First ride Unno Mith

22 Gen 2023

Scritto da Gianni Biffi il 16 Gennaio 2023 .

 

Quando la vedi la prima volta non puoi restare indifferente : è la E-MTB più innovativa a livello di design degli ultimi anni ! Questo significa che la si ama alla follia o la si odia : per certo si stacca da tutte le altre E-MTB oggi presenti sul mercato e sinceramente anche i più grandi detrattori di questa Unno quando la vedono dal vivo restano a bocca aperta . E’ molto più bella dal vivo che in fotografia . Nata dalla matita di Cesar Rojo junior e del suo staff di ingegneri e disegnatori (Cero design) a Barcellona la Unno è costruita in Asia e assemblata in Germania . Se non sapete chi è Cesar Rojo junior sappiate che è uno degli inventori della Forward Geometry di Mondraker insieme a un tale Fabien Barel tanto per dire … Ex discesista Spagnolo di ottimo livello oggi Cesar si è dedicato al design d’ avanguardia e ha fondato, oltre a Cero, la Unno Bicycles presentando diversi modelli tradizionali che spaziano dallo XC alla DH e la sua prima E-MTB appunto lo scorso anno .

Arrivata a Milano in taglia S3 (Large – XLarge) poco prima di Natale abbiamo subito iniziato ad ammirarla per il suo design e per alcuni intuizioni ingegnieristiche d’ avanguardia ma purtroppo la taglia era enorme per poter pensare a una vera prova e quindi abbiamo dovuto aspettare dopo le vacanze di fine anno quando sono finalmente arrivate alcune S2 (Medium) in magazzino . Appena tolta la “bimba” dallo scatolone abbiamo subito provveduto, come d’ abitudine a sostituire gli pneumatici con i soliti Hillbilly II da 29″ x 2.4 all’ anteriore e Eliminator 27,5″ x 2.3 al posteriore : avete capito che purtroppo per me è una mullet bike 🙁  Oltre a questo abbiamo sostituito i dischi freno con gli ultra-performanti BCA #y0d4 e avendo da provare alcuni nuovi particolari dell’ impianto freni BCA ancora allo stadio prototipale abbiamo sostituito anche i pur validi Formula Cura4 con impianti freno completi BCA appunto . Abbiamo anche subito notato il bellissimo manubrio Deux in carbonio con attacco integrato in un solo pezzo che ha il manubrio stesso praticamente in asse con lo sterzo della Mith . Subito i ricordi sono tornati ai primi prototipi delle Foxy con la forward geometry che avevano appunto un attcco manubrio in asse con lo sterzo e che già nell’ ormai lontano 2011 ci avevano provocato non pochi dubbi e problemi di guida se non si era super allenati e prestanti fisicamente … Ma oggi le geometrie sono cambiate non poco da quei tempi e abbiamo quindi optato per iniziare a provare la nostra Unno con il manubrio Deux originale in ogni caso .

Le altre caratteristiche intriganti e interessanti della Unno oltre al citato manubrio Deux e alla sua particolare linea del triangolo anteriore e del carro, sono nell’ ordine lo svettamento del reggisella che ha comunque un angolo pressoche perfetto di 77°, il baricentro molto favorevole dato l’ enorme sforzo fatto da Cesar per centralizzare tutte le masse verso il basso e la cinematica della sospensione posteriore che appartiene alla famiglia dei “dual link” reinterpretata e rivista dagli ingegneri di Barcellona . Ma veniamo alle nostre prime uscite di questi giorni con la Unno che ci piace sempre di più esteticamente ogni volta che ci soffermiamo a guardarla !

Fatte le prime foto di rito e regolate per benino le due unità ammortizzanti (forcella Fox 38 Factory e ammortizzatore Fox X2 Factory) tenendo presente che il SAG consigliato dell’ ammortizzatore è tra il 30% e il 40% abbiamo deciso di partire dal 35% appunto suggerito . Regolati più volte invece gli appoggi a causa del particolare manubrio e sinceramente ancora oggi dopo svariate uscire ci sentiamo un pochino appesi al manubrio come su quasi tutte le mullet da noi provate. Addirittura da fermo sedendosi in sella con il SAG molto accentuato e uno sterzo da 64° sembra quasi che il manubrio cada da una parte o dall’ altra ma appena si muove la Mith questa sensazione sparisce a condizione di guidare ben centrati e caricando per benino l’ avantreno della E-MTB stessa . Comunque vada la Unno è all’ atto pratico ben bilanciata e si guida in discesa con piacere soprattutto con l’ aumentare delle andature grazie anche a una sospensione posteriore ben progettata e che tiene la ruota ben attaccata al terreno e che risente pochissimo del brake jack . In salita invece, soprattutto se tecnica e/o scivolosa, la ruota da 27,5″ mostra come al solito tutti i suoi limiti e problematiche anche se tra le mullet la Mith gode comunque di un’ ottima trazione ma contro le leggi della fisica non si può comunque andare … Insomma e ancora una volta per il mio modo di guidare sceglierei sempre una full 29″ al posto delle ruote mix ma su questa Unno non è possibile purtroppo montare una 29″ al posteriore 🙁

Per finire quindi queste nostre prime impressioni dopo aver percorso più di 170 chilometri di sentieri possiamo confermarVi che IMHO la Mith è bellissima, parecchio veloce e precisa su discese scassate e veloci e molto ben bilanciata anche se un pochino nervosa forse anche a causa del manubrio diretto sullo sterzo . Potremmo dire che appartiene alla categoria delle Enduro spinte del mercato odierno – non dimentichiamo che ha travel delle sospensioni 170 / 160 mm – dove è sicuramente un’ eccellenza di questa categoria e che nell’ uso trail invece risulta inferiore a altre realizzazioni di altri Marchi soprattutto a causa della sua ruotina posteriore . Comunque vada non è impossibile condurla anche a velocità più basse nell’ uso trail e si difende bene anche in salita soprattutto grazie al motore Bosch Flow 750 con assistenza AUTO (Bosch Santa subito !!!)

Proseguiremo comunque il test e con molta probabilità ci toglieremo molto presto lo sfizio di provare a montare un altro attacco manubrio e manubrio per vedere se con 35 /45 mm di attacco risulterà meno nervosa e più consona al nostro uso di “passeggiatore di montagna” 🙂 Stay tuned !

 

 

Classifica motori per E-MTB del 2022

08 Gen 2023

Scritto da Gianni Biffi il 08 Gennaio 2023 .

EccoVi la mia – PERSONALISSIMA – classifica motori 2022 E-MTB (si considerano solo i motori pieni e non quelli del tipo SL) aggiornata a oggi 08/01/2022 visti i continui e migliorativi aggiornamenti firmware e altro
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Come tutti ben sappiamo tutte le E-Bikes (NESSUNA ESCLUSA) hanno problemi di gioventù del prodotto e/o di maggior complessità del prodotto, quindi il gioco si risolve – IMHO – con servizi d’ assistenza sempre più efficienti e con l’ implementazione dei livelli dinamici nella gestione dei motori .
La classifica conferma ancora una volta che il motore Specialized 2.2 con la scheda Adamo è ancora al vertice anche se i divari iniziano ad assotigliarsi un pochino. Il Bosch Flow 750 si conferma il migliore motore di serie con l’ aggiunta del nuovo livello AUTO (una specie di Shuttle mode) e Shimano con il nuovo firmware 4.1.9 per il suo EP8 migliora tantissimo sia in affidabilità che in prestazioni . Finalmente anche l’ errore E010 sembra un lontano ricordo …
Le assistenze Bosch e Shimano sono migliorate penso anche grazie al fatto che essendo ormai i loro motori più affidabili non esiste più un problema di troppe assitenze / garanzie da eseguire 😉
Sparisce lo Yamaha PW-X2 dalla nostra classifica – in attesa di poter testare il nuovo PW-X3 – e il vecchio Rocky Mountain 1.3 ormai superato dal Dyname 4.0 .
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A. Riguardo alle prestazioni percepite (potenza, coppia e spinta) :
1. Specialized 2.2 by Brose con scheda gestione firmware Adamo
2. Bosch CX Flow 2022
3. Rocky Mountain Dyname 4.0
4. Specialized 2.2 by Brose con firmware originale
5. Shimano EP8
6. Bosch CX Gen4
B. Riguardo a naturalezza della spinta :
1. Specialized 2.2 by Brose con scheda gestione firmware Adamo
2. Specialized 2.2 by Brose con firmware originale
3. Bosch CX Flow 2022
4. Shimano EP8
5. Rocky Mountain Dyname 4.0
6. Bosch CX Gen4
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C. Riguardo a dinamicità dei livelli d’ assistenza (spinta dinamica) :
1. Specialized 2.2 by Brose con scheda gestione firmware Adamo
2. Bosch CX Flow 2022
3. Bosch CX Gen4
4. Rocky Mountain Dyname 4.0 (non ha livelli dinamici)
4. Specialized 2.2 by Brose con firmware originale (non ha livelli dinamici)
4. Shimano EP8 (non ha livelli dinamici)
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D. Riguardo a rendimento in salita a basse rotazioni e con poco sforzo :
1. Specialized 2.2 by Brose con scheda gestione firmware Adamo
2. Specialized 2.2 by Brose con firmware originale
3. Bosch CX Flow 2022
4. Rocky Mountain Dyname 4.0
5. Bosch CX Gen4
6. Shimano EP8
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E. Riguardo ad affidabilità del sistema :
1. Bosch CX Gen4
2. Bosch CX Flow 2022
3. Shimano EP8
4. Rocky Mountain Dyname 4.0
5. Specialized 2.2 by Brose in ogni configurazione
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F. Riguardo alla qualità e all’ efficienza del servizio assistenza in base alle risultanze della nostra officina :
1. Specialized 2.2 by Brose con firmware originale
2. Specialized 2.2 by Brose con scheda gestione firmware Adamo
3. Rocky Mountain Dyname 4.0
4. Shimano EP8
5. Bosch CX in ogni configurazione
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G. Riguardo a consumi con parità di gamba e prestazione :
1. Bosch CX Flow 2022
2. Specialized 2.2 by Brose con scheda gestione firmware Adamo
3. Shimano EP8
4. Specialized 2.2 by Brose con firmware originale
5. Rocky Mountain Dyname 4.0
6. Bosch CX Gen4
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Classifica finale tenendo conto dei vari punteggi :
1. Specialized 2.1 by Brose con scheda gestione firmware Adamo (64 punti)
2. Bosch CX Flow 2022 (59 punti)
3. Specialized 2.1 by Brose con firmware originale (55 punti)
4. Rocky Mountain Dyname 4.0 (49 punti)
5. Shimano EP8 (48 punti)
6. Bosch CX Gen 4 (45 punti)
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Considerazioni finali : come si può vedere ormai durante questo 2022 le differenze tra i vari motori presenti in classifica si sono molto assotigliate e ormai possiamo dire che ogni motore è più che valido per un uso non esasperato e/o escursionistico . Se poi si ricerca la prestazione massima IMHO i livelli d’ assitenza dinamica e i vari gadget di sogtware per avere un effetto shuttle fanno ad oggi ancora una bella differenza per chi li ha nel proprio sistema .
Meditate gente, meditate 😉

Specialized Turbo Levo Expert Carbon GEN3 con ruote da 29″ – Prova completa

02 Gen 2023

Scritto da Gianni Biffi il 02 Gennaio 2023 (Chilometri percorsi 306 – Periodo di prova 22 giorni) .

