordo) molto basso e poco fastidioso .

A prima vista l’ unica implementazione che vorrei è la possibilità di passare tra i 2 profili d’ utilizzo on fly e cioè durante la pedalata perchè il doversi fermare per entrare nel menù opzioni del display equivale praticamente a tirare fuori di tasca uno smartphone come succede ad esempio con Specialized e vanifica in parte l’ ottimo lavoro fatto dai tecnici Shimano .

Quello che invece ci è piaciuto di meno sono le ruote mix (27,5″ & 29″) che riteniamo comunque inutili per l’ uso di noi persone normali e le due unità ammortizzanti che però avrebbero bisogno di un setting e di un rodaggio delle stesse ben diversi da quello fatto in fretta e furia in questi due giorni di test . A questo aggiungete che le unità ad aria sono fortemente influenzate dalle basse temperature di questo weekend e quindi ne riparleremo più avanti nel tempo .

Per finire direi bellissima (anche se ciò è del tutto soggettivo) , con un motore che probabilmente è il riferimento attuale e con finiture da perderci la testa !!!

In poche parole : Santa è sempre Santa !!!

 

Le light E-Mtb rivoluzione o innovazione ?

26 Ott 2020

Le light E-Mtb rivoluzione o innovazione ?

di Nicola Pellegrino

Il mercato E-Bike nei tempi recenti sta vivendo un periodo di fermento con sviluppi che si susseguono a ritmo serrato ed in pratica il biker moderno si trova a dover valutare nuovi prodotti ogni anno e l’obsolescenza che porta ad avere il timore che la bici che si ha sia “superata” è sempre in agguato, fondamentale perciò è saper valutare l’acquisto, analizzare il mercato sapersi far consigliare da gente esperta e soprattutto scegliere la bici adatta alle proprie esigenze, queste sono le basi per non sbagliare e soprattutto per trarre il massimo da ciò che poi andremo ad acquistare, quindi mai andare d’istinto ma ponderare il più possibile la scelta .

Sul mercato E-Bike attuale ci sono varie sottocategorie, quella delle Light E-Mtb verrà trattata in questo articolo, le bici in esame saranno (in ordine strettamente alfabetico) :

Lapierre Zesty AM, Orbea Rise , Rotwild RE375 e Specialized Levo SL

LAPIERRE ZESTY :

La prima bici è la Lapierre, una bici intesa prevalentemente come “shuttle bike” quindi di indole differente dalle altre ma la scelta è del tutto comprensibile poiché è stata la prima di un genere che da essa poi si è sviluppato ed ha virato più verso il trail biking puro come vedremo con le altre bici prese in esame .

La bici si presenta con un’escursione 160/150, le quote geometriche in taglia M (peso rilevato 18,2 Kg in taglia L) 430mm di piantone, 606mm di orizzontale, 445mm di reach, 607mm di stack, angolo sterzo 65,5°, angolo sella 75°, con carro da 435mm. Quindi una bici con quote adatte ad un utilizzo enduro considerando le sospensioni (FOX36 da 160mm e FOX DPS da 150mm). Il reach è nella norma per bici del genere mentre l’ angolo sterzo e sella sono ancora “contenuti” considerando poi le tendenze in divenire sul “long and slack” quindi sterzo aperto e piantone verticale .

Il motore è un FAZUA EVATION 1.0, il peso del corpo motore è 2.0kg la batteria da 252wh pesa 1.5kg e fornisce un supporto di 60Nm . Il voltaggio è 36v, il corpo batteria-motore è un tutt’ uno che può, all’occorrenza, venire separato e qualora si volesse il rider può scegliere di utilizzare la bici senza batteria (quindi senza assistenza)  ed avere in pratica una normale bici da enduro. L’autonomia è il tallone d’Achille della Zesty, il peso non proprio contenuto e soprattutto il motore-batteria con coppia espressa medio/alta e capacità batteria di soli 250Wh consentono di percorrere poco dislivello, in test (fonte EMTB-NEWS.DE) la bici con supporto massimo ha percorso 26.14 Km in 1.26 h e un dislivello di soli 498 metri, la nota positiva è la portabilità di un’eventuale batteria di riserva che porterebbe l’ autonomia ad estendersi ulteriormente .

Complessivamente una bici adatta a brevi giri enduro che per rapporto autonomia-peso si pone al di sotto delle concorrenti in esame ma è anche la prima uscita cronologicamente parlando .

SPECIALIZED LEVO SL:

La casa Californiana ha introdotto la versione SL della sua E-Mtb nel 2020 ma lo sviluppo del concetto è nato nel  2016 e sviluppato poi in seguito a numerosi test di durata e chilometri percorsi per ottenere il giusto compromesso tra peso ed autonomia . La piattaforma bici è quella consolidata della Levo, quindi ruote da 29 ed escursione da 150mm su entrambe le ruote, le geometrie sono per la taglia M: (peso rilevato 16.7 Kg in taglia L) 410mm di piantone, 597mm di orizzontale, 66° angolo sterzo, 75° angolo piantone, 435mm di reach, 606mm di stack, il carro da 437mm. I valori rispetto alla Lapierre sono più contenuti mettendo appunto in evidenza l’indole trail della bici che la rende adatta a chi, venendo dalla mtb non assistita, vuole avvicinarsi al mondo E-Bike optando per una bici che mantiene caratteristiche di bilanciamento pesi e guida simili ad una bici tradizionale . Il peso di Kg 16.7 consente di avere una dinamica di comportamento “accogliente”, che faccia sentire a proprio agio il biker in situazioni che su una E-Mtb più pesante possono risultare difficili da gestire se non si è abituati .  Spazi di frenata, comportamento dinamico e “giocoso” e agilità complessiva sono molto diversi da una Levo tradizionale – non per altro la differenza di peso è notevole  – ed infatti le due E-Mtb sono destinate a due utilizzi differenti .

Motore Mahle: Specialized distingue Turbo Levo e Levo SL in “quattro volte te” e “due volte te” per evidenziare l’indole delle due bici differente e su misura per l’esigenza dell’ Utente finale .

Il motore sviluppato con Mahle ha un peso estremamente contenuto 1.9kg il più leggero tra le bici prese in esame . La coppia espressa è di 35Nm con 240W e l’efficienza è di 48 volt il che lo rende estremamente contenuto nei consumi riuscendo ad ottimizzare l’assorbimento dell’energia dalla batteria di 320wh . Un range extender del peso di 1kg alloggiabile nel supporto borraccia consente di portare l’autonomia complessiva a 480Wh, sufficienti per un utilizzo trail su percorsi articolati su alto chilometraggio/dislivello . La batteria non è removibile, al fine di contenere i pesi il più possibile, e questo a mio avviso ne limita la praticità qualora la si volesse caricare in casa. L’autonomia espressa della Levo SL (fonte E-MTB-NEWS.DE) con range extender, quindi con batteria complessiva da 480wh è stata di 57km 1136mt di dislivello in 2h 30 in un circuito percorso al massimo dell’assistenza, quindi una resa più che sufficiente qualora, usandola con assistenze minori, si voglia percorrere un itinerario che prevede maggiore kilometraggio/dislivello .

Complessivamente la Levo SL è una trail bike pura che incarna i valori della Stumpjumper originale della casa Californiana, solo portati ad un upgrade “non invasivo” per chi dovesse ritenere l’assistenza di un motore esuberante come può essere quello della Turbo Levo, una bici che si pone appunto tra Stumpjumper e Turbo Levo e prende da entrambe caratteristiche mirate per soddisfare il trail biker puro che vuole provare qualcosa di nuovo .

ROTWILD RE375 e ORBEA RISE

Le ultime due bici preferisco prenderle in esame insieme, perché hanno elementi in comune utilizzati in maniera differente con risultati differenti.

La Rotwild RE375 è una bici estremamente raffinata e come soluzioni tecniche e chi conosce il marchio Tedesco sa bene quanto siano alti i loro standard qualitativi, hanno introdotto la serie light con bici appunto dal peso contenuto e rivolte ad un utilizzo prevalentemente trail, quindi mirato alla percorrenza di itinerari con alto kilometraggio/dislivello.

Per la Rotwild le geometrie sono le più “moderne” se vogliamo considerare le ultime tendenze in materia, anche se il piantone da 440mm in taglia M è l’elemento più conservativo, considerando poi il reach da 460mm, l’angolo piantone da 77° e soprattutto l’angolo sterzo da 63,5° .

La Rise di Orbea invece ha 419mm di piantone con 77° di angolo, 66° di angolo sterzo  e 450mm di reach quindi generalmente meno spinta della Rotwild ma con piantone più corto (nota a mio avviso positiva per avere una distribuzione del peso più basso e di conseguenza un migliore bilanciamento in curva) .

Orbea vs Rotwild caratteristiche tecniche generali :

Entrambe le bici in taglia L pesano 18 kg, entrambe le bici hanno una batteria dalla capacità simile 375Wh per la Rotwild, 360Wh per la Orbea .Sul motore le differenze si fanno particolarmente interessanti ed è per questo motivo che ho preso in esame le due bici insieme e non ciascuna separatamente, il motore è il nuovo EP8 Shimano in versione “standard” su Rotwild e in versione “RS” su Orbea. Strutturalmente i motori sono identici come pesi ingombri, la differenza sostanziale è nella coppia espressa, 85Nm nella versione base 60Nm nella versione RS . Le configurazioni tramite APP sono personalizzate in base alle esigenze di Orbea ed i firmware sono specifici per quel motore, inoltre non è possibile convertire a 85 Nm il motore RS . Scelta condivisibile da parte di Orbea ? Non saprei, il discorso sul quale vertono le E-Mtb light è il range mantenendo bassi i pesi del mezzo e diminuendo gli attriti il più possibile, con l’ Orbea in parte ci riescono ma a mio avviso togliendo coppia al motore ne hanno limitato l’ elasticità di utilizzo e quindi la versatilità, su un motore che già nella versione base (che potrebbe comunque essere “castrato” a 60 Nm tramite APP Shimano originale) ha dimostrato di spingere a sufficienza rispetto alla concorrenza (Bosch CX Gen4, Brose  e Yamaha) ma anche in prove comparative di consumare di più .

Maggiore coppia quindi non significa obbligatoriamente maggiori consumi, la dimostrazione è la prova comparativa (fonte EMTB-MAGAZINE.DE) tra Rotwild e Orbea là dove la prima percorre 37km con 721 Mt+, sempre alla massima assistenza, mentre la Orbea ne percorre 34.28 con 610 Mt+ ! Quindi minore chilometraggio e minore dislivello con pesi simili e batterie con capacità simile . Questi  dati comparativi dovrebbe far riflettere sul perché Orbea semplicemente non ha impostato una modalità a 85nm con settaggi custom ma usando sempre un motore con configurazione originale . I risultati non giocano a favore di questa scelta, se poi vogliamo dirla tutta, lo Shimano non è il motore più adatto allo scopo poiché alla fine il confronto con la Levo SL è purtroppo imbarazzante (57 km 1136 dislivello) anche se effettuato con 2 batterieper un totale di 480Wh (batteria interna più range extender) . Certamente la coppia sul motore della SL è minore ma il consumo dato dall’ assorbimento energetico quindi l’efficienza del motore sulla SL è sicuramente migliore 48v vs 36v. Un motore sviluppato ad hoc per un utilizzo purtroppo non può mai venire superato in efficienza da un altro destinato ad altro ed adattato . In questo caso Specialized propone la bici più adatta per l’utilizzo trail puro e dimostra di avere il know-how necessario per essere la Factory di riferimento in tal senso con la sua LEVO SL .

IN CONCLUSIONE …

Le light E-Mtb sono innovazione o rivoluzione ? Rivoluzione sicuramente no, innovazione ed evoluzione si . Il mondo E-Bike è in continuo sviluppo e le tipologie di Utenti sono sempre più variegate, chi ha bisogno del “feeling” di una mtb tradizionale vede nelle light E-Mtb la giusta strada, una bici leggera esteticamente familiare nelle proporzioni a una mtb e non invasiva nell’azione del motore . Io non credo il mercato si svilupperà solo in tal senso, anche le power E-Mtb si evolveranno diminuendo pesi ed ingombri e ci si troverà ad un punto di incontro tra le due tipologie di bici che porterà a stabilire il compromesso ideale tra peso e capacità della batteria, ma ora è ancora troppo presto anche se quello a mio avviso è l’ obbiettivo .

Tra le bici prese in esame a mio avviso la Specialized LEVO SL è stata la più convincente, la casa Californiana ha dimostrato di saper far valere le sue idee e renderle uno standard sul mercato contribuendo in tanti casi all’ evoluzione di tutto il mondo bici e non solo nel settore E-Bike, dove in pratica con la LEVO ha stabilito un’eccellenza alla quale tutti prendono riferimento . La capacità progettuale in base alla quale un telaio, un motore e una batteria vengono ottimizzati per ottenere il miglior compromesso tra peso ingombro ed efficienza è un risultato al quale solo Specialized è riuscita ad oggi ad arrivare e, bisogna dargliene atto, è solo un’ Azienda con quel “potere”  (fatturato, investimenti e ricerca) che ha la possibilità di concretizzare certi progetti e renderli reali .

First ride nuova Focus Sam2 2021

10 Set 2020

Circa 10 giorni fa ricevo una mail dagli amici di Focus Italia in cui vengo invitato a una e-ride a Mezzana (TN) nella magnifica Val di Sole denominata eMtb Luxury Experience. Ovviamente , dato il poco tempo a mia disposizione in questo periodo di super lavoro, contatto subito l’ amico Lele per sapere di cosa si tratta . Mi viene confermato che potrò provare la nuova Sam2 e quindi decido subito di partecipare all’ evento ! A questo proposito vorrei ringraziare tutto lo staff Focus Italia per la realizzazione di questo magnifico evento e in particolar modo Enrico che ha sopportato tutte le mie richieste con infinita pazienza, Riccardo per la perfetta messa a punto della mia Sam2, John la nostra guida per averci preparato un magnifico percorso e infine il buon Lele e tutto lo staff Focus che mi hanno badato ed accudito per ben 2 giorni 🙂

Quindi Mercoledì mattina carico la mia borsa con tutta l’ attrezzatura necessaria nel baule della 595 e parto alla volta di Mezzana . Il viaggio è sempre adrenalinico con la 595 che ritengo sia uno dei giocattoli più divertenti della mia lunga storia di guida di autovetture di tutti i tipi : in meno di 3 ore sono a Mezzana . Arrivo e la vedo subito : la Sam2 nella sua discreta ma bellissima livrea beige è già li ad aspettare i partecipanti all’ evento . I dati geometrici mi lasciano un pò perplesso e alzando la “bimba” mi viene un coccolone : ma quanto pesa questa E-Mtb ? Penso e ritengo che siamo sopra i 25 Kg. – non ho con me una bilancia – e quindi rimango un pò perplesso ma ho imparato a mie spese nel tempo a non giudicare mai sulla carta o semplicemente guardando una bicicletta a trarre conclusioni affrettate perchè ho spesso commesso errori, così facendo, dovendo poi ricredermi e chiedere scusa all’ atto della prova dinamica . La serata poi trascorre in piacevole compagnia tra racconti e condivisioni delle proprie esperienze con gli altri partecipanti all’ experience .

Giovedì mattina ritrovo alle ore 10:00 presso il centro Promescaiol di Mezzana in attesa del trasferimento in elicottero al campo base situato a circa 1600 mt. di quota dove troveremo le “bimbe” ad attenderci . Veniamo presto organizzati in gruppi da 5 persone e con una divertente rotazione di circa 5 minuti raggiungiamo il campo base . Ultime settaggi e preparativi della Sam2 e in breve sono in sella .

Partiamo in salita su strade bianche e saliamo per circa 700 mt. Il motore Bosch CX Gen4 della Sam2 da me ben conosciuto spinge fluido e con buona potenza e conoscendolo sin troppo bene decido di usare assistenze alte (E-Mtb in particolare) che mi permettono di tenere il passo allegro del gruppo con facilità insieme all’ amico Francesco e all’ amico Davide che dice di essere alla sua prima esperienza in Mtb in un bosco . In meno di un’ ora di pedalata siamo all’ inizio dei trails veri e propri. Ancora un tratto in leggera salita con alcuni passaggi tecnici semplici su roccie da scavalcare che mi permettono sin da subito di valutare la bontà del sistema F.O.L.D. ® di Focus coadiuvato dall’ ammortizzatore Fox Van a molla della mia Sam2 6.9 : lavora veramente alla grande ! Il primo singletrack in discesa poi su un fondo bellissimo da sottobosco mi fa subito ricredere sul peso percepito ieri della Sam2 : in movimento sembra quasi magicamente sparire e la Fox 38 Factory all’ anteriore con l’ ammortizzatore a molla posteriore creano un vero overcraft che passa su ogni cosa !!!

La prova prosegue poi su sentieri con forti pendenze, tornatini in contropendenza, prati dove scegliere la linea a piacimento, scale e quant’ altro che mi regalano circa due ore di grandissimo divertimento . La Sam2 è impeccabile e nonostante le ruotone da 29″ gira anche sullo stretto con grande facilità grazie ad un insieme ben bilanciato e a dispetto del suo peso comunque rilevante : magia della scelta dei componenti sospensivi e dell’ equilibrio generale della bicicletta . Insomma grandissima sicurezza e divertimento assicurato per chiunque a patto di tenere le ruote attaccate al terreno poichè nella ricerca di eventuali manovre aeree il peso è avvertibile come del resto per tutte le realizzazioni sul mercato per E-Mtb di qesta fascia che, allo stato attuale ritengo siano la Specialized Kenevo, la Mondraker Level e questa nuova Sam2 . Abbiamo quindi trovato una seria alternativa alle concorrenti sul mercato ? Io personalmente ritengo proprio di si anche se ovviamente mi riservo di provare ancora la mia Sam2 sui miei sentieri dove è per me molto più facile avere impressioni reali vista la grande quantità di riferimenti che ho sui “miei trails” 🙂

Per finire le versioni della Sam2 sono solamente due con colorazione unica : la versone denominata 6.9 che è montata con sospensioni Fox 38 Factory anteriore e ammortizzatore Van a molla, gruppo Shimano XT con freni a 4 pistoncini, ruote con mozzi Novatec e cerchi RaceFace AR30, reggisella Fox Transfer Kashima e attacco manubrio C.I.S. con passaggio integrato dei cavi . La versione 6.8 invece utilizza sospensioni Rock Shox Zeb all’ anteriore e ammortizzatore Super Deluxe Select ad aria, gruppo Sram GX con freni Sram Code, ruote con mozzi Novatec e cerchi Focus, reggisella Kindshock Rage-i e anch’ essa attacco manubrio C.I.S. integrato . Ultima particolarità, ma non per questo meno importante, il flip chip posizionato nel carro che permette di variare le geometrie e di usare quindi formati di ruote 29″ (nativo), 27,5″ oppure mix (29″ ant. e 27,5″ post.) . Per tutti i dettagli tecnici completi e i prezzi, che io ritengo molto competitivi, Vi rimando ovviamente alla pagina ufficiale di Focus Italia .

A questo punto, entusiasta della prima uscita con questa bellissima e divertentissima Sam2 – non vedo l’ ora di averne un esemplare tutto mio ma spero di non dover attendere molto vero Lele 🙂 – non mi resta che ricaricare la borsa sulla 595 e rientrare in tempo record a Milano per scrivere quanto sopra . Grandissima esperienza e grandissimo divertimento : grazie Focus Italia !!!

 

 

 

Equilibrio & Forma – Prova della Santa Cruz Heckler CC XO1

05 Giu 2020

Equilibrio & Forma
Prova della Santa Cruz Heckler CC XO1 di Ezio Freakrider Baggioli

Nonostante si cerchi attraverso la progettazione e le conseguenti simulazioni tridimensionali di raggiungere lo scopo previsto, quasi fosse un miracolo della creazione, il risultato va ben oltre le aspettative, il che mi fa credere nella casualità. Ho avuto negli anni fulgidi esempi in disparati campi, dallo sci alle motociclette passando per la meccanica pura e la Santa Cruz Heckler CC rientra in questa casistica. Indubbiamente i machinatores che le hanno dato vita di passione ne misero a secchiate in fase di studio: il risultato è una E-bike di raro equilibrio, in termini di design e sopra ogni mia aspettativa nel compendio che più mi interessa, la guida.

Oggi Gianni mi ha concesso una giornata di prova ed ho provato la Heckler CC in un ambiente a me familiare dove mi salutano anche i sassi messi a termine dei boschi. Scrivo poco sopra di design: qui siamo di fronte ad un prodotto di alta gamma, dove il Family Feeling è il filo conduttore nella scelta stilistica. La cura costruttiva è evidente nelle finiture e nella scelta dei componenti, dominati da un manubrio quasi flat da 800 mm in carbonio che risulterà essere la barra perfetta nei cambi di direzione; plauso alla sella WTB con logo Santa Cruz che oltre che ben disegnata si è rivelata alquanto comoda. Personalmente apprezzo la sobrietà nelle linee e nella colorazione a bassa visibilità, un bel nero che nero non è la rende assai piacevole ricordandoci che è la sorella sotto estrogeni della Bronson. Dopo aver espletato le operazioni di rito, taratura delle sospensioni, altezza sella, montaggio pedali ed essendo un bastian contrario girato i freni, ho acceso l’unità Shimano E 8000. Apprezzabilissimo il display multifunzione che rimane una chicca in termini di informazioni e per nulla invasivo, ben protetto da eventuali urti a lato destro dell’attacco manubrio. Le impostazioni di assistenza sono medium per ECO e TRAIL mentre per il BOOST è settato in high, si riveleranno perfette per il mio stile di guida tanto che non ho quasi mai usato la funzione BOOST, per quanto non mi sia risparmiato salite molto impegnative sia per il fondo sia per il dislivello non ne ho sentito la necessità grazie alla fluidità dell’erogazione del motore. Fatti i primi metri devo essere chiaro in questo, mi sembrava di essere stato in sella da sempre sulla Heckler: gli appoggi perfetti, il giusto carico sul manubrio mi ha dato quella confidenza che si sarebbe espressa immediata appena messe le ruote sul sentiero. Sono stato un fiero sostenitore delle ruote da 29 pollici da quando ebbi la prima Ellsworth Evolve, ma sono molto felice di pedalare bici con ruote da 27,5, nonostante il mercato spinga sulle 29, perché offrono con le moderne geometrie una maneggevolezza invidiabile, complici di una coppia di pneumatici Maxxis DHR II assai sinceri nelle reazioni sulla nostra Heckler. Altro dettaglio non da sottovalutare il peso: 21kg, cosa che la rende di una reattività da invidia, siamo sotto di 4 kg rispetto alle altre concorrenti che a fine giornata si sentono tutti. Prima sorpresa: l’efficienza della sospensione posteriore che in salita copia anche quegli ostacoli che ti intimidiscono, premesso che pur avendo gli inserti nei pneumatici volevo evitare qualsiasi problema di sorta con forature, sono stato su pressioni sostenute quindi i pneumatici non si spalmavano per niente, eppure la perfetta simbiosi delle sospensioni ha fatto il suo dovere. Per essere chiari, la prova di oggi è stata su terreni difficili dato la pioggia della notte e se amate il viscido, ne avevo da regalare a piene mani. Equilibrio in tutto, le sospensioni e le geometrie unite al miglior VPP che ricordi ti costringono al sorriso in ogni situazione: nelle curve e controcurve, salita e discesa tecnica, cambi di direzione improvvisi si rivela una macchina perfetta. La Fox 36 Performance di serie gode di una fluidità di scorrimento da riferimento con un idraulica molto sensibile e con regolazioni altrettanto precise. Dubbi ne avevo? Certo che sì. Maneggevolezza estrema, guidabilità inimmaginabile nello stretto prevedevo una certa instabilità nel veloce, avendo spulciato i dettagli tecnici delle geometrie. Come da chiosa iniziale qui il caso, le intuizioni degli ingegneri o entrambe le cose hanno fatto sì che mi sono trovato tra le gambe una macchina perfetta. Con i dovuti distinguo, di fatto il motore c’è, mi sembrava di avere una muscolare: anche i bistrattati freni SRAM CODE mi hanno regalato un’ottima sensazione di potenza e presenza nelle staccate più violente e i cerchi in carbonio quel gradino in più nel determinare la linea e la conduzione della stessa. Il cambio uno SRAM XO1 Eagle a 12 rapporti sempre preciso e spaziato giusto, non sono mai andato oltre il 42 anche nei tratti che avevo inserito nel giro prova dove il ribaltamento ti attende dietro ogni curva. Essendo un E-Bike devo evidenziare i consumi: non sono un fuscello, sono alto un metro e novanta e in assetto da Biker sono più vicino ai 100 che ai 90 kg. Quindi avendo percorso 30 Km con circa un ottocento metri di dislivello, tornare con più del quaranta per cento di batteria che ha 504 Wh di capacità ritengo che sia ottimo. Onestamente non sento la necessità di averne di più, in tal modo i pesi si abbassano ed il divertimento si impenna. La Heckler si è dimostrata una perfetta All mountain, confortevole, precisa e graziata da un equilibrio inusuale alle altre. Sono sempre stato scettico nei riguardi dei prodotti Santa Cruz, non ho mai apprezzato il sistema VPP e qui mi sono ricreduto, mi cospargerò il capo di cenere dopo aver goduto della sua efficienza. Il motore Shimano E 8000 a parte una certa rumorosità che accompagna il funzionamento si conferma affidabile e generoso. Più spingi cercando il limite e lo stato di gioia aumenta: diventare un tutt’uno con lei è immediato. La ritengo una delle doti per la quale un Biker dovrebbe sceglierla visto che quello che cerchiamo è il divertimento: pagare per soffrire mi sembra degno solo di Leopold Von Sacher-Masoch a cui dobbiamo la ricerca del piacere attraverso il dolore. Io sono epicureo… certo il prezzo è un dettaglio non indifferente, siamo in un ambito di alta gamma e la concorrenza offre prodotti equivalenti ad un costo spesso più elevato. Sinceramente non provo della sana invidia per chi può permettersi la Heckler CC: sono solo felice perché continuerà a sorridere come mi è successo oggi.