 

Inizio a scrivere questa prova informandoVi da subito che questa E-MTB esce di serie con ruote mullet (29″ ant. e 27,5″ post.) e che quindi si tratta di una Levo modificata e personalizzata in base a gusti personali che gli ingegneri di Specialized hanno probabilmente ritenuto non adatta al mercato attuale che spinge molto sulle ruote mullet appunto : negli Stati Uniti d’ America questa scuola di pensiero è ormai molto diffusa anche se personalmente penso che le geometrie adattate alle ruote mullet non rendono giustizia al prodotto attualmente . Forse azzardo che potremmo avere buone biciclette con ruote mix tra qualche anno quando ci saranno geometrie più specifiche ma non ne ho proprio certezza 🙂

Avevo avuto modo di provare la versione mullet della Levo GEN3 durante i primi mesi del 2021 con impressioni personali non del tutto positive … Dopo il first ride test (qui il link : https://www.pro-m.com/first-ride-specialized-levo-s-works-3gen-un-amore-tribolato/ ) e la prova finale (qui il link : https://www.pro-m.com/prova-specialized-nuova-levo-s-works-gen3/ ) mi era sempre rimasto il dubbio che con la ruote da 29″ anche al posteriore avrei potuto avere la Levo che ricordavo e che la versione mullet mi aveva fatto dimenticare : facile, intuitiva, adatta a quasi tutti percorsi e estremamente divertente ed efficace ! Sfruttando quindi le precedenti prove e i setting già provati sulla versione mullet abbiamo provveduto a settare la nostra Levo con ruote da 29″ con carro in posizione Low e calotta sterzo -1° per un angolo sterzo di 63,9° , un angolo sella di 77,1° e con un carro lungo 447 mm e un interasse di 1247 mm . Ovviamente , e come tutti ormai sanno , è possibile variare questi valori sostituendo la calotta superiore dello sterzo con quella originale a zero in base alle proprie esigenze .

Eccoci quindi in questa fine anno a poter valutare la Levo GEN3 29″ – dopo aver percorso più di 300 chilometri in questa configurazione e almeno 500 chilometri in configurazione mullet – ed averla usata su diversi sentieri e in condizioni di terreno anche estreme (neve e ghiaccio) e Vi rimandiamo quindi alle seguenti valutazioni punto per punto come segue :

Estetica : la Turbo Levo è ormai un’ icona del panorama E-MTB e gli ultimi affinamenti costruttivi l’ hanno resa anche più affidabile che in passato . Se non la più bella del mercato è molto difficile non considerarla tra le E-MTB più belle e bilanciate del mercato . Voto 9 .

Posizione di guida : su Specialized ci sente sempre a proprio agio sin dal primo approccio ma in questo caso la ruota da 29″ al posteriore ha fatto il miracolo IMHO di farmi sentire veramente centrato con il giusto carico sull’ anteriore e con un angolo sella molto migliore in pedalata . Insomma quella sensazione di essere appeso al manubrio , classica delle mullet , è completamente sparita e ne ho beneficiato tantissimo anche in qualità della guida con un avantreno sempre caricato ma non per questo pesante . Insomma direi perfetta !! Voto 10 .

Sospensioni : ammortizzatore Fox Float X2 Performance Elite e forcella Fox Float 38 Performance Elite con cartuccia Grip2 , con corsa di 150 mm al posteriore e 160 mm all’ anteriore . Due buone unità ammortizzanti che nulla hanno da invidiare alla serie Factory della casa Californiana . Sempre complesso trovare il giusto setting dell’ ammortizzatore posteriore data la curva più lineare e meno progressiva dell carro con flip chip in posizione Low, ma una volta settato l’ ammortizzare correttamente il carro copia anche le foglie e comunque si riescono ad evitare i fondo corsa anche nell’ uso bike park . Voto 9 .

Salita scorrevole : la ruota da 29″ e lo Shuttle mode Vi permetteranno di salire a velocità sconosciute ad altre unità : awesome ! Voto 10 .

Salita tecnica : se paragonata alla versione mullet direi che siamo su un’ altro pianeta, in senso migliorativo, in tutte le situazioni ! Il carro FSR e la ruotona posteriore conferiscono alla nostra Levo una trazione difficilmente paragonabile a altre E-MTB ! Oltre a questa trazione da riferimento devo anche sottolineare che la Levo mantiene inalterata la sua agilità in confronto alla versione mullet originaria . Insomma una delle migliori E-MTB testate ad oggi ! . Voto 10 .

Single-track : sarà l’ effetto placebo dato dal fatto che per me le ruote da 29″ sono sempre e comunque migliori delle mullet ma io la trovo veramente veloce, sicura e divertentissima . Voto 10 .

Discesa scorrevole e fluida (veloce) : molto rigida e precisa tanto da sembrare una delle E-MTB più facili e veloci da condurre se si ha il pelo per farla correre … Concede anche molta sicurezza di guida e conseguente confidenza . Voto 9 .

Discesa tecnica e stretta : nonostante un peso superiore ai 23 chilogrammi si guida molto bene anche se non si può pretendere di avere la maneggevolezza di realizzazioni più leggere . Il perfetto e accordato lavoro delle sospensioni poi fanno il resto . Voto 8 1/2 .

Frenata : i freni Sram Code RS accoppiati a dischi BCA da 220 mm anteriore e 203 mm al posteriore fanno ampiamente il loro dovere . Voto 7 1/2 .

Rigidità : molto migliorata al confronto con la precedente Levo e quindi al vertice della categoria per quanto riguarda le E-MTB da noi provate con questa tipologia di carro . Voto 8 1/2 .

Dotazione :  Trovate la dotazione della nostra Levo Expert 2023 al seguente link : https://www.specialized.com/it/it/turbo-levo-expert/p/188260?color=317293-188260 con eccezione ovviamente delle ruote che sono state sostituite da delle DT Swiss M1700 che ancora una volta ci hanno dato alcuni problemi di tenuta del tubeless sulla ruota anteriore come in un’ altra occasione : perdita aria dalla giunta del cerchio . Gruppo Sram GX AXS a 12 velocità , sospensioni Fox di cui abbiamo già ampiamente parlato , reggisella telescopico One , manubrio in alluminio con manopole Deity molto confortevoli . Voto 8 .

Motore e componenti elettronici : vale tutto quanto scritto per il motore Specialized 2.2 , costruito sempre da Brose per Specialized , che è più o meno sempre lo stesso usato sulle versioni 2019 /2021 anche se molto migliorato in termini di affidabilità in quest’ ultima versione 2023 .  I parametri d’ assistenza impostati di default sono corretti e grazie anche allo Shuttle Mode permettono prestazioni ancora al vertice del mercato anche se l’ uso dello Shuttle mode impostato a 100% appunto aggrava un poco i consumi finali . La cosa che ancora oggi più impressiona in confronto a tutte le altre unità da noi testate è la capacità di salire anche a basse rotazioni (al di sotto delle 45 RPM) che da sempre caratterizza il motore Brose . Se non Vi basta questa versione con TCU originale poi potrete sempre migliorare le prestazioni con l’ adozione della scheda Adamo 22 che rende questo motore semplicemente il migliore del mercato . Voto 8 1/2 (con Adamo 10 e lode) .

Finiture : come per tutte le Levo molto buone e in questo caso i tecnici di Specialized hanno posto grandi attenzioni alla realizzazione di tutti i particolari sfruttando le richieste del mercato in questi anni . Ecco quindi apparire le giuste protezioni di carro e telaio, il nuovo sensore velocità posizionato in modo ancor più riparato, il nuovo cavo batteria / motore con spina Rosenberg che è stato reso più impermeabile (ora è dichiarato come IP68) e che prevede uno sportellino di chiusura e protezione rivisto e corretto con una cerniera vera questa volta . Voto 9 .

Valutazione rapporto qualità/prezzo : il prezzo non è certo tra i più bassi del mercato , considerando anche l’ aggravio di dover acquistare almeno una ruota da 29″ per il posteriore , ma le prestazioni finali forse lo giustificano … Voto 7 .