Prova nuova Fox Float 38

04 Giu 2020

Presentata durante il periodo di lookdown – cosa che ha suscitato negli addetti ai lavori non poche perplessità – la nuova serie di forcelle Fox 36 , 38 e 40 è stata completamente rinnovata sia nel disegno dei foderi che nella parte idraulica con l’ aggiunta della valvola VVC . Per la descrizione tecnica della forcella e delle novità Vi rimandiamo al sito ufficiale Fox al seguente indirizzo : https://www.ridefox.com/family.php?m=bike&family=38 . Oltre agli steli da 38 mm, al nuovo casting dei foderi e alla già citata valvola VVC possiamo riassumere le novità salienti con il nuovo sgancio rapido flottante, le valvole per scaricare il surplus di pressione aria nei foderi, il nuovo sistema che porta l’ olio alle spugnette di lubrificazione sotto i paraolio e il nuovo parafango opzionale che si fissa direttamente all’ archetto

La nuovissima 38 è stata da molti considerata la vera novità della nuova serie anche se in effetti sia la 36 che la 40 risultano completamente ridisegnate e quindi completamente nuove . La fattura del prodotto è come sempre curatissima e la qualità meccanica superba, forse al limite del maniacale ! Imponente nella sua struttura dove spiccano gli steli da ben 38 mm. come suggerito dal nome del prodotto stesso.

Ma veniamo alla prova effettuata su diversi terreni (tra cui una scala infinita in pietra naturale lunga quasi 8 Km) in quest’ ultimo mese come segue. La 38 è molto rigida e quindi all’ apice della guidabilità per una mono piastra. La differenza con la 36 – anche se per onestà devo dire che non ho ancora provato la nuova 36 con i nuovi foderi ridisegnati – è subito percepibile mentre il peso, di circa 400 grammi superiore alla 36, sulla E-MTB dove l’ abbiamo montata non è così evidente nella conduzione della E-MTB stessa . Magnifica la scorrevolezza degli steli Kashima sin dal primo utilizzo e superlativa la prima parte di corsa che copia anche le foglie come si usa dire 🙂 La progressività poi è assicurata dalla cartuccia Grip2 con la nuova valvola VVC e non abbiamo mai dovuto affrontare fondi corsa durante il nostro utilizzo con taratura della molla ad aria leggermente inferiore (- 5 psi) al minimo consigliato per il nostro peso .

Veniamo ora alle domande che molti ci hanno rivolto durante le nostre uscite con il nuovo gioiello di Fox.

Vale la pena di scegliere la 38 al posto della 36 ? A mio personalissimo parere su una E-Bike, dove il fattore maggior peso è meno rilevante, sicuramente si vista la maggior rigidità e guidabilità della 38 . Probabilmente su una Enduro tradizionale invece il maggior peso dovrebbe far riflettere in confronto alla nuova 36 che immagino sia anch’ essa molto più performante dell’ attuale versione (spero di poterlo verificare al più presto) .

La 38 sostituisce una forcella a doppia piastra ? Sinceramente avendo usato già dallo scorso anno una doppia piastra su una Kenevo Expert non mi sento di dire che la 38 abbia la stessa rigidità e caratteristiche di guida di una doppia piastra e personalmente propendo per la doppia piastra visto anche il minor affaticamente che ho con la doppia …

Insomma per terminare un prodotto molto ben costruito, come d’ abitudine per Fox, che diventa in questo momento un riferimento di rigidità e conducibilità per la categoria mono piastra nel mercato attuale !!! Se poi ne fate un discorso puramente estetico la forcella è imponente e bellissima !!! A ognuno di noi la scelta della forcella che meglio si datta alle proprie esigenze e il fatto che il mercato ci permetta di scegliere è sicuramente un vantaggio non da poco per tutta l’ Utenza .

 

Pro-Meide – Libro IV – 07/03/2020 – Quando il lockdown ebbe inizio

03 Mag 2020

Libro IV – Cap. X

07/03/2020
Quando il lockdown ebbe inizio

“Freak domani mi raccomando puntuale qui al 108, ore 8.00 senza più o meno si parte destinazione Rocchetta Belbo: obbiettivo provare la prima E-bike di Santa Cruz.” Mi tocca un viaggio della speranza, pensai ricevendo la chiamata di Gianni la sera di Venerdì. Nominare la provincia di Cuneo è come evocare il viaggio che Marco Polo descrisse nel Milione, siamo nella stessa regione ma i 170 Km. che ci separano sembrano miglia non chilometri e ti prepari psicologicamente come se dovessi attraversare le steppe aride del Uzbekistan. “Gianni, scusa un posto più vicino per provarla lo possiamo trovare nel raggio di 170 Km… e due ore e trenta di viaggio. Mi sembra di dover partire lungo la via della seta destinazione Samarkanda, con la differenza che qui c’è la via del sale e passi per Alba. Già per dopo domani pensavo di proporti un Breccanekka da Lavagna per iniziare “Il Prof.” alla sua nuova cavalcatura considerato che è un mese che si lamenta per tosse e raffreddore… Lo sappiamo ha un fisichino delicato… Rinuncia all’uscita di domani per essere in fulgida forma… Gli dovrai pure fare da professore esimio sul teorema Adamo ed i suoi corollari, ne consegue che un giro del tagliere sarebbe perfetto per provare la Heckler.” Lo confesso mi sono impigrito da quando vivo in una zona che offre tantissimo per il nostro gioco, muovermi mi rende un attimo restio.

“L’ho promesso a Franco M. che come ben sai è il Duca di Rocchetta Belbo, mi ha chiesto se avessi voglia di girare con Lui sui nuovi tracciati che ha preparato, della partita ci sarà anche Franco “The Boss” che verrà da Bergamo quindi saremmo noi tre. Come avrei potuto dire di no ad un invito così esplicito ad un giro guidato da una manetta old school sui suoi terreni? Sabato ore 7.45 Via Gallarate 108 Milano” “Franco ma come va lì a Bergamo? Sembra che la dichiarino zona rossa come Codogno… Sei fuggito in tempo per stare con noi, ti puoi sempre dichiarare esule così te ne stai qui con noi.” Il sole scaldava già ed un vento che dalle alpi ci avvolgeva suadente mentre caricavamo le bimbe e le borse sul furgone. “Ma non carichi la bici? non sali con noi?” The Boss si allargò in un sorriso che sapeva di preoccupazione. “Vivo a pochi chilometri dal focolaio dell’infezione, meglio se stiamo a distanza, non si sa mai. Preferisco venire con la mia auto per il bene di tutti.”

Così partimmo in carovana destinazione alta langa, avremmo parcheggiato nella piazza della nostra Samarkanda dopo un paio di deviazioni che come sempre il navigatore ci aveva fatto fare giusto per farci ammirare le distese infinite di alberi di nocciolo e le scoscese colline rinomate da secoli per le viti, alla fine non erano poi male quelle 355 curve che ci separavano da Rocchetta, la provincia granda ti si rimbocca come se fosse un enorme trapunta quando inizi a metterci il naso. Ore 11.30 circa, P.zza della Libertà Rocchetta Belbo. I 167 abitanti stavano ancora sonnecchiosi dietro le persiane socchiuse a spiare i foresti che cambiavano di abbigliamento con le natiche all’aria, un diversivo nella tranquillità marmorea del paese adagiato su colline dai fianchi affilati.
Franco M. era già lì ad aspettarci con al suo fianco suo figlio Ivan quasi quattordicenne, la nuova generazione che avanza, in sella ad una Cannondale Habit arancione invidia ovviamente allestita da suo padre con piccole modifiche: concessione fatta alla passione, tirata a lucido come la voglia che i suoi occhi trasmettevano. “Vedi questo signore è della mia stessa classe, Gianni è vecchio e non lo consideriamo poi mi gira con quella bici “Gialla – non puoi non notarmi – da supergiovane”. Franco che ho appena conosciuto, non lo conoscevo ma mi sembra l’unico un poco più giovane di noi.”

Franco M. è stato uno dei primi in Italia a dedicarsi alla DH provenendo anche lui come la maggior parte dei pionieri dalla moto fuoristrada: mi ricordo di lui in occasione di un campionato italiano che si svolse a Valtorta in Val Brembana dove prese una facciata che lo rese fratello gemello di Rocky Balboa dopo l’incontro con Apollo Creed perché quando si picchia, bisogna picchiare forte.
Guardando le colline non si percepisce dove avesse tracciato le linee di discesa, Gianni aveva ribadito alle mie insistenti domande sui percorsi che erano molto divertenti e vari, perfetti per provare la Heckler. La piazza si era riempita di Bikers era arrivata l’ora per Gianni di mettersi al lavoro, la Giallona sembrava promettere bene già dai primi metri: questa era una di quelle occasioni che sarebbero state segnate sul calendario come quelle da ripetere dove ci saremmo goduti linee nuove fuori dai nostri soliti campi prova ed il privilegio di avere Franco nel ruolo di Virgilio per non farci perdere nella selva. L’andatura era decisamente rilassata e come giusto fosse, l’unico baldanzoso era Ivan che sempre sui pedali tentava un timido allungo lungo le rampe che ci avrebbero portato alla partenza della PS di San Bovo, prontamente redarguito bonariamente da suo padre Franco che, lo vedevo, trasudava soddisfazione dal fatto di averlo lì con noi.
Tre 27,5′ e due 29′ così eravamo in gruppo con The Boss che aveva pure Adamo dalla sua, salivamo chiacchierando senza forzare: il divertimento non sta certo nello sputare i polmoni su una salita che l’ultima asfaltatura l’aveva vista tredici anni addietro per la prima edizione della Granfondo Alta Langa.

Il giro costruito da Franco aveva la bellezza di un opera Rossiniana: lungo la salita avevamo accordato gli strumenti ed ora, finito l’asfalto, ci attendeva l’inizio dell’Overture del San Bovo degna rivale della Gazza Ladra dove quel rullo di tamburi che altro non sono il mulinare delle nostre gambe all’attacco della discesa e l nostro inseguirci alternandoci tra una frenata e un rilancio riproponevano il crescendo dei violini e dei fiati cambiando il ritmo sotto la spinta degli ottavini che il tono acuto mi ricordano la bella adolescenza di Ivan. Franco M. agitava elegante la sua Moterra su ogni ostacolo come fosse la bacchetta del direttore d’orchestra e noi lo seguivamo senza sbavature su uno spartito immaginario in un concerto senza aver fatto alcuna prova. Franco The Boss ai timpani dava dei sonori colpi di pedale per ricordarci i cambi e Gianni rullò la chiusura tra gli applausi di noi orchestrali rapiti da quel crescendo. La parte recitata venne espletata lungo la seconda salita dell’opera quella che ci avrebbe condotto a Sant’Elena che per fortuna non era remota come l’isola prigione di Napoleone Bonaparte: il III tempo della sinfonia No.3 “Eroica”. Scherzo.

Allegro vivace di Ludwig Van Beethoven sarebbe andata in onda sulla seconda discesa del giorno. Gianni nel ruolo di primo Violino aprì al gruppo d’archi guidati da Franco The Boss con la decisa direzione di Franco M. che dopo aver scherzato nel primo tratto involandosi lanciando la bacchetta aveva dato il là al pizzicato che Ivan stava facendo saltellando da un tornante all’altro. Io proseguivo con cupi rintocchi di tamburi per rimettere in armonia l’orchestra che si stava perdendo in virtuosismi inebriati dal teatro nel quale stavamo pedalando. Ci trovammo nell’allegro vivace delle ultime curve con Gianni che sembrava avesse un Guarneri del Gesù al posto della gialla Heckler o forse lo era sotto mentite spoglie. Ci sentivamo come se avessimo pedalato da sempre su quella linea tanto armonica che tutto fluiva come se ne fossimo accompagnati dalla composizione delle viole e dei violoncelli alla fine del III tempo. Ma non si poteva smettere questo concerto ci attendeva la salita al Bricco del Diavolo che avremmo pedalato come un quintetto d’archi suona il Corale di Bach con un andante lento catartico visto chi ci aspettava il cima per inseguirci sulla discesa, la salita aveva aspetti di puro virtuosismo nel superare un single track soprattutto appena prima di una vecchia Simca abbandonata tra gli alberi; ci aspettava dopo aver goduto di una vista prorompente sulle alpi la discesa su una linea che Franco aveva battezzato “The Devil” ed allora quale opera lo rappresenta meglio se non Il Trillo del Diavolo di Giuseppe Tartini?

Per poter godere della discesa offerta da “The Devil” bisogna dare fondo a tutto l’arte del condurre che Yehudi Menuhin metteva nel far scivolare le dita nell’eseguirlo al violino. Il Diavolo è tentatore e cerca di ingannarti spingendoti a credere che non saresti in grado di batterlo. Iniziammo con un allegro assai guidato da uno scatto in avanti di Franco che iniziava ad ammaliare il sentiero stuzzicandolo con un paio di giochetti che anticipavano il trillo che avrebbe steso Devil, con noi dietro a dar man forte quasi fossi al clavicembalo, ma gli archi spingevano forte e nessuno di noi si lasciava intimorire dal piede caprino che cercava di farti lo sgambetto. Dopo un tratto di andante ben suonato all’unisono ci trovammo ad affrontare un tempo Presto dove The Boss si esaltò e Gianni prese a volare sulle corde della sua Heckler. Concludemmo con un allegro con brio sotto la direzione soddisfatta di Franco gli applausi erano scroscianti ci saremmo festeggiati nell’unico ristoro di Rocchetta, l’osteria da Ernesto alias Grillo per il suo ricordare nelle fattezze un noto ex comico: lascio a voi trarre le conclusioni sul pranzo essendo in alta langa. Se chiedersi il perché fare 170 km ne avete ben due di ottime ragioni.

Gianni ebbe tutti i riscontri che chiedeva per poter dare un giudizio sulla Santa Cruz Heckler, io posso solo fare i complimenti al cuoco ed al direttore d’orchestra. Ci salutammo con la promessa di vederci presto magari da me per un giro “creativo” che sono un po’ come trasposizione per una banda di ottoni di Penny Lane dei Beatles, il giorno dopo ci attendeva un viaggio che non ci sarebbe mai stato. A mezzanotte la situazione dell’epidemia era diventata troppo grave e di conseguenza non ci saremmo più mossi fino a quando la situazione non sarebbe migliorata il lockdown avrebbe steso un pietoso velo sulle nostre attività ludiche e non solo quelle.

Sono passati 44 giorni da quando comunicai a Gianni di quest’idea: volevo scrivere 23 anni di Pro-M e altrettanti di nostra amicizia, raccontando quello che abbiamo avuto la fortuna di condividere a causa di un ammortizzatore scoppiato. Ho pensato a 40 capitoli divisi in 4 libri per esorcizzare la quarantena, per poter rivivere attraverso il racconto di quegli anni con momenti che ci hanno aiutato a sognare, ricordare e guardare avanti sapendo che sarebbe arrivato il giorno per tornare in sella.

Come tutti i racconti epici la Pro-Meide non ha una fine, continuerà nel tempo: qualcuno prenderà il nostro posto e noi ci troveremo un giorno, che ci auguriamo molto lontano, perché abbiamo ancora un sacco di lavoro arretrato da portare avanti (citazione di Gianni ovviamente), nel Valhalla e nella maestosa ed enorme sala con tutte le migliori biciclette appese al soffitto situata nel mondo dell’aldilà, frequentata da tutti coloro che continueranno a perdersi nei boschi ultraterreni.

To be continued…

P.S.
Grazie a tutti coloro che hanno fatto parte di questa epopea e che continueranno ad esserci.
Oggi si chiude la quarantena.

Pro-Meide – Libro IV – Trust me! It’s a message to you guys

02 Mag 2020

LibroIV – Cap. IX

Trust me! It’s a Message to you guys

Se Gianni avesse cercato un buon motivo per avere un contraddittorio sulla pagina Facebook non avrebbe potuto trovare di meglio di presentare un innovativo sistema di sospensione anteriore che come tutto ciò che guarda al futuro taglia i canapi che sorreggono gli esili ponti Tibetani del passato. Ci sono alcuni campi nell’ingegneria meccanica legata al ciclo nei quali l’innovazione tecnologica annaspa, sta lì come un naufrago a pelo d’acqua respirando a fatica e un onda sollevata da un vento contrario la farebbe finire sotto affogandola: il cambio per esempio pur quanto evolutosi fin ai dodici rapporti, il comando senza cavo non offre nulla di più di un evoluzione di un sistema che utilizziamo da quasi un secolo. Tanto per fare un esempio calzante, sarebbe come se invece di utilizzare una autovettura con un cambio elettronico a 7 marce e propulsione ibrida, sareste costretti ad un quattro marce con tanto di doppietta tra la prima e la seconda di una 2CV auto da me adorata per il periodo in cui la guidai, ma oggi la lascio volentieri alle rievocazioni storiche, autoradio Stereo 8 Voxon inclusa.

Identico discorso lo possiamo fare per la sospensione anteriore sulle MTB, che non si distacca dall’uso della forcella telescopica di derivazione motociclistica da quando RockShox presento la RS-1: il genere Homo Pedalantis Luridus, da non confondere con il più diffuso Homo Pedalantis Lycratus, che potete trovare in sciami fastidiosi come vespe lungo le sponde dei laghi, seni, golfi e passi alpini inguainati in un “Mise en Velò” che potrebbe provocare dei conati ad un discromatico durante i fine settimana e non solo, non vivesse di visioni di alcuni lisergici sperimentatori sarebbe ancora con le ruote da 26 pollici, i manubri larghi 580 mm ed i freni cantilever rischiando dei dritti accompagnato dalle fiamme generate dallo strenuo sfregamento dei pattini sui cerchi ogni infido tornante emettendo urla spaventose che altro non erano gentili invocazioni ad ogni sorta di santo protettore che non aveva svolto il suo lavoro. Per quelli come Gianni che hanno iniziato a procurarsi escoriazioni e fratture nel paleolitico della MTB dove ogni scoperta tecnologica era accompagnata da un sicuro indice di rischio dato che era essenzialmente un azzardo non solo meccanico, ogni innovazione era un momento di confronto, una sfida per portare più in alto l’asticella della conoscenza tecnologica con tutte le sue implicazioni prima tra tutte il migliorare l’aspetto ludico evitando così un passaggio in Pronto Soccorso.

In MTB ci cimentiamo perché ci fa stare bene ci fa sentire dei piccoli o grandi (al di là della statura, razza, sesso o religione) esploratori del limite. Quindi freni a disco, gomme, reggisella telescopici, salsicciotti a protezione dei cerchi, geometrie innovative, cambi wireless e sospensioni hanno evoluto il nostro mezzo dando ragione a Darwin alla faccia dei creazionisti, facendoci sentire i limiti sempre più lontani e facendo di noi dei moderni centauri esasperando i pregi ed i difetti del HPLPS ( Homo Pedalantis Luridus Pseudo Sapiens). Ammortizzatori con piattaforme stabili si sono accoppiati con cinematismi complessi sospensivi dei carri: si sono generate tipologie più o meno efficaci e più o meno gradite dai Bikers che come sempre si dividono in fazioni dove si arroccano su posizioni difensive a tutela delle convinzioni ma avendo in questi anni avuto un fiorire di soluzioni, la contrapposizione pura e dura all’uno od all’altro sistema è andata scemando visto che come sempre gli eventuali difetti sono polverizzati dagli ammortizzatori sempre più efficaci.

Ma all’anteriore, come accennato, detta legge la forcella telescopica: ottimi prodotti spesso ma non volentieri, che hanno ad oggi sposato i carri posteriori alla ricerca della miglior sintonia, tutto questo fino ad Ottobre 2018, mese nel quale venne presentata al cosmo della MTB da Trust Performance il loro primo sistema sospensivo anteriore a leveraggi: era nato The Message.
Tutto é cambiato da quando uno dei grandi pensatori dell’Olimpo dei progettisti l’ingegnere meccanico Dave Weagle padre del DW-Link, di Delta e di Split Pivot tanto per citarne alcuni, era tormentato da tempo da una domanda più che lecita: “perché le sospensioni che ho avuto o progettato su moto o bici sono sempre risultate migliori rispetto alle forcelle? Che cosa accadrebbe se progettassi un dispositivo che aumentasse la stabilità dell’avantreno durante la guida piuttosto che diminuirlo? La guida sarà migliore oppure peggiore? Magari non cambierà nulla.” Dopo aver costruito diversi prototipi la prova scientifica aveva dato la risposta: ha generato una sistema di sospensione anteriore multi-link assai lontana dai quattro tubi che compongono le forcelle telescopiche con tutto il rispetto per il lavoro che svolgono per tutti i centauri che in noi vivono.

Così nel 2015 grazie a Hap Seliga former CEO di Competive Cycleclist, mail order di alta gamma del mercato Statunitense, Jason Schiers fondatore di Envee Composites uomo che di materiali sembra abbia giusto un infarinatura visto i prodotti che ha concepito negli anni e il buon Dave in funzione di Direttore tecnico a Salt Lake City l’apertura di Trust Performance vide la luce. I visionari hanno da sempre fatto le innovazioni, in tutti i settori: se smanettiamo sullo schermo di un dispositivo tutti i minuti lo dobbiamo in gran parte a persone come Steve Jobs. Ma nel microcosmo della MTB prevale spesso un movimento conservatore, che non riesce ad accettare le innovazioni in modo analitico ma spesso solo dal punto estetico, rifiutando di aprirsi ad il nuovo: nella storia di Pro-M ci sono esempi eclatanti di cui ho scritto nei capitoli precedenti. Quindi il postulato di questa riflessione é: il bello non é bello ma bello é ciò che funziona e per la legge transitiva piace perché per fortuna non si tratta di onanismo fine a se stesso. Gianni era conscio che dopo vent’anni di battaglie legate al suo vivere visionario, questo era un ulteriore motivo per una disfida, normalmente è una gara tra studiosi ed accademici di merito acquisito che da lì a breve si sarebbe giocata su centinaia di tastiere infuocate dai giudizi dati in merito alla The Message. La possibilità di provarla sarebbe arrivata molto presto.