Note finali : non so dire se il fatto di aver realizzato la Levo che sognavo da più di anno con le ruote da 29″ ha influito e quanto ha influito su queste mie valutazioni ma devo dire che mi sono divertito in sicurezza come poche altre volte a testare questa E-MTB e penso che a questo punto la terrò in scuderia per parecchio tempo … Insomma migliore e non di poco della versione mullet IMHO con una trazione veramente da riferimento , una posizione in sella pressoché perfetta , una facilità di conduzione sconosciuta alla versione mullet e una capacità di adattarsi ad ogni percorso molto buona . Certo il mio amico M. P. ingegnere con il cervello fino , trialista , bmxer e buon MTBiker dopo aver provato la versione mullet per una settimana mi ha detto che in salita è assolutamente d’ accordo con me mentre in discesa staccando spesso e volentieri le ruote da terra e giocando un pò con il trail la trova comunque un filino più divertente della sua vecchia GEN2 con ruote da 29″ . Gli ho risposto che io non sono bravo come Lui nella conduzione della Levo e che guidando sempre abbastanza pulito non sento la necessità di fare tricks o altro … 🙂 🙂 🙂

Voto finale 124 (125 e 1/2 con Adamo) su 140 .

Classifica 2022 E-MTB in prova

24 Dic 2022

Scritto da Gianni Biffi il 24 Dicembre 2022 .

 

Come molti di Voi avranno notato a far data dal 1 Gennaio 2022 abbiamo introdotto una valutazione per ogni prova finale delle E-MTB da noi testate . In pratica un voto espresso con un valore da 1 a 10 per ogni condizione di uso e/o di valutazione dei prodotti che sono le 14 voci elencate nelle nostre prove . Tutto ciò per poter dare un’ idea immediata a chi non ha voglia di leggere e soffermarsi sullo scritto che , per quanto tentiamo di rendere il più breve e snello possibile , richiede sempre una lettura attenta .

In base alle votazioni espresse la nostra classifica delle E-MTB in prova nel 2022 è quindi la seguente :

  1.    Evil Bike The Epocalypse con una valutazione di 130 su 140 .
  2.    Focus Jam2 7.0 con una valutazione di 124 su 140 .
  3.    Mondraker Level R con una valutazione di 124 su 140 .
  4.    Mondraker Crafty RR Carbon con una valutazione di 119 su 140 .
  5.    Santa Cruz Heckler Nine con una valutazione di 117 su 140 .
  6.    Cannondale Moterra LT1 con una valutazione di 114 su 140 .
  7.    Rocky Mountain Altutude C70 PowerPlay con una valutazione di 111 su 140 .

Ci tengo comunque a precisare che ormai moltissime delle E-MTB che proviamo , e con cui ci confrontiamo con gli amici sui percorsi , sono ampiamente al di sopra delle possibilità della normale utenza a cui anch’ io ritengo di appartenere e che le differenti valutazioni sono semplicemente la ricerca del famoso “pelo nell’ uovo” da parte di chi quasi tutti i giorni esce in MTB o E-MTB e che è spesso influenzato dall’ ossessiva ricerca del giocattolo nuovo e più performante possibile 😉

Enjoy !!!

Le ruotone hanno vinto !!!

09 Dic 2022

Scritto da Gianni Biffi il 9 Dicembre 2022 .

 

Era il 10 Dicembre 2006 quando la prima MTB full suspended con ruote da 29″ moderna – tralascio i tentativi del buon Gary Fischer che aveva intuito i vantaggi delle ruote grandi ma non aveva potuto realizzare telai specifici per quelle ruote – arrivava sui sentieri Italiani grazie all’ amico Tony Ellsworth : si chiamava Evolve . Da allora di strada se ne è fatta tantissima e oggi possiamo affemare con certezza che la guerra dei diametri ruota è stata sicuramente vinta dalle ruote grandi da 29″ . Io già nel lontano 2006 sostenevo , dopo la prima prova ai Corni di Canzo (foto originali di quel giorno illuminante per me) , che non c’ era partita e che avrei voluto avere una bicicletta da downhill con quelle ruote grandi !!! Tutti mi hanno dato dell’ incompetente o del pazzo – come sempre – dicendomi che la cosa era irrealizzabile e che non ci sarebbe stato nessun vantaggio reale ma oggi , a 17 anni di distanza , posso dire che avevo ragione io 😉

Infatti numeri alla mano anche un survey report di un noto magazine ci conferma che le 29″ si attesteranno nel 2022 poco al di sotto del 60% delle scelte dei Bikers mentre le 27,5″ e le MX sono ambedue al di sotto del 20% . Praticamente spariti gli altri formati quali 26″ , 27,5″+ , 29″+ e Fat .

Chiunque ha provato oggi le ruote da 29″ , in tutti gli ambiti o quasi del nostro sport , ha subito percepito dei benifici immediati come lo scavalcamento dell’ ostacolo e il mantenimento della velocità acquisita tra i tanti ma allora la mancanza di accessori quali forcelle , gomme e quant’ altro era un limite che oggi è stato ormai superato . Inoltre l’ avvento di sempre più materiali dedicati e il design in cui tutti Costruttori si sono impegnati sia dei telai che delle sospensioni posteriori hanno permesso l’ uso delle ruotone in tutti i campi . Poi negli ultimi anni le forcelle con offset differenti , reach sempre più lunghi e attacchi manubrio sempre più corti hanno dato alle 29″ maggiore stabilità e handling che nel lontano 2006 sembrava impossibile ottenere se non dal gruppetto limitatissimo di visionari avanguardisti a cui ho l’ onere di appartenere .

Dal cross country al downhill tutti hanno potuto beneficiare del vantaggio che io avevo percepito già 17 anni fa … La storia continua … Stay tuned !

Santa Cruz Heckler Nine C con kit S e ruote da 29″ – Prova completa

18 Nov 2022

Scritto da Gianni Biffi il 18 Novembre 2022 (Chilometri percorsi 357 – Periodo di prova 25 giorni) .

Arrivata in piccolissime quantità solo ad Ottobre 2022 con un ritardo quindi su quanto annunciato di quasi un anno abbiamo finalmente potuto usare la nuovissima Heckler Nine in versione C con kit S – Il primo contatto con la nuova Heckler ( che potete leggere qui ) ci aveva convinto sotto molti aspetti ma ci aveva lasciati perplessi sulla “solita” sospensione VPP che settata con il flip chip in posizione High non ci aveva soddisfatto del tutto e quindi abbiamo subito dopo provveduto a settarla in Low . Sgombriamo subito il campo da ogni dubbio : in posizione Low il lavoro del VPP ci è sicuramente piaciuto di più ma , come è sempre successo con tutti i VPP , il cinematismo non è proprio quello che a noi piace . Come tutti ben sapete settare un cinematismo è un compromesso che ognuno interpreta alla propria maniera giocando su regressività iniziale , sensibilità , progressione , supporto , resistenza ai fine corsa e chi più ne ha più ne metta . Personalmente non ho mai amato cinematismi troppo controllati e poco sensibili ai piccoli urti e purtroppo il VPP si colloca in questa fascia . Attenzione non voglio dire che un VPP non funziona … Anzi funziona molto bene per chi vuole un cinematismo molto controllato e reattivo come alcuni agonisti , ma io non sono un agonista ma un utente normalissimo che ama andare a spasso sulle montagne e in ogni dove e quindi preferisco cinematismi più attivi e sensibili .

Estetica :  nulla di nuovo se non un magnifico colore Gloss Avocado Green . Tutte le Santa Cruz si assomigliano molto e anche questa Heckler , pur molto attraente come colorazione , assomiglia anch’ essa a tutte le altre Santa cosa che se da un lato le conferisce il “Santa family feeling” dall’ altro la rende forse un pochino monotona . Voto 9 .

Posizione di guida : come per tutte le Santa Cruz ci sente subito a casa e una volta regolati gli appoggi in base alle proprie preferenze sembra un abito cucito addosso su misura per Voi . Voto 9 .

Sospensioni :  forcella Fox 36 Performance con travel da 160 mm. che come più volte detto , per le mie scarse possibilità e velocità di percorrenza , non mi fa mai rimpiangere la sorellona da 38 e la trovo perfetta per un uso trail a cui la Heckler è destinata . Ammortizzatore Rock Shox Super Deluxe Select+ con due cuscinetti sull’ occhiello posteriore anziché le solite boccole che sicuramente lo fanno lavorare molto meglio ma poi … C’ è il VPP 🙁 Voto 7 .

Salita scorrevole : nulla da dire : con il VPP si sale velocemente e con grande efficienza ovunque . Voto 9.

Salita tecnica :  qui personalmente trovo che il VPP sia troppo secco e sui gradini o sassi che si incontrano non abbia quella trazione necessaria a salire senza grandi sforzi anche se la ruotona da 29″ aiuta non poco a migliorare la trazione . In posizione Low almeno non scalcia sugli ostacoli e resta comunque ben stabile sul terreno ma purtroppo io sono viziato da sospensione ben più efficienti in questo ambito . Voto 7 .

Single-track : considerando le ruotone risulta comunque molto maneggevole e veloce . Voto 9 .

Discesa scorrevole e fluida (veloce) : molto rigida e precisa . Non ho mai notato problemi di direzionalità o scarti ma il VPP è troppo rigido e impegnativo per il mio fisico ormai datato 🙂 Voto 8 .

Discesa tecnica e stretta : qui sono rimasto favorevolmente impressionato perché gira benissimo al pari almeno della vecchia versione da 27,5″ . Basta lasciarla andare un filino di più del solito e la Heckler gira veramente in un fazzoletto  Voto 9 .

Frenata : i freni  SRAM CODE RSC a 4 pistoncini che necessitano sicuramente di molta più manutenzione di altri impianti commerciali non mi hanno comunque deluso come sempre . Basta uno spurgo in più per recuperare la corsa delle leve e di potenza frenante e modulabilità ne abbiamo sin che basta . Poi con i dischi freno BCA #YoD4 che abbiamo montato la qualità della frenata è sicuramente migliorata di parecchio e anche la resistenza alle frenate più prolungate diviene da riferimento . Voto 7 .

Rigidità : nulla da eccepire : la Heckler è una bella spada sui sentieri . Voto 9 .

Dotazione : il kit S , che riteniamo il più centrato tra i kit proposti da Santa Cruz , ha tutto in ordine per un uso trail . Voto 8 .