“Gianni ciao, senti mi sono arrivati da Trust Performance alcune cosette molto belle. So che ad uno come te non potrei mai negare la prima prova, vieni giù qui da me a Genova che andiamo a provarle.” Enrico G. che rappresenta in Italia Trust non aveva certo perso tempo appena arrivati i primi esemplari, sapeva che la telefonata avrebbe fatto mettere alla guida del furgone Gianni ancor prima di terminarla. Uno dei Milano-Genova più veloci che il furgone avesse memoria: questo é il primo degli effetti collaterali che la Trust Message fece su Gianni, avrebbe avuto la possibilità di provarla montata su una Focus Jam2 9.9 con un sistema sospensivo posteriore tra i migliori sul mercato, sui sentieri che scendono tra la macchia mediterranea del Monte Gazzo fino al mare. Il sistema The Message è strutturato in un bel monolite di carbonio di primo acchito incredibilmente rigido, di contro abbiamo un peso leggermente superiore (circa 90 gr.) nei confronti delle tradizionali telescopiche, ma non é invalidante. Una attenzione maggiore per la regolazione delle camere pneumatiche che sono il cuore del sistema: avendo una corsa di 35 mm che un rateo di 3,74 consente i 130,09 mm di escursione e che abbinato al carro della Focus Jam2 con 140 mm di pura efficienza, permetteva a Gianni di trovarsi alla guida di una trail bike a tutti gli effetti molto eclettica e dolcemente reattiva e precisa.

Si trovò immediatamente a suo agio, geometrie perfette e quindi si lanciò giù dai sentieri notoriamente infidi e rocciosi dell’entroterra Ligure, fidandosi ciecamente del mezzo e del sistema. Poche volte aveva trovato una sintonia così forte con una bicicletta e la sicurezza che il sistema The Message gli stava trasmettendo all’avantreno. Gianni era e rimane affascinato da questo sistema, al di là del discutibile giudizio estetico, nel lato pratico un carro sull’avantreno, un Giano Bifronte che lavora all’unisono con il retrotreno. Il sistema The Message lo portò ad un livello di confidenza con il terreno che nessuna telescopica può offrire. Il sentiero lo divora, come fosse una mantide religiosa, che prima lo corteggia e poi lo uccide. Il superamento degli ostacoli in salita é sconosciuto ai sistemi tradizionali, in discesa la velocità con la quale si esce in curva é siderale: riesce ad arrotondare l’ingresso permettendo di sfruttare la forza centripeta meglio di M.M. sulla sua Honda, inanellando linee di pura estetica: questa é la bellezza della velocità…

La sicurezza che il sistema trasmetteva a Gianni é dovuta al fatto che non cambia mai l’angolo di sterzo poiché non affonda e di conseguenza il ripido é molto ma molto meno ripido, sembra un ossimoro ma é la pura ed evidente verità: gli aveva stampato un sorriso che conserva anche ora quando la nomina. La velocità meccanica con la quale risponde é accompagnata da una precisione che ti fa pensare a quanto “passatiste” sono le forcelle telescopiche. Le prestazioni del sistema The Message consentono all’avantreno di cogliere e mettere a disposizione i benefici di cui le geometrie delle sospensioni posteriori hanno fatto godere ai Bikers. In frenata non si scompone, non ha flessioni e ti permette di spingere il limite più avanti, considerando che era alla sua prima uscita su percorsi a lui sconosciuti, ha sminuzzato ed annichilito ogni asperità. I pensieri che coinvolgevano Gianni durante quella giornata sono il distico elegiaco delle sospensioni anteriori.

A fine giornata di prove il fuoco sacro si era acceso ed ora sapeva benissimo che far comprendere a quelli che si sarebbero scagliati a colpi di tastiera senza la minima conoscenza del sistema in commenti di spessore sotto il micron, sarebbe stato un compito al limite del sovrumano, ma il diffondere una nuova tecnologia che avrebbe potuto cambiare il divertimento nella guida a dispetto di tutti quelli che davano un giudizio senza averla provata ed analizzata in tutta la sua interezza al di la dell’aspetto estetico che comunque si riassume in una questione di sguardi e nel riconoscere che la diversità porta ad un arricchimento della conoscenza per cui l’abitudine alla vista delle telescopiche le avevano rese belle agli occhi degli utilizzatori sarebbe scemata nel momento in cui si fossero stati in grado di vedere oltre un design ormai obsoleto.

Ma lo scoglio vero é il prezzo di acquisto che é più o meno il doppio di una telescopica di media gamma, essere un progetto innovativo è uno scotto che dobbiamo pagare, questo divide in realtà i detrattori dagli estimatori: é questione di “argent de poche” come tutto nel nostro mondo. I visionari innovatori ci consentono di continuare a giocare, sperando che l’industrializzazione renda il sogno alla portata di tutti. Ma il fato spesso mette un ostacolo alla realizzazione di un’impresa; ad Aprile di quest’anno la pandemia di Covid ha fatto sì che Trust Performance si ibernasse volontariamente in attesa di un pianeta migliore, e di un altro momento, su cui ricominciare: attendiamo da buoni adepti con Gianni il suo ritorno in Pro-M.
In Message we Trust !

Pro-Meide – Libro IV – Non esistono galassie inesplorabili

01 Mag 2020

Libro IV – Cap. VIII

Non esistono galassie inesplorabili

Lo sviluppo delle E-bikes si stava muovendo ad una velocità che la USS Enterprise NCC-1701 sotto il comando del Capitano James T. Kirk non avrebbe mai raggiunto nell’esplorazione di lontane galassie, lo stesso Mr. Spock nel ruolo di ufficiale scientifico non si sarebbe capacitato di tale frenesia nel sondare i pianeti inesplorati della galassia TCU. La svolta data da Specialized con la possibilità di personalizzare l’assistenza al gusto del Biker ha fatto sì che ci si inoltrasse in un mondo pieno di asteroidi potenzialmente pericolosi ma anche di pianeti assai accoglienti. I motori elettrici hanno quasi due secoli di storia, considerato che il motore che sfruttava il campo magnetico fu un intuizione del nostro esimio scienziato Galileo Ferraris nel 1885, seguito dal genio più incompreso dell’elettrotecnica Nikola Tesla che tre anni dopo nel 1888 brevettò il sistema trifase per un uso pratico in ambito industriale.

Avremmo dovuto attendere gli anni ottanta per l’arrivo dei motori Brushless ovvero senza spazzole che rivoluzionarono l’uso dei motori elettrici, grazie all’avanzamento della tecnologia nell’applicazione di semiconduttori e superconduttori per creare materiali magnetici migliori per durata e resa ed all’implementazione dell’elettronica deputata alla gestione dell’unità. L’elettronica è la lampada magica che una volta sfregata, porta ad esaudire tutti i desideri del mecatronico preso nella progettazione del motore per le E-bikes: senza una gestione accurata il motore ti offre potenza e coppia immediatamente, sarebbe inutilizzabile per il nostro mondo fuoristradistico che necessità come per le moto da enduro la possibilità di scaricare la potenza in modo progressivo e con una coppia sostenuta. Per cui in fase di progettazione sulla base di protocolli comuni per quanto riguarda i limiti imposti dal codice stradale europeo si opta per dare una gestione chiusa dell’assistenza. Personalizzare è un aspetto che sta a cuore a tutti che sia dal punto di vista estetico, funzionale e il poter avere il motore che ti dà quello che vuoi in base alle tue esigenze, visto che non tutti hanno 400 W nei quadricipiti a 25 km orari come Nino Schurter, il che ti rende l’uscita ancor più gaudente.

Gianni, da buon seguace di Epicuro per stile di vita ciclistico ed di Mr. Spock per il suo incessante procedere nell’esplorazione della tecnologia elettronica, iniziò dal primo assaggio della Turbo Levo FSR a sondare come la Voyager 2 il sistema che permetteva la personalizzazione tramite Mission Control. La possibilità di entrare tramite un’applicazione nel firmware che con la gestione del motore, che stava nella batteria, tramite Bluetooth, dava un vantaggio innegabile rispetto alla concorrenza del periodo che come ho già scritto ma lo ribadisco, volutamente evitava di lasciare al biker la scelta dei parametri di settaggio offrendo quattro o più livelli per rendere fruibile a tutti dai più dotati ai meno fortunati possessori di watt naturali l’uso della E-Bike. Infrangere le regole sembra proprio che sia un dono di cui gli umani (Italici in articolare) non possano fare a meno: parallelamente allo sviluppo della gestione motore delle E-Bikes arrivarono sul mercato i primi chips per alienare il limite orario imposto a 25 km orari, cosicché le unità potessero spingersi ben oltre fin tanto che la gamba lo concedesse, perché se di base il wattaggio del Biker è basso alte velocità non potrà raggiungerle. Non c’è timore alcuno nell’ammettere che nel nome della conoscenza che un Jedi come Gianni debba avere come bagaglio, abbia provato anche questi sblocchi della velocità che a conti fatti non portavano a nessun vantaggio, visto che l’attività era sui sentieri e come sia ben chiaro ogni modifica apportata alla E-Bike che ha una fiche di omologazione, inficia la garanzia del prodotto stesso.

Quindi se decidiamo di giocare tirando fuori gli assi dalla tunica come Ian Solo durante una partita di “Poker Galactic” in una bettola di Mos Eisley dobbiamo sapere che il rischio di problemi di navigazione potremmo averli pur essendo dei buoni piloti interstellari. Avendo solo una galassia con una rotta tracciata da esplorare, l’uso di interfacciarsi con gestori del Bluetooth per sondare il firmware divenne abbastanza comune per i piloti esperti e come sempre accade ovvero la giunzione di fattori puramente casuali unita ad un probabile errore di funzionamento di sistema fece notare che scendendo sotto il limite minimo imposto da Mission Control del 20% della corrente motore, la curva di reattività sull’asse cartesiano si impennava come il salto nell’iperspazio. Così una serie di sistemi si aprirono alla scoperta, un po’ come quando le stelle ed i pianeti nani ti compaiono sul pannello di controllo dell’Enterprise: dedicare una missione era d’obbligo.

Intanto un altro colosso si era affacciato sulla Via Lattea, gli alieni con gli occhi a mandorla di Shimano avevano presentato un serio concorrente al progetto Specialized, l’unità Steps E-8000 che si differenziava per avere il firmware nel motore e non nella batteria e tre livelli con un settaggio variabile di assistenza. I popoli delle Galassie E-Bike sono ognuno diverso dall’altro e spesso non riusciamo a comprendere per quale motivo il linguaggio sia così rigidamente costruito: l’unità E-8000 è ritenuta robusta, affidabile con prestazioni generose ma con una gestione dell’assistenza che dotata di spirito bizzarro mi sembra suonare come una sviolinata. Mentre attraverso l’applicazione nativa E-Tube, Trail e Boost potevano essere impostati su tre livelli di potenza erogata, il livello Eco era bloccato (oggi questa lacuna è stata colmata anche da E-Tube). Visto che nessuna Galassia è inesplorabile un gruppo di piloti commerciali dell’Impero di Klingon decisero di farlo: poter aprire nuove rotte non era poi male avrebbero potuto migliorare la già ottima base e soprattutto renderla così personale che un sistema solare non sarebbe bastato per contenerle tutte. Si erano create delle dimensioni parallele che offrivano ai nostri E-Bikers intergalattici strumenti molto interessanti per potersi esprimere al meglio nell’immensità di questo universo, ormai si andava alla ricerca di una immediatezza di reazione che sfiorasse la velocità della luce.

Ma dopo essersi ritirati su Vulcano pianeta nativo di Mr. Spock a praticare con lui la disciplina del Kolinahr, l’equipaggio di USS Specialized durante la navigazione concepì un nuovo firmware legato all’unità 2.1 Mag che aveva sostituito la ormai obsoleta 1.3 declassata a nave da trasporto. La nuova unità aveva dalla sua una gestione simile alla corrente 0, avevano conglobato i benefici rendendo ostico e a lungo tempo impossibile entrare nel sistema solare OVER25KM. Sempre per ottemperare le ordinanze del consiglio intergalattico che da sempre cercava di mettere ordine nei comportamenti non legali degli E-Bikers, regalando al tempo stesso un acceleratore di particelle che permetteva un avvicinamento più rapido all’iperspazio. Che lo avessero fatto consapevolmente o meno all’inizio lo Shuttle Mode era un settaggio che sembrava fosse come la misteriosa entità V’ger, a lungo molti E-bikers non ne appresero la conoscenza, a Gianni sembrava di parlare un altra lingua quando lo spiegava senza iniziazione alcuna a tutti, manco fosse su Mars Sol IV pianeta gemello della terra sovrastato dal fracasso del vasto impianto di costruzione navale di Utopia Planitia tanto da ricevere da degli stolti utenti anche ingenerosi insulti !!! Ma tanto era : non tutti possono comprendere … anzi !!!

Così ripresero i viaggi e le esplorazioni sui pianeti, tutto si avvicinava sempre di più all’antimateria pronti ad una nuova annichilazione, qualcuno dei Pirati di Orione che stava navigando ai margini tra un sistema solare ed un altro decise che forse era arrivato il momento di dare un controllo non solo attraverso i software che fino a quel momento avevano avuto per convenienza di rilascio un prezzo inferiore di una pinta di Birra Romulana notoriamente illegale ma nella costruzione di un hardware dedicato che sostituisse la TCU concepita dall’equipaggio della USS Specialized, che fosse un vero acceleratore di particelle che trasformasse l’unità in un Siluro Fotonico. Gianni in uno dei suoi viaggi da internauta incontrò il capo dei pirati di Orione che gli propose di provare il prodotto visto il suo continuo peregrinare alla ricerca di conoscenza tecnologica. La navicella Adamo dopo poche ere interspaziali atterrò nell’hangar dell’astronave Pro-M108, dove fu esaminato, studiato e stressato in tutte le sue funzionalità. Il Capitano Gianni lo elevò a ragione il sistema più avanzato per gestire l’unità 2.1MAG ad oggi: ma essendo un prodotto che va a contrastare la regola dell’integrità del mezzo la garanzia da parte del costruttore non viene riconosciuta in caso di applicazione. Se però hai lo spirito da E-Biker intergalattico sai che qualche rischio lo dovrai pur prendere se vorrai inebriarti sulle montagne del pianeta Miri, un mondo straordinario replica quasi esatta della terra dedicata solo alla E-Bike.

Pro-Meide – Libro IV – La stagione delle E-gare viene ma poi se ne va

30 Apr 2020

Mi Libro IV – Cap. VII

La stagione delle E-gare viene ma poi se ne va

22 Giugno 2014
“Bona, va bene la prima ma dove pensi di andare con quel cancello da 20 kg adesso? Questa PS è tutta guidata e di sicuro non puoi fare il tempo con quella…” Mattia Arduino avrebbe dovuto sapere che quando il Bona strizza gli occhi e le palpebre si tramutano in due feritoie, assorbe una carica agonistica che la ferocia in battaglia del Saladino a confronto rimane quella di due bimbi che giocano a duellare con le spade di cartone nel campo giochi dell’asilo. “Biffi andiamo su alla partenza di PS2 che qui c’è da mettere in chiaro un paio di cose”. Lo sguardo di Gianluca non si era disteso per nulla, la maschera non gli sarebbe nemmeno stata utile con le pupille che a malapena facevano capolino dalle palpebre se ne andò in monoruota sulla Haibike Xduro Nduro da 180. Gianni sapeva bene, mentre cercava di raggiungerlo sulla salita che portava alla partenza della seconda speciale, che quel mezzo sorriso non avrebbe lasciato adito a rinunce sul cronometro 20 kg più, 3 kg meno.

Per la cronaca la PS2 del circuito “360 Enduro” corso a Villar S. Costanzo fu vinta da Mattia Arduino con un vantaggio di 0,05” di secondo su Gianluca giusto perché era più “guidata” rispetto alla prima. Il Bona aveva ufficialmente appeso il casco sul camino di casa molto tempo prima, l’allenamento era un sostantivo che non faceva parte del suo dizionario in quel momento: il lavoro e la famiglia assorbivano tutte le sue energie per cui faceva delle sporadiche apparizioni per annusare la brezza delle competizioni che lo aveva sospinto fin dalla più tenera età, prima con il BMX agguantando il titolo mondiale e successivamente nella DH dove si distinse negli anni di platino della nostra pattuglia impegnata in coppa del mondo e campionati mondiali, confermandosi campione Italiano DH per ben cinque volte. Se dovessi paragonare i Bikers del suo livello a dei nobili veltri, lo associo ad un Saluki il levriero persiano: a tratti riservato ma che si scioglie con le persone alle quali vuole bene, un fisico apparentemente minuto, ma che nasconde una resistenza ed una forza senza uguali noto per la sua rapidità nei cambi di direzione ed alla tenacia nell’inseguire la preda anticipando le sue mosse, nella tradizione persiana è “el Hov” il Nobile, non può essere acquistato perché è il campione di tutti i levrieri.

Quindi anche se non si stava allenando per non perdere l’attitudine a lui naturale di competere, aveva deciso con Gianni di partecipare a qualche evento, l’assistenza del motore un certo aiuto la dà quindi si dilettò al ruolo di guastafeste per quell’anno e quello successivo facendo vedere, non certo le sue capacità perché definirle risapute è riduttivo, le potenzialità di una E-Bike in ambito Enduro. Comunque anche Gianni rapito da quell’amore improvviso per la E-Bike il 25 marzo 2014 si era inoltrato nel diffondere questo nuovo approccio con le ruote grasse facendo senza stimoli di classifica alcune manifestazioni aperte alle E-bikes in quanto non esistevano in Italia al momento gare dedicate specificatamente alle assistite, provando lui stesso che se ancora dovevamo digerire le sterili discussioni degli ortodossi del pedale immolati sull’altare della purezza restii ad ammettere quanto fossero divertenti, si apriva ad un possibile circuito di gare solo elettriche. In due anni le vendite schizzarono alle stelle erodendo fette sostanziose alle MTB tradizionali, nell’Aprile 2016 Specialized avrebbe commercializzato la Turbo Levo rivelatasi il best seller del mercato di quell’anno: Pro-M ne consegnò ai sui Clienti un numero a 3 cifre .

I tempi erano ormai maturi e durante uno dei tanti incontri che Gianni ebbe quell’anno con la dirigenza della filiale Italiana Specialized gli fu chiesto se avesse la voglia di formare una squadra per il nascente circuito elettrico di cui loro sarebbero stati sostenitori autorevoli. Tra gli innumerevoli ruoli coperti da Gianni ve ne è uno che lo diverte ed impegna assai: quello del direttore sportivo. Si trova a suo agio nel programmare ed organizzare il Team che fosse per competizioni come nel passato fu, oppure per gite di piacere che ancora ci velano gli occhi come il R.A.P. Quindi l’idea buttata lì volutamente da Ermanno fece l’effetto dei soliti tre kg di gelato al suo palato. Quello che ho sempre invidiato a Gianni è il suo entusiasmo razionale, forse causato dalla sua visione dove non esistono fasi grigie che lo porta a dedicarsi con abnegazione e fervore ad ogni progetto con tutte le conseguenze del caso. L’atleta di punta, che ve lo scrivo a fare, lo aveva: credete che il Bona avrebbe contato fino a dieci per accettare? Al tre aveva già pronto il borsone e la cassetta attrezzi per cui il Capitano della squadra si era già messo la fascia: avrebbe corso nella cat. EEM3 Open Uomini over 45. Altro componente Luca Fusani, che da tempo correva tesserato in DH con il Pro-M Team vincitore Del titolo nella categoria Elite Sport a Sestola in occasione del 25° campionato Italiano, si sarebbe fatto onore nella Cat. EMM1 Open uomini 19-35. Per il ruolo dell’esordiente assoluto nella Cat. EEMY Junior uomini un giovincello diciassettenne ben motivato dai trascorsi in BMX pronto a tuffarsi in una nuova specialità, Emanuele Biscaldi. Chi non poteva non essere presente nella cat. EEW Open donne se non la pluricampionessa del mondo e di Italia DH e soprattutto ora meravigliosa creatrice armoniosa di gelati Giovanna Bonazzi?

Insomma la squadra c’era, i presupposti per fare bene anche: ora per Gianni era giunto il momento di preparare i mezzi dando un preciso stile Pro-M al tutto. Le biciclette ovviamente furono la Specialized Turbo Levo FSR nell’allestimento Expert (salvo quella del Bona che per questioni inerenti al suo lavoro in un’Azienda che in quel momento aveva iniziato a produrre suoi modelli assistiti) e vennero dotate di una livrea che riprendeva il motivo delle maglie del Team e non solo quello: la continua ricerca aveva portato Gianni a togliere le ruote da 27,5 con i pneumatici da 3.00′ per salire di diametro con delle 29′ dotate di pneumatici da 2.50′ prototipali forniti da Vittoria. Nulla fu lasciato al caso e puntigliosamente il (E) Racing Team si mosse in Liguria a Sestri Levante per la prima gara dell’anno prevista dal nascente circuito che aveva in calendario cinque appuntamenti. La Domenica 2 Aprile 2017: l’atmosfera era decisamente “elettrica” tanto che aveva dato la scossa a 216 E-Bikers; numero di partecipanti mai eguagliato negli anni successivi in nessun altra tappa del circuito.

Considerata la poca o se devo essere onesto nulla esperienza del giovincello, qualche rottura dovuta alla vena chiusa di Luca appena aperto il cancelletto fu una stagione che esondò di soddisfazione e risultati. Il Team si incamerò il primo posto nella categoria squadre, il primo posto di Emanuele nella EEMY, un ulteriore trofeo per la Giò nella EEW che avrebbe associato alla corona di miglior gelataio d’Europa ed il Bona per non smentire quel languorino che nascondeva la sua fame di vittoria vincitore della EEM3… 20 kg più 2 kg meno. Una stagione che aveva dato molte soddisfazioni al nostro direttore elettrico, mettendolo in caccia per l’anno successivo per replicare i risultati della prima. I limiti della Turbo Levo FSR li conosciamo bene, non è una macchina da Enduro. Le migliorie portate del Team avevamo spostato l’ambito di utilizzo più avanti sicuramente ma non era e mai lo sarà una schiacciasassi con un DNA gravity. In Specialized forti dell’esperienza di vendite e dalle richieste dell’utenza crearono una creatura che con il telaio ad X dava il “Family Feeling” dell’Enduro muscolare. Come da ormai assodata abitudine venne presentata tra Giugno e Luglio la Kenevo, mezzo che condivideva con Levo il motore e il software ma che si permetteva uno slancio di gambe di ben 180 mm; la E-Bike giusta per la guerra perfetta.

IlTeam si ripresentava alla stagione con una defezione: Luca aveva lasciato e al suo posto sarebbe entrato Alberto V. aka “Skywalker” con tutti gli altri tre confermati. La nuova livrea che ricordava le grafiche dei nativi Canadesi aveva dato una leggerezza ai muscoli delle Kenevo, sicuramente a loro agio sui percorsi che avrebbero affrontato quell’anno.
Ma qualcosa era cambiato dall’anno scorso: già dalla prima gara corsa sotto un diluvio condita da smottamenti, frane, cambio di percorso e danni catastrofici ai mezzi, si presentarono delle anomalie nei tempi tra gli atleti di punta.  Soprattutto nel tratti in salita dove distacchi di 25 secondi a ogni PS non si erano visti ancora e davanti c’erano sicuramente personaggi che quanto a menare sui pedali potevano dare delle lezioni ai fabbri agli ordini di Vulcano. Le regole sembrava venissero aggirate da uno o più atleti, fatto che dava un serio prurito a Gianni che avvezzo al rispetto delle stesse sentiva molto il problema e la partecipazione del Team sembrava ormai inutile. Ma le cose non cambiarono, anzi si amplificavano e durante la tappa sui colli di Bergamo all’ennesima scintilla Gianni, stomacato da quello che stava accadendo, decise con rammarico, ma fermamente convinto, il ritiro della squadra dal circuito.