Motore e componenti elettronici : Shimano Ep8 – con batteria Darfon da 720 Wh – che con l’ ultima release di firmware 4.1.9 ha veramente fatto un buon salto di qualità come sensazione di spinta e finalmente non fa più muro con alte rotazioni . Certo sul mercato forse c’ è ancora un piccolo gap ma ormai le distanze dai tre concorrenti principali si sono molto ridotte e la batteria da 720 Wh aiuta non poco ad usare magari alla necessità assistenze più alte e quindi risulta molto efficiente . Soprattutto in assistenza trail si percepisce una specie di “Shuttle mode” che Vi farà salire velocemente e con minor sforzo percepito . Voto 8,5 .

Finiture : è una Santa Cruz e tutto è veramente ben fatto , eccelle la bellissima verniciatura ! Voto 9,5 .

Valutazione rapporto qualità/prezzo :  costa non poco come tutte le Santa Cruz ma attualmente il mercato ci ha abituato anche a prezzi ben superiori . Voto 8 .

Note finali : la Heckler Nine , da me tanto attesa visto l’ entusiasmo che avevo maturato per la vecchia versione da 27,5″ , non mi ha fatto gridare al miracolo pur essendo io un fanboy delle ruotone da 29″ . Ottimo prodotto come tutte le Santa Cruz ma sinceramente il cinematismo VPP non finisce mai di convincermi e mi lascia sempre una punta d’ amaro in bocca . Considerando poi un peso ancora contenuto di circa 22Kg con la batteria da 720 Wh e il motore Shimano Ep8 fortemente migliorato nelle prestazioni generali la fa comunque porre al vertice del segmento trail a cui è destinata e poi è veramente molto bella e rifinita come poche altre !
Voto finale 117 su 140 .

 

First ride Santa Cruz Heckler Nine C , kit S con ruote da 29″

02 Nov 2022

Scritto da Gianni Biffi il 1 Novembre 2022 .

 

Nella stagione peggiore a livello di consegne mai vissuta da Santa Cruz siamo finalmente riusciti ad ottenere una Heckler Nine completa con ruote da 29″ . La versione giunta in Pro-M è la Heckler C con kit S nel bellissimo colore Gloss Avocado Green , una versione con carbonio non rifinito come nella versione CC e con il kit forse più popolare e logico per il mercato attuale . Se volete sapere esattamente le specifiche di montaggio Vi rimandiamo al seguente link .

Effettuato il posizionamento desiderato degli appoggi abbiamo provveduto ai “soliti” upgrade cambiando gli pneumatici con il nuovo e ancor più sorprendente Hillbilly II Grid Gravity T9 nella nuova misura 29″ x 2.4 all’ anteriore e con l’ Eliminator Grid Gravity T7/T9 da 29″ x 2.3 al posteriore , sostituendo i dischi freno con gli ormai indispensabili BCA #Y0D4 da 203 mm e aggiungendo gli immancabili salsicciotti nelle ruote . Il peso dichiarato della versione con componenti di serie di Kg. 22,140.- sale quindi a Kg. 22,970.- senza pedali come di consuetudine . Per Vostra informazione la Heckler Nine è completamente nuova se comparata alla vecchia versione da 27,5″ non solo per il diametro ruote ma anche e soprattutto per la nuova batteria Darfon da 720 Wh , il nuovo telaio , il nuovo carro e le nuove quote geometriche più moderne .

Siamo quindi pronti per la prima uscita e sin da subito notiamo una maggior propensione a lavorare della sospensione posteriore con il solito cinematismo VPP e l’ ammortizzatore Rock Shox Super Deluxe Select+ se paragonata alla vecchia versione della Heckler . In un primo momento abbiamo pensato a una variazione della curva di compressione o a una differente taratura idraulica dell’ ammortizzatore ma poi siamo arrivati alla conclusione che la maggior parte del merito di questo cambiamento sia da giustificarsi con il fatto di avere due cuscinetti sull’ occhiello posteriore dell’ ammortizzatore stesso …

Comunque sia partiamo per il nostro primo giro effettuando una bella salita sui sentieri che portano da Armeno alla cima del Mottarone . Qui in salita notiamo sin da subito che la nuova release del firmware motore 4.1.9 ha cambiato e in meglio la capacità di fare velocità in salita : una specie dì shuttle mode tanto per capirci . Brava Shimano ! Sui tratti più scassati del sentiero notiamo subito una tendenza a “scalciare” della sospensione posteriore forse anche perché abbiamo tarato l’ ammortizzatore – come si faceva sulla vecchia Heckler che era parecchio pigra – con tutto il ritorno più sfrenato possibile . Provvediamo quindi sin da subito a chiudere l’ idraulica in estensione per limitare questo effetto ma devo dire con scarsi risultati . Arrivati in cima ci fiondiamo sull’ ormai ultra nota discesa denominata Bogianchini 1 e qui la sospensione ci sembra molto più attaccata al terreno e efficiente . La Heckler si guida con facilità ed è molto giocosa e agile in discesa e anche molto divertente sui droppetti del percorso dove risulta molto ben bilanciata a ruote sollevate . La Fox 36 della serie Perfomance da subito il meglio di se e , proprio perché non permette le regolazione fini della sorella maggiore della serie Factory Kashima , si rivela più facile da settare per noi comuni mortali . Non finirò mai di dire inoltre che per le mie velocità di percorrenza in discesa non trovo tutta questa differenza tra steli da 36 e steli da 38 di queste forcelle Fox : per me basta e avanza una 36 di ultima generazione che oltretutto pesa circa 400 grammi in meno della sorellona 😉

Il nostro first ride prosegue poi con altre uscite per un totale di 129 chilometri e circa 4500 metri +/- di dislivello sui nostri soliti sentieri e dobbiamo dire che ancora oggi la sospensione posteriore non ci soddisfa pienamente in salita e in trazione forse anche per il fatto che il flip chip del VPP è settato nella posizione High e quindi ci ripromettiamo di provare a settarlo in Low per vedere se la trazione e il lavoro della sospensione potrà migliorare . In discesa invece si conferma sempre una buona giocosità e agilità accoppiata anche a una buona stabilità sul veloce anche se è necessaria una guida piuttosto attiva e quindi fisicamente più impegnativa di altre realizzazioni perchè con i suoi 160 mm / 150 mm di travel non è uno schiacciasassi : per quello in gamma c’ è la Bullit 😉

Comunque avrete ben inteso che a queste prime uscite ne seguiranno molte altre per darVi in un secondo momento un’ idea più completa e veritiera delle capacità effettive di questa nuova Heckler che per il momento ci siamo goduti non poco come E-MTB super divertente e adatta anche a qualche saltino più lungo del solito 🙂

Nice works Santa Cruz !!!

 

First ride Pivot Shuttle LT

26 Ott 2022

Scritto da Gianni Biffi il 23 Ottobre 2022 .

 

Il mese scorso avevamo ricevuto una Pivot Shuttle SL con il nuovo motore Fazua 60 che è prontamente andata a finire nel garage di un fortunato Cliente . Quindi avevo pregato l’ amico Davide Bonandrini (DSB S.r.l.) di farmi avere la sua SL per una breve prova e invece ho ricevuto , con mio sommo stupore e piacere , la nuovissima Pivot Shuttle LT che non è ancora stata consegnata in Europa . Quindi sono il primo a poter valutare questa nuovissima realizzazione della casa di Chris Cocalis che ben conosco per le sue passate realizzazioni . Ho avuto a disposizione la LT per più di una settimana e quindi questa first ride è abbastanza vicina , come sensazioni , a una prova completa dato che ho percorso ben 120 chilometri con più di 5000 Mt+/- e ho potuto quindi testarla in quasi tutte le condizioni e sui miei sentieri.   Se volete avere informazioni precise su equipaggiamento e geometrie Vi rimandiamo al sito ufficiale Pivot Cycles (clikkate qui) .

Le quote più significative di questa nostra LT in taglia Medium sono l’ angolo sterzo da 64,5° , l’ angolo effettivo sella di 77° , il reach da 471 mm , l’ interasse da 1245 mm e soprattutto il carro da 439 mm che come potete ben vedere sono molto simili e vicine alle migliori realizzazioni moderne in questo campo di utilizzo . Quindi regolati gli appoggi e le unità ammortizzanti siamo partiti per il primo dei nostri 5 giri effettuati sempre nei soliti sentieri Lombardi e Piemontesi che normalmente frequentiamo . Non abbiamo potuto però sostituire pneumatici e dischi freno poiché la E-MTB è di proprietà DSB e sinceramente dobbiamo dirVi che soprattutto le gomme , non del tutto a noi gradite , ci hanno messo più di una volta in difficoltà con una sensazione di insicurezza soprattutto sull’ anteriore e Voi sapete bene cosa ciò possa significare …

Comunque sia la Shuttle LT è risultata molto leggera (Kg. 22,740.- in bilancia senza pedali) anche in considerazione del fatto che utilizza una batteria Darfon da 756 Wh ma soprattutto molto maneggevole e bilanciata . Per quanto riguarda le batterie di produzione Darfon mi permetto di aprire una parentesi e di dire che ho sempre avuto la netta sensazione – non sono in possesso di dati di laboratorio che possano avvalorare questa mia sensazione – che queste batterie siano più risparmiose di corrente in confronto a quelle di altre Case produttrici e anche questa mi ha confermato questa sensazione . Pensate che in profilo 1 usando solo Turbo (70%) e Trail (30%) del  motore Shimano EP8 si potrebbero percorrere circa 60/70 chilometri con circa 2000/2400 Mt+ – dato presunto e non verificato sul campo – e comunque sono riuscito a percorrere , in una delle mie uscite , 1830 Mt+ con 43 chilometri e un consumo del 59% della batteria da 756 Wh .