Il Bona, decise di continuare nel presenziare le gare con l’obbiettivo di riconfermare il risultato dell’anno precedente: aveva deciso che questa volta con le gare avrebbe detto basta era giunto il tempo di dedicarsi ai suoi gemelli: stavano crescendo e li avrebbe seguiti nel loro percorso sportivo negli anni a seguire. Fu un campionato avvincente per Gianluca che all’ultima gara dove si sarebbe giocato il titolo in pochi punti, volle Gianni lì con lui. “Biffi porto a casa il risultato e poi ci dedichiamo a qualcos’altro. Ho delle idee per il futuro non ti preoccupare che ti terrò impegnato.”

Gianni vide solo due fessure di pura garra sul viso di Gianluca alla partenza della prima speciale.
Quella Domenica vinse il suo ennesimo titolo.

Pro-Meide – Libro IV – E(Bike)volution

29 Apr 2020

Libro IV – Cap. VI

E(bike)volution

Mardì Gras oltre essere il giorno dove non per caso si consumano le chiacchiere è l’occasione dell’ultimo minuto per fare scherzi, il detto “a carnevale ogni scherzo vale” non l’avranno coniato solo per far sì che fuori delle scuole gli studenti consumino confezioni di schiuma da barba sulle ragazze all’uscita, inermi vittime sacrificali della giornata. Quel Martedì 9 Febbraio 2016 , Gianni vedendo nelle telecamere di controllo un furgone nero con la grande S non si immaginava che cosa i due baldi giannizzeri di Ermanno avessero in serbo per lui: non si attendeva nulla in particolare, la novità dell’anno di Specialized la Stumpjumper 29″ presentata il 15 maggio 2015 a Laces in val Martello sotto il cappello del gruppo dell’Ortles era già in casa in tutte le sue declinazioni, la E-Bike della seconda generazione, laTurbo Levo, era in consegna solamente a metà Marzo quindi che altro attendersi?

Si alzò dalla sua postazione dove stava selezionando un paio di video da pubblicare nel corso della giornata sulla pagina Facebook, scese la scala rossa fiammante dove sotto stavano dormienti un paio di Fat-Bike e si ritrovò in cortile trovandosi di fronte Silvio, il “Magister” di SBCU e Ledo, il responsabile del settore “Engines” della filiale Italiana di Specialized. Una coppia del genere poteva solo coniugarsi a qualcosa di nuovo oppure una richiesta di qualche loro oscura necessità e Gianni propendeva per la seconda. Entrambi avevano un sorriso che stava a metà tra lo scherzo di carnevale e la consapevolezza di coloro che sanno che faccia avrebbe fatto Gianni quando avrebbe compreso il motivo della loro venuta. “Gianni ciao, questo non è uno scherzo di carnevale anche se il giorno lo permette visto che è martedì grasso, siamo qui per un altro motivo.” Gianni negli occhi di Ledo riusciva leggere una sorta di malcelata eccitazione mentre lo salutava. “Quindi siete qui gita, non avevate di meglio da fare questa mattina oltre che mangiare le chiacchiere cotte al forno non fritte perché lavorando per un marchio di biciclette, il fisico vuole la sua parte.” Era di buon umore Gianni quel mattino e si sentiva dal tono sereno ed ironico delle sue risposte. Silvio nel frattempo era tornato al furgone, rientrando in cortile tenendo per il manubrio una bicicletta connotata dai pneumatici da 3.00″ ed allietata da una colorazione verde che faceva tanto l’inno alla Primavera.

“Gianni, sapendo che la tua passione è l’E-Bike e che di solito passi il tempo, non tutto immagino, a fare prove di prodotto, ti abbiamo portato la Turbo Levo da provare: tu sei il primo a farlo di chi non fa parte di Specialized ovviamente. Ho aggiornato il firmware all’ultima versione quindi potrai fare tutte le tue prove e dare le tue personalissime valutazioni. Ci sentiamo se tu avessi necessità, scarica l’ app “Mission Control” sul telefono mi raccomando!” Nemmeno un chilo di gelato avrebbe fatto Gianni più felice!!! “Vi ringrazio, ma posso pubblicare foto, impressioni o debbo aspettare?”
La domanda era come sempre d’obbligo, in fin dei conti era il primo esemplare e non si avevano ancora riscontri in rete. “Ermanno ha detto di riferirti che poi fare quello che vuoi, pubblicare foto, impressioni di guida… L’unica cosa che gli piacerebbe avere è un report sulla Levo. Vedi tu come farlo, noi aspettiamo le tue conclusioni sul prodotto.” Silenziosi come erano arrivati da buoni giannizzeri se ne andarono.

Gianni chiamò Oscar che fece capolino dalla porta sul cortile dell’officina attento alle indicazioni che Gianni gli avrebbe impartito, nemmeno lui si sarebbe atteso di vedere quel giorno la Turbo Levo: vista l’aveva vista sì ma in foto, dal vivo era sicuramente un’altra cosa. “Accidenti non sembra nemmeno un E-Bike! Rispetto a quelle che abbiamo in negozio questa è assolutamente di un altro pianeta. Con i pneumatici da 3.00′, il tubo obliquo che contiene la batteria sembra quello di una muscolare… Sembra una Stumpjumper sotto estrogeni.” Oscar era a conoscenza del prodotto, ma come con la Stumpjumper 29″ anche con la Turbo Levo era rimasto spiazzato, le aspettative si erano rivelate inferiori al risultato.  “Per favore, controlla tutto domani all’ora di pranzo esco qui in Montagnetta per una prima sgambata, tanto per capire come va. Poi dopodomani la caricherò sul furgone ed andrò a Pollino per una prova più approfondita.”Gianni ritornò in ufficio moto soddisfatto dall’ingaggio di una nuova sfida, se assomigliava anche solo per metà alla Stumpjumper sarebbe stato sufficiente per decretarne il successo.

“Pà sono convinto che questa farà il botto di vendite, vedi come stanno crescendo le richieste delle Haibike assistite questa oltre tutto è pure bella da vedere, spero che l’ordine che abbiamo fatto sia sufficiente.” Alberto salutò cosi suo padre che all’ora di pranzo si apprestava a scalare la cima della vetta di San Siro. Batteria carica, settaggi Mission Control attivi, pressione pneumatici fatta, assetto sospensioni perfetto, la prima presa di contatto aveva inizio. Gianni attraversò la via Gallarate e da subito si accorse di un funzionamento a singhiozzo del motore, assisteva strappando senza alcuna fluidità sembrava affetto da disturbi della personalità, non sapeva con quale parte stare. Conoscendo bene ormai i motori elettrici che assistono la pedalata gli venne spontaneo pensare che avesse un malfunzionamento della gestione software. non aveva voglia di perder tempo, fece una bella inversione ad U sulla rampa che porta alla sommità della Montagnetta e ritornò in Pro-M non direi inviperito ma meglio fosse accaduto in quel luogo che altrove, in fin dei conti erano 5 minuti dal 108.

“Ledo, guarda che sono uscito all’ora di pranzo e non va bene… Va a strappi non è fluida per niente… Così non la posso nemmeno usare.” Gianni appena rientrato chiamò per mettere al corrente (!) il responsabile della sezione Engines del problema riscontrato.
“Gianni vieni qui subito, credo anzi sono sicuro di sapere qual’ è il problema…  Mi sa che si tratta del firmware che ho aggiornato prima di consegnartela. Temo che non lo abbia preso.
TI prego vieni subito che risolvo il danno, qui ci si aspetta il tuo report con ansia e trepidazione.” Quello che non si immaginavano era la mole di informazioni che dal giorno dopo avrebbe ingolfato la casella di posta elettronica. L’intervento andò ovviamente a buon fine, collegato il cavo alla batteria dove si trovava la TCU il firmware venne aggiornato correttamente con tutti i salamelecchi del caso offerti da Ledo, Gianni tornò soddisfatto alla sua postazione in ufficio, all’indomani avrebbe avuto un bel lavoro da svolgere.

Qui nel cap. VI del Libro IV vi devo fare una rivelazione di importanza capitale; Gianni Biffi non si chiama così in realtà. Lo so, lo conoscete tutti con questo nome ma io nella mia centosessanttottesima vita lo incontrai a Kœnigsberg capitale della Prussia nella sua vera identità: Johann Albert Von Stangen un “Bescheiningungsbefugten” dei Cavalieri Teutonici.
Passava il tempo certificando l’efficacia degli armamenti che avrebbero dovuto essere di dotazione ai cavalieri stessi e svolgeva tal compito con una dedizione che lo certifica la parola stessa “Teutonica”, guadagnandosi cosi il rispetto di moltissimi fornitori ma anche un certo odio di quelli che producevano i prodotti da lui non ritenuti idonei dopo essere stati sottoposti a prove stressanti. In questa vita quest’aspetto di meticolosa applicazione si era ripresentata nel momento in cui aprì Pro-M quindi vi è chiaro questo suo aspetto e la sua dedizione alle prove.

Il giorno dopo caricò la Turbo Levo sul Furgone e salì fino ad Arizzano, piccolo borgo affacciato sopra Verbania per iniziare le prove. Come vi è noto questo circuito è quello preferito da Gianni/Johann per mettere sotto torchio sempre nel rispetto dei diritti esistenziali del prodotto, le novità. La salita offre un tratturo con pendenze variabili con fondo stradale poco omogeneo facendoti raggiungere le antenne dei ripetitori di Pollino pedalando per un centinaio di metri all’inizio su asfalto.
Le prove vengono effettuate seguendo precisi schemi e nel caso delle E-Bikes aveva aggiunto durata della batteria in base alle impostazioni di Mission Control e dislivello che potenzialmente avrebbe potuto raggiungere: va da sé che tutti i rilevamenti erano e sono ancor oggi scanditi dallo stesso regime di pedalata, identica pressione gomme e in base alla clemenza del meteo con le stesse condizioni di terreno, considerando eventuali variazioni di temperatura per la durata della batteria… “Wir sind nicht zufællig Preussen/sem minga Tudèsch per nagòtt”.

Per cui la perfetta conoscenza del percorso permise di stilare un primo report: la Turbo Levo ora con il firmware in ordine stava dando tutte le risposte che Gianni/Johann voleva sentire. L’assistenza del motore, fluida e slegata dopo i 25km orari canonici di cessato aiuto erano di un livello che i motori che in quel momento facevano la parte del leone sul mercato non potevano nemmeno immaginare se non in una vita successiva, forse. Anche i ruotoni da 3.00″ avevano un senso in quel momento su un prodotto che aveva un escursione di 135mm al posteriore, la visione dei progettisti era quella di una trail-bike quindi un mezzo che si potesse adattare facendo di tutto un po’ discretamente su percorsi che sono l’ottanta per cento di quello che un Biker compie. Non si dovette ricredere, anzi il ripetere per tre volte l’anello giocando con le impostazioni offerte da Mission Control era stupefacente, più la pedalava e più si convinceva dandogli una chiara idea di quello che aveva provato quel giorno: la Turbo Levo aveva l’imprinting della sorella tradizionale con in più un motore che ti deliziava in ogni quale. Inoltre il lavoro svolto dagli ingegneri di Specialized creando un software molto innovativo per la gestione del motore aveva dato inizio alla fase 2.0.