Ora esauriti i dati numerici e le sensazioni di basso consumo devo dirVi che la Shuttle LT è una E-MTB veramente molto valida per lunghe uscite in montagna , anche su percorsi impegnativi tecnicamente , grazie appunto alla sua leggerezza e a una facilità di guida nello stretto che ha pochi uguali ! Sul veloce invece non ho avuto sensazioni così buone anche a causa di una sospensione con curva molto lineare (forse troppo) che mi ha portato in alcuni casi a dei fondo corsa dell’ ammortizzatore del tutto inaspettati . Usando un SAG più contenuto ho ovviamente in parte ovviato alla cosa ma a quel punto la sospensione posteriore non aveva la stessa trazione e non copiava più il terreno sul lento come avrei voluto . Questa sensazione di poca stabilità sul veloce è forse stata ampliata anche dagli pneumatici che non mi hanno mai trasmesso la necessaria fiducia …

Un’ altra cosa da dire è , che al contrario di molti altri che invece hanno apprezzato colore e grafica , non sono rimasto folgorato dalla grafica del tipo “muscle car anni ’60” che sinceramente mi è sembrata un pò vecchiotta … Comunque sia e come già detto sopra un’ autonomia da riferimento , un’ ottima maneggevolezza , una sensazione di estrema leggerezza e una buonissima trazione grazie anche alla ruota posteriore da 29″ mi hanno convinto che questa Shuttle LT è una E-MTB che farà gola a moltissimi !!!

Il motore Shimano EP8 accoppiato alla batteria Darfon da 756 Wh conferisce allo stesso la possibilità di essere usato quasi costantemente in profilo 1 e quindi risulta su questa realizzazione ben più pepato che in altri casi anche se vengono mantenuti i limiti alle basse e altissime rotazione già più volte elencati nelle nostre varie prove . Rimanga comunque ben chiaro a tutti l’ ottima e leggera costruzione del motore stesso , l’ ottima impermeabilità , il magnifico display e il fatto di poter aggiornare  e personalizzare il motore con l’ APP dedicata .

L’ assemblaggio regale con tanto di gruppo XTR e ruote DT Swiss XM 1501 Hibryd fanno poi della Pivot Shuttle LT un vero gioiello dell’ attuale mercato E-MTB : quasi un peccato usarla sui sentieri più tecnici …

 

Evil The Epocalypse – Prova completa

10 Ott 2022

Scritto da Gianni Biffi il 09 Ottobre 2022 (Chilometri percorsi 426 , periodo di prova 49 giorni).

 

Come già scritto nella nostra First ride ( che potete leggere qui ) era da moltissimo tempo che aspettavamo di poter avere la prima E-MTB di Evil Bikes con il famoso sistema sospensivo Delta System e Vi informo sin da queste prime righe che non siamo per nulla rimasti scontenti di aver aspettato così a lungo ! Personalmente mi sono follemente innamorato della Epocalypse !!! Pochissime altre volte nella mia ormai lunghissima percorrenza su sentieri di montagna e altro – leggasi bike park o sentieri preparati come quelli di Finale Ligure ad esempio – sono rimasto così entusiasta nella prova di una bicicletta o E-MTB che sia !!! Ad onore del vero ricordo solo pochissimi prodotti di cui mi sono veramente innamorato follemente e non a caso uno di questi è proprio la primissima The Following di Evil con la sospensione Delta . Insomma avrete ben capito che tutto ruota sulla sospensione posteriore Delta che non fatico a definire la miglior sospensione per E-MTB che io abbia mai provato !!! Ma veniamo alla Epocalypse che non è solo Delta System ma c’è molto altro di molto buono in questa E-MTB .

Estetica : Bellissima da far perdere la testa !!! Pensate a un piccolo particolare : nemmeno in internet , dove gli haters abbondano sempre , la Epocalypse ha mai ricevuto una recensione negativa a livello estetico che io sappia o abbia letto … Solo e sempre pareri estremamente favorevoli e questo la dice lunga su come sia ben proporzionata e raccordata nelle sue linee la nostra Epocalypse . Voto 10 e LODE .

Posizione di guida : Una volta regolati gli appoggi mi sono trovato subito a mio agio in ogni condizione . Non è ne lunga ne corta … Semplicemente è una Epocalypse e forse anche il perfetto bilanciamento e la leggerezza percepita la fanno sembrare Vostra da subito . Voto 9 1/2 .

Sospensioni : Delta System : come già detto IMHO è la sospensione perfetta per una E-MTB . Bobba un filino nel pedalato ma essendo su una E-MTB possiamo anche dire “chi se ne frega” ma in compenso ha una capacità di galleggiare, copiare, passare sopra a tutto, portare oltre all’ ostacolo e di dare trazione in salita senza nessun uguale !!! Funziona talmente bene da far sembrare la pur ottima Fox 38 Factory una forcella mediocre . Sia chiaro la forcella lavora benissimo (forse il top delle mono piastra in questo momento sul mercato) , ma il cinematismo della sospensione posteriore la fa sembrare poco “accordata” al posteriore stesso tanto lavora bene il sistema Delta !!! Pensate che per poter avere conferma della bontà del sistema Delta ho anche riprovato a scendere sullo stesso trail con un’ altra sospensione da me sempre considerata tra le migliori del mercato e mi è sembrata addirittura seduta in confronto a Delta System !!! Voto 9 .

Salita scorrevole : Il motore Shimano Ep8 , in questo caso accoppiato ad una batteria Shimano da 630 Wh , permette risalite agevoli soprattutto usando il profilo 1 anche se al prezzo di consumi più importanti . Se volete risparmiare corrente esiste comunque il profilo 2 ben più risparmioso che permette di raggiungere facilmente i 2000 / 2400 Mt. di dislivello positivo usando ovviamente di più la Vostra muscolatura delle gambe . Insomma non abbiamo la batteria da 700 o più Wh di altre realizzazioni a disposizione ma per un uso normale il tutto è più che ottimo . Voto 9 .

Salita tecnica : Come già scritto : trazione da riferimento assoluto , anche grazie alla ruota da 29″ al posteriore , un peso abbastanza contenuto (Kg. 21,920.- in bilancia) , e la sospensione Delta ne fanno un riferimento nel settore ! Personalmente posso dire nessuna come Lei !!! Voto 10 e LODE .

Single-track : Forse tra i migliori prodotti mai provati . Sia sullo stretto che sul veloce veramente eccezionale per precisione e facilità di conduzione . Inoltre sembra tutto più facile e meno stancante di altre realizzazioni che abbiamo testato . Voto 10 e LODE .

Discesa scorrevole e fluida (veloce) : Facile e veloce come poche altre . Se non avete il manico di un Pro Rider – come è il mio caso – scoprirete che il lavoro della sospensione e la rigidità dell’ assieme Vi porterà a velocità di percorrenza a Voi sconosciute con estrema fluidità e poco sforzo . Infatti più volte su percorsi per noi codificati mi sono ritrovato a rilanciare oltre la soglia dei 25 KM/h quando con altri prodotti non mi era mai capitato . Nessun altra E-MTB mi ha concesso questa sensazione ! Pensate poi che tramite il flip chip si può aprire l’ angolo di sterzo sino a 64.6° … Voto 10 e LODE .

Discesa tecnica e stretta : Due ruote da 29″ non dovrebbero essere il massimo in queste condizioni ma la Epocalypse fa veramente il miracolo ! Si guida con facilità sorprendente anche sullo stretto e sul tecnico grazie al peso contenuto , a un angolo di sterzo di 65.3° e a un bilanciamento generale eccezionale … Se poi ci volete aggiungere il lavoro perfetto della sospensione Delta avete probabilmente capito di cosa stiamo parlando . Voto 9 1/2 .

Frenata : Freni Shimano XT trail a 4 pistoncini e dischi Ice-Tech : forse uno dei freni con il miglior rapporto qualità prezzo del mercato . Senza raggiungere le vette di potenza di altri impianti più esoterici e costosi sono sempre molto performanti e al limite possiamo constatare un leggero allungamento della leva nelle condizioni limite anche se riteniamo che sia principalmente dovuto ai dischi e non all’ impianto che usato con altri dischi su altre realizzazioni non aveva mai presentato questa problematica … Non si possono montare altri dischi al momento poiche il carro Super Boost della Epocalypse non accetta adattatori della calamità del sensore di velocità sul mozzo Center Lock ma stiamo provvedendo alla realizzazione di una piastrina interna alle razze per poter usufruire dei dischi BCA 😉 Voto 8 1/2 .

Rigidità : Sarà il carro dimensionato per una E-Bike , saranno le ruote Loopholes o altro ma la Epocalypse è veramente su un binario senza per questo sembrare stancante o poco manovrabile . Voto 10 .

Dotazione : Ottima dotazione composta da gruppo Shimano XT completo , reggisella Bike Yoke , ruote Loopholes , manubrio in carbonio e attacco manubrio Evil Bikes . Abbiamo cambiato solo il le gomme con le solite Hillbilly ed Eliminator e aggiunto i soliti salsicciotti . Solo la sella WTB non è il massimo per i nostri gusti . Voto 9 1/2 .

Motore e componenti elettronici : Lo Shimano Ep8 , come più volte detto in altre occasioni , è un ottimo motore come costruzione , peso , impermeabilizzazione e quant’ altro ma IMHO avrebbe bisogno di un aggiornamento firmware da parte degli ingegneri Giapponesi che togliesse quel fastidiosissimo muro alle rotazioni più alte e lo rendesse più pieno sotto ! L’ ormai famoso errore E010 sembra ormai un ricordo del passato … Speriamo . Un servizio d’ assistenza in Italia più efficiente è altrettanto auspicabile . Buone ma non eccezionali le percorrenze grazie alla batteria da 630 Wh . Voto 8 .

Finiture : Molto ben fatta anche se dobbiamo segnalare ad onore del vero qualche piccola problematica nel fissaggio del cavo del reggisella, un giro del cavo sensore di velocità che IMHO potrebbe essere realizzato meglio e una verniciatura abbastanza delicata . Voto 9 .

Valutazione rapporto qualità/prezzo : Per una E-MTB full carbon top di gamma con questo equipaggiamento il prezzo è allineato se non inferiore ai top di gamma della Concorrenza . Certo in termini assoluti sono tanti soldi e soprattutto non esiste una versione più povera con un prezzo d’ accesso più abbordabile … Del resto non ho mai visto delle Supercar con prezzi abbordabile e questa è sicuramente una SUPERBIKE !!! Voto 8 .