Si rendeva conto che tutti i Produttori non avrebbero avuto vita facile sul mercato, rincorrere la chimera verde che era comparsa sui monti sarebbe stata una battuta di caccia per nulla scontata.
Ledo da quel giorno gli toccò fare gli straordinari per catalogare quei report dettagliatissimi che quasi quotidianamente si trovava nella casella di posta, Gianni/Johann aveva cercato ogni più piccolo difetto, aveva fatto prove di consumo annotando tutte le variabili che aveva applicato, senza risparmiare se necessario critiche al fine di migliorare la Verdona al fine si doveva certificare la bontà o meno del marchingegno. Come suo solito aveva iniziato un percorso che lo avrebbe condotto a battagliare non fisicamente in questa vita in difesa del suo operato: se sei stato al servizio dei Cavalieri Teutonici ti rimane ben saldo l’animo anche quando usi la tastiera.

Pro-Meide – Libro IV – Papà Tu hai un piede nella fossa

28 Apr 2020

Libro IV
Cap. V

Papà Tu hai un piede nella fossa

Il 108 ormai aveva una sua precisa connotazione, tutto si sviluppava come Gianni aveva voluto ed in cuor suo previsto: gli anni per Lui passavano e non sicuramente pensava di ritirarsi, i Marchi in scuderia erano come sempre quelli che facevano innamorare i Bikers pur avendo dovuto abbandonare l’importazione di alcuni di essi, sostituiti con altrettanti che DSB distribuiva. Ma avendo cessato le altre attività imprenditoriali aveva riversato tutte le sue energie nel Pro-M Store: da più di un anno Alberto dopo essersi laureato nel 2012 in economia era entrato in azienda iniziando dal basso, un classico di tutte le imprese familiari di cui io abbia memoria e sono molte, anzi la totalità. Il suo ingresso in azienda ricalcava il sentiero professionale che Gianni aveva calcato sotto la supervisione di suo Padre Antonio nel 1972 facendo l’apprendista magazziniere per più di un anno e come era nelle corde di suo padre senza sconti di sorta anche se era il figlio del capo: quindi dal curare il magazzino, tenere in ordine l’abbigliamento, guardare cosa accadesse ogni giorno in officina ed in amministrazione dove tutto era sotto il controllo di sua madre Angelica, Alberto iniziò a seguire i Clienti in negozio. Avendo un carattere decisamente agli antipodi di Gianni, risultò empatico nell’approccio con il Cliente aspetto che in una attività commerciale sicuramente non guasta, facendo sì che si ritagliasse il suo ruolo, consono alla sua personalità. Il salto generazionale, che già con i nostri genitori aveva la proporzione di un salto triplo ai campionati del mondo di atletica, con le generazioni a cavallo del cambio di secolo non fa certo invidia ai 35 record di Serhij Bubka nell’asta. Noi figli del boom economico del secondo dopoguerra cresciuti con tutto quello che i nostri genitori non avevano goduto ma senza il telefono portatile ed internet, cose alle quali ci siamo dovuti abituare, siamo spesso restii ai cambiamenti.

Il continuo cambiamento è un aspetto fondamentale e determinante del nuovo secolo e comunicare in tempi brevi ancor di più: Alberto che era cresciuto con tutto quel quadro tecnologico quindi sapeva che la globalizzazione era il destino del mondo e bisognava esserci soprattutto far sapere di esistere. “Papà senti, ho fatto un account Facebook per il negozio. il futuro passa da lì… L’ho fatto sapendo che ti piace lavorare sul sito e tutto quello che gli va di contorno, chi meglio di te lo può fare qui ?” Gianni stava alla scrivania dove campeggiavano due monitor e stava preso da una ricerca in rete. Alzò lo sguardo spalancando gli occhi “Alberto non ho nessuna, ribadisco nessuna intenzione di mettermi a seguire una pagina Facebook. Non ti sembra che ne abbia abbastanza da fare? Ci manca solo che io mi metta a pubblicare tutti i giorni qualcosa… Non ci penso proprio, non ci credo.” Gianni, chi lo conosce bene lo sa, ha due tipi di approccio: il primo se l’idea, la visione, la curiosità viene da lui sarebbe capace di prendersi il mondo sulle spalle facendo mettere in panchina Atlante pur di arrivare al suo obbiettivo. Il secondo se gli viene suggerito qualcosa che lo attrae come un picnic in un campo di ortiche immediatamente si rifiuta: dopo averci pensato ed incuriosito si applica trovando la via per stendere la coperta e tenere le ortiche intorno a protezione. Così l’idea di Alberto fece breccia nella mente di Gianni, coinvolgendolo nella gestione della pagina che ad oggi ha 345.000 seguaci perché dal picnic a mettersi il mondo sulle spalle il passo è brevissimo.

La gestione dei Clienti nel negozio dava molte soddisfazioni ad Alberto ma vedeva oltre al tempio dell’esoterismo che Gianni aveva creato: i suoi studi economici lo avevano formato con una visione diversa da quella di suo padre e trovava nei posizionamenti di alcuni Marchi ottimi per immagine ma molto meno commerciali di altri, un limite allo sviluppo dell’ azienda. Molto spesso le richieste dei Bikers stavano prendendo il largo verso nuove direzioni e navigare contro vento alla lunga non ti fa fare tante miglia soprattutto perché trovava sbagliato non poter soddisfare le richieste con un prodotto di qualità ma più commerciale rispetto a quelli che in quel momento stavano esposti al 108. “Papà Tu hai un piede nella fossa, io mi ritroverò a portare avanti tutto questo e con tutto il rispetto per quello che hai fatto, lo vedo sì come un negozio di giocattoli per bambini adulti ma credo che debba essere più azienda senza in ogni caso tradire il suo spirito, le caratteristiche che hanno reso riconoscibile Pro-M nel settore: cosa che con la comunicazione sui social vedrai, ci porterà lontano. Tutto questo per dirti che vorrei affiancare un Marchio “commerciale” dimmi tu quali pensi siano quelli su cui fare un ragionamento, il che non ci impedirà di dedicarci ai Marchi più elitari.”

I confronti tra padre e figlio sono sempre terreno di studi analitici e scritti di autori già in tempi antichi ed hanno provocato spesso rotture insanabili spesso dovute alla diversa lettura del momento ma questo sta nella natura degli umani nonostante millenni di evoluzione. Gianni aveva compreso immediatamente cosa Alberto volesse trasmettergli. Era il caso di non considerarlo il piccolo di famiglia oppure la sua richiesta era l’avere un blocco di partenza per una sfida sulle lunghe distanze? Non aveva tutti i torti dicendo che aveva un piede nella fossa…
“Alberto, benissimo abbiamo secondo me tre Marchi che possono rientrare in questa richiesta: Specialized, Trek e Cannondale. Ognuno di questi ha caratteristiche che per ampiezza di gamma potrebbero soddisfare la tua richiesta, Specialized ha un concetto coordinato che gli altri Marchi non hanno per esempio: coprono tutto dalle biciclette agli accessori, passando per protezioni, calzature ed abbigliamento dedicato. Al momento penso che sia l’opzione più percorribile. Hanno gli uffici di fronte all’uscita dei box di casa mia, sono a due chilometri da qui, conosco il 90% dei dipendenti: Andrea L. aka “Mapo” è stato oltre che Cliente un nostro collaboratore e ora fa il meccanico in Specialized, al marketing ci troveremo Marco C. aka “Il Barone” altra vecchia conoscenza di anni di MTB. L’amministratore Ermanno Leonardi lo conosco da parecchi anni, ho avuto modo di incontrarlo più volte anche a cena o ai saloni, ritengo che sia una via più che percorribile.”

Per quanto non lo desse a vedere la proposta di Alberto lo aveva inorgoglito non poco, pensava al rapporto che aveva avuto con suo padre e come non fosse facile fargli accettare le sue proposte quindi il cambio di marcia che Alberto gli aveva richiesto, ci stava esattamente come le idee che aveva messo negli anni settanta nell’azienda di famiglia. “Alberto, domani prima di venire qui al 108 andremo a suonare al citofono degli uffici Specialized di Via Valcava. Non perdiamo tempo questa cosa sà da fare…” Alberto non disse nulla, sorridendo salì al piano sopra l’officina a mettere in ordine l’abbigliamento invernale appena arrivato. Le mattine di Settembre hanno il sapore di quelle caramelle dal guscio duro che nascondono un ripieno di polverina frizzante ed anche quel giorno lo faceva sentire in gola. “Sono Gianni Biffi, c’è Ermanno?” dal momento in cui pigiò il pulsante alla risposta passò solo il tempo di guardare che ore fossero sull’orologio che portava al polso.

“Uehhh, Gianni ciao! Sono Marco, certo che c’è Ermanno te lo chiamo subito.” Stava per accennare qualcosa ad Alberto che una voce piena e gioiosa resa nasale dal microfono si sovrappose allo scarico di una moto che stava passando di lì in quel momento. “Biffi cosa fai qui? Sei in giro a rompere le scatole come tuo solito?” Gianni si vedeva la faccia di Ermanno mentre gli stava parlando e sorrideva divertito. “Ermanno, Ti sbagli non sono in giro a rompere le scatole, tanto meno a te. Mi sa che questa volta faremo qualcosa insieme.”
Tre secondi di silenzio intercorsero “Ah beh allora dai, vieni su”. Presentato Alberto, sedettero nell’ufficio dell’Amministratore e non ci volle molto tempo per spiegare quale fosse il progetto: Ermanno ascoltò silenzioso quello che Pro-M voleva instaurare con Specialized, Gianni andò direttamente al sodo come sua abitudine senza fare voli pindarici. “Gianni, fammi vedere alcune cose per qualche giorno. Settimana prossima ti chiamo e ti darò una risposta. Intanto grazie della visita che non è stata una rottura di scatole…” Ermanno li accompagnò all’uscita, mi sa che anche Lui sentiva lo stesso frizzante che stava nell’aria quel mattino.

Il giorno dopo Gianni stava come sua missione lavorando sulla pagina di Facebook quando il telefono iniziò vibrando a muoversi sulla scrivania e quasi simultaneamente la suoneria sulle note di “La Grange” invasero l’ufficio. “Gianni, ti dico di sì ma non per questa stagione perché ormai non posso fare niente, non abbiamo materiale per accontentare un tuo ordine, ma per la prossima stagione tu sarai il primo che chiamerò. Benvenuto nella Famiglia Specialized” Ermanno lo aveva spiazzato con quella risposta così rapida, ma aveva tutto il tempo per organizzare l’ingresso del Marchio Specialized per la stagione 2015/16 che avrebbe segnato il salto nell’ E-Bike 2.0 presentando ad Aprile 2015 la Turbo Levo che sarebbe stata resa disponibile alla vendita nel Marzo 2016. Avrebbe innescato un ulteriore cambio di passo nelle vendite. Alberto non si era per nulla adagiato, aveva già in testa un progetto ardimentoso che si sarebbe legato inconsapevolmente all’operazione appena conclusa. Alberto è notoriamente baciato dalla fortuna e comunque sono anche propenso a credere che oltre alla fortuna si debba avere audacia e la capacità non comune a tutti di anticipare gli eventi, senza queste condizioni il tenere in tasca un corno di corallo ed il gobbetto in argento che fa gli scongiuri non è un metodo analitico per programmare la crescita aziendale.

Era conscio del cambiamento imposto dal commercio e da ciò che di conseguenza vuole la Clientela: il tempo del “pret a porter” era giunto anche nel ciclo, il tempo dell’ “Unico” e le sue proprietà stava volgendo al temine, lo aveva capito da tempo e aveva fatto il possibile per non vedere il suo funerale. “Pà visto che abbiamo una certa visibilità grazie ai social, ritengo che si debba aprire un E-Shop in modo da raggiungere anche quelli che ci seguono ma non sono Milanesi o in un raggio accettabile in termini di distanza… Vorrei offrire i prodotti in cui noi crediamo mantenendo la nostra disponibilità e servizio.” Alberto sottopose l’idea a suo padre che dopo un paio di minuti dove in ufficio era calato un silenzio assordante… Gianni sorseggiando un caffè gli diede risposta:
“questo è in assoluto un tuo progetto quindi vedi di gestirtelo come meglio credi, qui non voglio essere coinvolto… Non sarà come con la pagina di Facebook.”