Note finali : La sospensione Delta è talmente “smooth” e progressiva che Ti sembra si fonda con il terreno stesso . Niente la scompone e la trazione in salita ha veramente dell’ incredibile così come l’ aderenza e lo stare incollata al terreno in discesa . Dopo anni di non uso di questo cinematismo mi ero dimenticato di come bene potesse funzionare e nel caso dell’ Epocalypse il tutto viene ancora ampliato e migliorato da un baricentro ancora più favorevole che sulle MTB tradizionali e da una geometria che rasenta la perfezione ! Penso che arrivati a questo punto abbiate già compreso che la Epocalypse è per me la miglior E-MTB che io abbia mai provato in questo ultimo anno . Del resto come diceva il buon Enzo Ferrari , la macchina , o la bicicletta migliore in questo caso , sarà quella che uscirà domani . Bellissima , velocissima , facilissima , poco affaticante , abbastanza leggera e montata molto bene : non credo oggi sul mercato ci sia di meglio … Ma domani è un altro giorno e si vedrà . Anche se sinceramente di Delta ce n’ è una sola 😉
Voto finale  130 su 140 (più 4 LODI) .

La via degli Abati in E-MTB .

06 Ott 2022

Scritto da Roberto Diani il 28 Settembre 2022 .

LA MIA “VIA DEGLI ABATI”

La voglia di esplorare il territorio, sempre a più ampio raggio d’azione, è la logica conseguenza dell’uso di una e-mtb.

Da quando mi sono trasferito sui Colli Piacentini ho cominciato a pensare in grande per quanto riguarda i miei percorsi che, col passare del tempo, mi hanno permesso di andare ben oltre i confini provinciali.

A partire dal percorso dal Colle di Santa Franca a Bardi (Parma) e ritorno. E’ stato proprio in una delle tante traversate per raggiungere il Castello di Bardi che mi sono imbattuto, per la prima volta, in uno strano segnavia che riportava la scritta “ABBOT WAY”.

Tornato a casa ho trovato informazioni dettagliate su questa gara podistica ultra trail che, ad anni alterni, parte da Bobbio (PC) o da Pontremoli (Massa Carrara) per raggiungere la località opposta passando, per l’appunto, da Bardi oltre che da Borgo Val di Taro.

Questa estate ho esplorato, in solitaria, il percorso.

Il primo obiettivo è stato raggiungere Borgo Val di Taro partendo da Santa Franca: partenza al mattino presto gustando il percorso, a tratti molto tecnico, che ho scelto tra i tanti possibili che portano al castello di Bardi in un ambiente montano dove, nei giorni feriali, è difficile incontrare anima viva.

Usciti dal bosco mi immetto sulla Strada Provinciale nei pressi dell’Oratorio di San Siro e, in meno di due chilometri, arrivo ai piedi del Castello passando per le strette ed animate vie del centro storico di Bardi.

Ho impiegato poco più di un’ora per completare questo tratto lungo 16 km con dislivelli +350 m e -960 m.

Dopo una breve sosta riprendo il sentiero che mi porta dritto al ponte sul Ceno.

Il selciato, parzialmente sconnesso mi porta ad immaginare la quantità di Pellegrini che nei secoli hanno percorso questa Via che collega le Abbazie da Pavia fino a Pontremoli, seguendo un percorso molto più impegnativo della più nota e frequentata Via Francigena.

Dopo il ponte, alla prima deviazione a sinistra continuo su asfalto per 500 metri, qui ha inizio una lunga salita che via via diventa più impegnativa a causa di cambi di pendenza e sassi smossi alternati a massi fissi.

In Località Osacca e, più precisamente, al B&B Albachiara la meritata sosta per pranzo e ricarica parziale della batteria. La Signora che gestisce il locale ci racconta che il caldo opprimente di questa estate ha ridotto drasticamente il numero di Pellegrini lungo la Via Degli Abati. Anch’io decido di prolungare la sosta per evitare di pedalare nelle ore più calde.

Il percorso è ben segnalato e i sentieri sono sgombri. Finché mi trovo a dover scegliere tra la via principale e la variante, scelgo quest’ultima perché apparentemente più breve ma, l’attraversamento di un torrente, mi obbliga a passaggi in modalità “Walk” e, addirittura, a brevi tratti che richiedono l’ausilio di corde alle quali aggrapparsi. Una decina di chilometri mi separano dalla periferia di Borgo Val di Taro. Qui, in Piazza Manara 7 ha sede l’Associazione “Via degli Abati”.

Soddisfatto per aver raggiunto il mio obbiettivo di giornata riprendo a pedalare in direzione opposta, questa volta su asfalto per tornare al punto di partenza: la strada è si più scorrevole ma il dislivello positivo è superiore si parte dai 411 m slm di Borgotaro ai 1.275 m slm del Passo di Santa Franca, per complessivi 52 km.

La voglia di arrivare fino a Pontremoli aumenta di giorno in giorno: la settima seguente parto di buon mattino, sempre dal Passo di Santa Franca seguendo la traccia registrata sul mio Garmin Edge 530 fino a Borgo Val di Taro.

Attraversato il ponte sul Taro proseguo su asfalto e poi su sterrato, il percorso risulta meno tecnico: i pensieri prendono il sopravvento sulla guida che non richiede impegno, la batteria dopo la breve ricarica alla sosta pranzo non mi crea patemi d’animo.

La mia Specialized Turbo Levo Comp Carbon non perde un colpo, tutto è sotto controllo!

Improvvisamente, poco prima del Passo del Borgallo (1.013 m slm) la pedalata diventa più impegnativa. Raggiunto il Passo telefono a mia moglie per avvisarla che può partire da casa per il rendez-vous a Pontremoli che ritengo ormai raggiungibile in breve tempo: niente di più errato, dopo il passo di solito comincia la discesa, non in questo caso, il sentiero caratterizzato dalla presenza di massi mi obbliga a sfruttare la modalità “Walk” per un lungo tratto inoltre, la vegetazione rigogliosa rende ancora più difficoltosa la camminata.

Il percorso ritorna ad essere pedalabile, ma la meta sembra allontanarsi. Comincio a tenere sotto controllo il livello della batteria riducendo il livello di assistenza. Ma la periferia di Pontremoli si intravede in distanza. Raggiunto il Centro Storico ne approfitto per consumare una meritatissima merenda.

Mia moglie ha scollinato dal Passo del Brattello, la vado ad aspettare al bivio che la immette nella Statale della Cisa.

Carico la Turbo Levo in macchina e ripartiamo in direzione Massa Marittima per una settima di vacanza tra mare ed escursioni in e.bike.

Durante il viaggio non posso trattenermi dal racconto particolareggiato della mia avventura.

Per completare il percorso della Via degli Abati mi resta solo il tratto da Bobbio a Bardi: 55 km e 2.500 m di dislivello positivo!

In una giornata di fine estate caratterizzata da temperature più fresche, ore di luce ridotte e terreno inumidito dalle prime piogge, prendo il via dal Ponte Gobbo.

Dopo poche centinaia di metri su asfalto il sentiero presenta tratti molto impegnativi sia per le pendenze sia per i sassi smossi resi viscidi dall’umidità mattutina che mi obbligano a superare alcuni tratti in modalità “Walk”. L’impatto “a freddo” di questo inizio di percorso non deve scoraggiare il Pellegrino: serve pazienza e volontà per superare questa come altre difficoltà che la vita ci propone.

I primi 15 km presentano un dislivello positivo pari a 1.187 m. Raggiungo Nicelli dopo 20 km, 3 dei quali davvero tosti!

Proseguo per Groppallo che raggiungo in 17 km circa caratterizzati da una lunga discesa alla quale seguono altrettanti km in salita per un totale di +542 m e -659 m di dislivello, completamente pedalabili grazie alle prestazioni della mia Turbo Levo. A Groppallo mi fermo per la sosta pranzo e parziale ricarica batteria.

Riprendo la Via per Bardi che, a differenza del percorso precedente è caratterizzato da brevi salite che si alternano a discese, superando senza difficoltà insormontabili i 21 km con +328 m e -686 m di dislivello.

Non mi resta che tornare a Bobbio su strada asfaltata: il sensibile dislivello positivo mi obbliga a risparmiare batteria, arrivo alla meta al tramonto con solo il 9% residuo.

L’ultima puntata della “Mia Via degli Abati” la programmo insieme al mio amico di vecchia data Ezio Baggioli, un veterano di Ultra Trail anche su Gravel muscolari.

L’idea è quella di partire da Bobbio e raggiungere Pontremoli possibilmente in una sola giornata.

Partiamo al mattino presto, in due è tutta un’altra avventura, bella da vivere così come lo è stata, in modo diverso, la mia esperienza in solitaria.

Purtroppo, nel tratto tra Bardi e Osacca Ezio rompe il cambio: i tentativi di ripristinare la funzionalità della trasmissione non hanno esito.

Telefono a mia moglie che ci viene a prendere e ci riporta a casa.

Il weekend successivo le previsioni di pioggia ci consigliano di rimandare a data da destinare il nostro Pellegrinaggio.

 

Bobbio Pontremoli 120 km e +5.000 Mt+ – Via degli Abati

Pontremoli Bobbio 120 km e +5.600 Mt+ – Abbot Way (ultra trail podistico)

 

info: viadegliabati@gmail.com  www.viadegliabati.com

Cannondale Moterra LT1 – Prova completa

21 Set 2022

Scritto da Gianni Biffi il 21 Settembre 2022 (Chilometri percorsi 489 – Periodo di prova 58 giorni) .

Dopo il primo contatto con la Moterra LT1 ( che potete leggere qui ) abbiamo continuato ad usare la stessa su vari percorsi conosciuti per avere un’ idea più completa del prodotto e per poter così dare un’ opinione il più veritiera possibile come nel nostro costume . Per chi non si ricordasse Vi rammentiamo che sulla Moterra LT1 della nostra prova abbiamo sostituito l’ ammortizzatore posteriore con un Ohlins TTX 22 M2 a molla, gli pneumatici con un Hillbilly Grid gravity T7 all’ anteriore e un Eliminator Grid gravity T7 al posteriore oltre ai “soliti” dischi freno BCA Y0D4 . Questi piccoli upgrade vengono da noi fatti solitamente su quasi tutte le biciclette o E-MTB che proviamo per avere sempre dei riferimenti il più possibile simili alle altre prove e poter così giudicare il prodotto secondo un protocollo di prova sempre il più vicino possibile alle altre prove effettuate . Alla fine , dopo più di 500 chilometri percorsi eccoVi le nostre impressioni come segue .

 

Estetica : la Moterra LT1 è sicuramente molto curata nella grafica con i suoi tre colori molto ben accoppiati . Quando l’ appoggiavo ad un albero a un muretto mi sono sempre soffermato a guardarla compiaciuto e molte conferme in tal senso sono arrivate dai miei compagni di uscita e da altri Bikers incrociati sui sentieri . Bella, bella, bella ! Voto 10 .

Posizione di guida : la posizione in sella è corretta anche se la Medium della prova risulta più corta di top tube in confronto ad altre realizzazioni . Per contro la Moterra LT1 non è per niente corta avendo un interasse dichiarato di 1242 mm con le ruote mullet e di conseguenza un carro abbastanza contenuto ( 452 mm ) . Voto 8 .

Sospensioni : la forcella Rock Shox ZEB Select+ e il leveraggio posteriore sono molto controllati e sostenuti tanto che non sembra nemmeno di essere su una 170 / 170 mm di travel ma su una E-MTB con corse più corte . Nonostante l’ adozione dell’ ammortizzare Ohlins TTX2 M2 , come già detto sopra , il carro è veramente molto fermo in pedalata e sui piccoli urti tanto da conferire alla Moterra una pedalabilità e una risposta alle accelerazioni secondo forse solo a un’ altra realizzazione sul mercato : una sospensione molto rigida e controllata che molto potrà piacere a chi ricerca grandi prestazioni in spinta come gli agonisti ma che per me , comune mortale , è veramente sin troppo rigida . Insomma se cercate una E-MTB da Enduro del tipo “schiacciasassi” forse sarebbe meglio guardare altrove, mentre se cercate prestazioni in pedalata e spinta questa è la Vostra E-MTB !  Voto 6,5 .

Salita scorrevole : il nuovo motore Bosch CX Flow con il nuovo livello d’ assistenza AUTO è veramente una bomba e unito alla sospensione così rigida permette velocità d’ ascesa sconosciute a altri prodotti . Voto 9,5 .

Salita tecnica : avendo installato il livello d’ assistenza AUTO sul motore Bosch CX Flow abbiamo dovuto rinunciare ad un altro livello e la nostra scelta personale , dopo alcune prove , è stata quella di rinunciare all’ E-MTB e quindi ad uno dei due livelli dinamici poiché con l’ assistenza impostata su AUTO si sale velocemente anche su sentieri tecnici a condizione di avere grande prestanza fisica e puntare gli ostacoli con decisione . Se invece si volesse guidare in punta di piedi meglio usare un Turbo basso e sfruttare la funzione Extended Boost ivi presente con la solita reattività alla spinta riservata a questa funzione . Oltre a questo dobbiamo anche considerare la trazione da riferimento assoluto nella categoria mullet bikes : la meno mullet delle mullet sino ad oggi testate ! Voto 8 .

Single-track : la LT1 corta non è ma grazie ad un buon bilanciamento dei pesi e alla ruota da 27,5″ al posteriore gira come fosse una E-MTB più corta pur senza raggiungere i livelli della Focus Jam2 7.9 che consideriamo il vero riferimento assoluto in queste situazioni . Voto 8 .

Discesa scorrevole e fluida (veloce) : anche in questo caso le sospensioni molto controllate richiedono grande prestanza fisica per poter correre veloci ma comunque la LT1 passa sopra tutto e non si scompone mai . Voto 7 .

Discesa tecnica e stretta : con un interasse lungo e un peso non certo contenuto la Moterra gira con qualche difficoltà ma comunque si difende non male In confronto ad altre realizzazioni Enduro a corsa lunga precedentemente provate . Voto 7 .

Frenata : i freni  SRAM CODE RSC a 4 pistoncini con i dischi originali sono più che adatti alle caratteristiche della E-MTB . Con i dischi freno BCA #YoD4 che abbiamo montato la qualità della frenata è sicuramente migliorata di parecchio a discapito della durata delle pastiglie freno . Voto 7 .

Rigidità : Molto rigida considerando anche la tipologia del carro posteriore a 4 punti d’ infulcro . Voto 8 .

Dotazione : A parte le ruote di serie assolutamente non adatte a un uso gravity e all’ ammortizzatore posteriore di serie per il resto riteniamo sia un’ ottima dotazione in base al punto prezzo . Voto 8 .

Motore e componenti elettronici : il nuovo Bosch CX Flow con la sua batteria da 750Wh è sicuramente l’ unità motrice più performante sul mercato tra quelle di serie . I suoi due livelli dinamici ma soprattutto il nuovo livello AUTO ne fanno un riferimento assoluto . Con l’ assistenza su AUTO si percorre veramente tanta strada con il minimo sforzo . Voto 10 .

Finiture : di ottimo livello . Voto 8 .

Valutazione rapporto qualità/prezzo : molto buono considerando quant’ altro presente sul mercato . Voto 9 .

Note finali : la LT1 è una E-MTB tuttofare che si comporta bene in ogni dove senza però mai eccellere in nessun settore specifico dello spettro d’ utilizzo se non per le prestazioni eccezionali del motore Bosch Flow System . Come chiaramente scritto richiede , per andare veloci , una prestanza fisica da agonista mentre si lascia condurre facilmente se non si pretende di farla correre veloce . La scelta di avere un carro con una curva molto regressiva nella parte iniziale della corsa le conferisce una pedalabilità molto buona e una capacità nei rilanci da riferimento .
Voto finale 114 su 140 .

 

First ride Evil Bikes – The Epocalypse

02 Set 2022

Scritto da Gianni Biffi il 2 Settembre 2022 .

(Etimologia del nome Apocalisse – Scritto da “Ezio Freakrider Baggioli” il 1 Settembre 2022)

 

Erano ormai quasi 2 anni che avevo sentito parlare della E-MTB di Evil Bikes e più e più volte mi era stata promessa una bici in test dall’ amico Luismi . Quindi questa first ride è stata una di quelle cose più attese e desiderate della mia pur longeva vita da biker ; ricordavo con grande soddisfazione l’ utilizzo del sistema sospensivo Delta disegnato dal genio di Dave Weagle nell’ ormai lontano 2009 (acronimo di “Dave’s Extra Legitimate Travel Apparatus”) ma si sa che passando il tempo senza l’ utilizzo di un sistema sospensivo i ricordi – buoni o cattivi che siano e per il sistema Delta erano tutti buonissimi ricordi – vengono affievoliti dal tempo stesso . Quando finalmente la scorsa settimana sono arrivate in Pro-M le prime Epocalypse , questo il nome della prima E-MTB di Evil Bikes , non stavo letteralmente più nella pelle !!! Non vedevo l’ ora di assemblarne una e di poterla portare in giro sui sentieri .

Detto fatto : Martedì 23 Agosto 2022 ero sui Piani dell’ Avaro per scendere per la prima volta con la mia Epocalypse sulla Terza dell’ Avaro , sentiero a me ben conosciuto , in sella alla bimba . Devo confessarVi che la prima uscita non ha scatenato in me nessun particolare entusiasmo o altro poiché la forcella non lavorava certo come una buona forcella anche se la sospensione Delta invece mi confortava con un assorbimento e una capacità di copiare il terreno già molto buona . Rientrato a Milano provvedevamo insieme all’ amico Oscar a ripristinare i livelli di olio di lubrificazione della Fox 38 Factory della Epocalypse scoprendo che spugnette e foderi erano quasi privi di lubrificazione … Ok ad una bella donna come la Epocalypse si poteva anche perdonare : il giorno dopo eravamo di nuovo sui sentieri dell’ alta valle Brembana e finalmente iniziavo a parlare con la mia compagna !

A queste prime due uscite ne sono poi seguite altre 5 (per un totale di 232 Km) sui più disparati sentieri del Nord e anche in Svizzera e posso confermarVi che mi sono innamorato ancora una volta , come in passato , della sospensione Delta ! Posso affermare che forse avere un sistema Delta corrisponde ad avere il miglior sistema sospensivo per una E-MTB ad oggi ! Infatti la sospensione , pur bobbando leggermente nel pedalato … Ma chi se ne frega tanto ho un batteria e un motore , ha una trazione in salita che sinceramente è commovente da tanto bene sembra spingerTi su ogni ostacolo del sentiero ma , sopra ogni cosa , ha una capacità di superare gli ostacoli in discesa e di galleggiare su di essi che mi ha fatto sorridere e godere come con nessun altra mai provata !!! Scendere sullo sfaciume del sentiero che dal Passo dell’ Uomo scende al Passo del Lucomagno mi ha veramente impressionato : immaginate un torrente in secca con pietroni e pietre in ogni dove e provate a scendere in punta di piedi nei tratti più scassati per non rovinare i magnifici cerchi in composito Loopholes di Evil stessa e il sistema Delta Vi porterà magicamente fuori da ogni buca, gradino, pietrone e altro come nessun altro sistema del pianeta !!! Questo è il sistema Delta : grazie Dave !

Ma torniamo alla E-MTB stessa : full carbon, una linea bellissima, un peso di soli 21,920 chili, una colorazione e un’ eleganza a dir poco commovente, un montaggio al top con appunto i cerchi in composito Loopholes allacciati a dei mozzi Hydra di I9, unità sospensive Fox Factory Kashima, un gruppo completo XT e un magnifico reggisella Bike Yoke da 160 mm ( potete trovare tutte le specifiche al seguente link ) completano la bellissima “bimba” . Nelle geometrie spiccano le seguenti quote : angolo di sterzo regolabile tramite un semplice flip chip da 65,3° in LOW a 64,6° in EXTRA LOW , angolo sella da 77° , carro corto da 442 mm e interasse di 1231 mm .

Sui sentieri la Epocalypse è una vera goduria, oltre all’ incredibile trazione e capacità di superare gli ostacoli , la E-MTB è super rigida , super veloce e anche abbastanza maneggevole con il flip chip in posizione LOW che abbiamo usato in queste prime sette uscite . E inoltre è veramente bellissima tanto che non ho sentito nessuno ne in presenza ne sul web dire che non gli piace !!!

A questo punto , super gasato dal sistema Delta , continuerò a testare la Epocalypse switchando magari su altri prodotti con diversi sistemi sospensivi nel frattempo per meglio comprendere se si tratta di un’ infatuazione passeggera oppure se è tutto reale 🙂

Stay tuned !

 

Etimologia del nome Apocalisse – Scritto da “Ezio Freakrider Baggioli” il 1 Settembre 2022

 

Il sostantivo Apocalisse genera nel genere umano pensieri nefasti, visto che il termine ci é stato rivelato nel libro di S. Giovanni evangelista sul futuro dell’umanità che a scriverla proprio tutta, tanto tanto bene non se la passerà, ma le profezie spesso e volentieri lasciano il tempo che trovano come un temporale in bicicletta a fine giro, dura quanto basta per ritrovarsi mezzi bagnati davanti ad una birra con i compagni di giornata.

Il significato più calzante che l’etimologia ci regala é il sostantivo greco antico composto “apokàlipsis” (letteralmente non nascosto) è rivelazione, quindi non necessariamente negativo: la bici del mio test Evil Apocalypse ne è il più fiammeggiante esempio (burning Evil… starebbe in bella vista nel loft di Lucifer Morningstar al Lux).

Una RIVELAZIONE senza mezze misure, tutta maiuscola in ogni sua forma. Di indubbia bellezza e proporzione nelle forme, viene esaltata dal carro Delta che ci propone un design muscoloso ed allo stesso tempo sinuoso, pennellato da una verniciatura affascinante dal nome piccante, ipnotica quanto il demone Mazekeen.

Una RIVELAZIONE per come coniughi peso, prestazioni e ti fa partecipe di doti soprannaturali che desideri tanto quanto impugni il manubrio da 800 mm, ma sono frutto dell’equilibrio generale e della “diabolica” sospensione Delta (in matematica indica una differenza finita tra due valori e qui la scelta del nome non è così casuale), le vere ali della nostra Apocalipse.

Una RIVELAZIONE perché quando inizi a cavalcarla non vorresti più scendere, come se tu fossi nella città  d’ argento con i cori dei Serafini ogni volta che inizi una discesa.

Una RIVELAZIONE perché pur quanto molto vicina alla perfezione ha un risvolto umano come in Lucifer Morningstar e ce la fa amare all’inizio con il giusto distacco ma poi altro non possiamo fare altro che farci trasportare dalla passione e come sapete brucia…

 

First ride Cannondale Moterra NEO LT1

15 Ago 2022

Scritto da Gianni Biffi il 14 Agosto 2022 .

Doveva arrivare a Dicembre 2021 poi i soliti ritardi sulle consegne dei materiali hanno fatto slittare più e più volte la consegna effettiva ma finalmente a fine Luglio 2022 la nostra Moterra NEO LT1 in taglia Medium è arrivata in Pro-M . La nuova Moterra NEO LT1 diciamo subito che non è nemmeno lontana parente della vecchia Moterra : è completamente nuova a partire dal triangolo anteriore in carbonio , nuovo il carro a lunghezza variabile in base alla taglia , nuovo il leveraggio della sospensione posteriore con corsa alla ruota di 165 mm , nuova forcella Rock Shox ZEB Select+ da 170 mm e nuovo il motore Bosch CX Flow e la batteria da ben 750 Wh . Per quanto riguarda equipaggiamento e geometrie Vi rimandiamo al sito ufficiale Cannondale (clikkate qui) .

Le quote che più balzano all’ occhio sono l’ angolo sterzo da 64° , l’ angolo effettivo sella vicino ai 77° , il reach da 446 mm , l’ interasse da 1242 mm che insieme al posizionamente fortemente inclinato all’ indietro del motore Bosch CX4 offrono un ottimo bilanciamento generale del mezzo sulla carta e per sgombrare il campo dai dubbi Vi confermo che , anche sul campo , il lavoro fatto dagli ingegneri di Cannondale ha dato i risultati sperati . Quindi montata la Moterra non senza qualche difficoltà dovuta al cuscinetto inferiore dello sterzo mal assemblato e al dover smontare il motore per poter sfilare il cavo del faro anteriore (un ottimo Lezyne Super HB STVZO E1000 w) che farà al gioia degli Utenti del nord Europa ma che poco è accettabile sul mercato Italiano per una E-MTB votata all’ Enduro , abbiamo provveduto come d’ abitudine a sostituire sulla nostra Moterra le gomme con una Hillbilly Grid Gravity da 2.3 in mescola T7 all’ anteriore e una Eliminator con medesime caratteristiche al posteriore : una coppia di pneumatici ormai collaudata che ci permette di confrontare le biciclette in prova con le stesse “scarpe” . Ovviamente abbiamo anche provveduto alla sostituzione dei dischi freno con i “soliti” e super performanti BCA Y0d4 nelle stesse misure usate dal Costruttore .

Discorso a parte invece per le unità ammortizzanti delle sospensioni dove al posteriore abbiamo subito sostituito il Rock Shox di serie con un Ohlins TTX22 m2 da 230 x 65 mm ottenendo così una corsa effettiva di 170 mm alla ruota , mentre all’ anteriore abbiamo dovuto lavorare non poco sulla Zeb Select+ per ottenere una scorrevolezza e una progressione come piace a noi . Nella forcella consigliamo di controllare sempre se c’ è olio di scorrimento e lubrificazione degli steli sufficiente e consigliamo anche l’ uso di uno spiedino di polimeri per ottenere la progressione che desiderate .

Dopo quasi 250 chilometri percorsi nelle più svariate condizioni e tipologie di sentieri possiamo dirVi che la Moterra LT1 si pedala come poche altre E-MTB : mi ricorda molto la Yeti SB160E per la stabilità in pedalata della sospensione posteriore anche con il TTX22 tutto aperto ! Veramente uno dei riferimenti del settore che conferiscono alla stessa una capacità anche nei rilanci veramente eccezionale ! Ottima anche la trazione anche in considerazione del fatto che la Moterra LT1 è una mullet a differenza delle altre Moterra e , pur non raggiungendo la trazione di una ruota da 29″ , le caratteristiche della sospensione posteriore le conferiscono una trazione veramente tra le migliori del settore con ruota piccola al posteriore . Inoltre da sottolineare il fatto che non mi sono mai sentito appeso al manubrio come in altri prodotti con ruota posteriore da 27,5″ , segno di una corretta posizione in sella . Insomma è la meno mullet delle mullet che ho provato 🙂

Ovviamente il prezzo da pagare per avere pedalabilità e trazione di questo livello è una sospensione un pochino pigra negli assorbimenti che comunque sia grazie ai suoi 170 mm di travel alla ruota e all’ ottimo Ohlins TTX22 m2 passa comunque su tutto con estrema facilità anche se la sensazione sia di avere una sospensione dal travel più corto . Le quote geometriche della bicicletta molto bilanciate conferiscono poi alla Moterra LT1 un’ ottima stabilità sul veloce e una buona maneggevolezza anche grazie alla ruota piccola al posteriore .

Il sistema motore / batteria Bosch CX4 Flow si pone , come più volte detto , al vertice della categoria con i due livelli d’ assistenza centrali dinamici (E-Tour+ & E-MTB) e Eco e Turbo facilmente regolabili dall’ app del Vostro telefonino . Nessun altro motore di serie sul mercato ha secondo il mio modesto parere prestazioni , facilità di pedalata e autonomia come questa unità !

Il gruppo Shimano XT , i freni Sram Code RSC a condizione siano accoppiati con dischi performanti e il resto dell’ equipaggiamento della E-MTB sono allineati al prezzo di vendita molto competitivo in confronti di altre realizzazioni al top del catalogo di altri costruttori . Per finire la grafica e la verniciatura della nostra LT1 sono quanto di più divertente e ben realizzato sul mercato : andando in giro per le nostre montagne ho spesso ricevuto apprezzamenti del tipo molto bella o bellissima da chi ci ha incontrato !

Il test comunque continuerà ancora nelle prossime settimane : stay tuned !!!

 

All Around E-MTB in Valle d’ Aosta : resoconto finale .

19 Lug 2022

Scritto da Roberto Diani il 17 Luglio 2022 .

 

La AA200 non è semplicemente una gara è molto di più: durante i cinque intensi giorni della manifestazione tra organizzatori, addetti ai lavori e Bikers è si è costituita una comunità itinerante e coesa che ha favorito il superamento delle tante e variegate difficoltà che abbiamo via via incontrato.

Gli atleti, a partire da quelli che puntavano al podio, sono stati un esempio di sportività: il primo a prestare aiuto a Martino Fruet, dopo la rottura del cambio, è stato proprio Andrea Garibbo, il suo principale avversario.

Al termine della seconda tappa, persa ogni speranza di vittoria, Martino ha avuto solo per un attimo la tentazione di ritirarsi. Le ultime due tappe le ha vissute da protagonista, solo un errore di percorso lo ha privato della vittoria di giornata della terza tappa, ma si è ampiamente ripreso nell’ultima frazione.

Photo : Morgan Bodet

Dal Canto mio, non essendo ufficialmente in gara, ho avuto la possibilità di partire in scia al primo, stare in sua compagnia per qualche km, recuperare in attesa del secondo e così via fino a trovare un compagno di viaggio con lo stesso mio passo. In questo modo ho potuto valutare  sia gli atleti di punta sia godermi la compagnia del concorrente con il quale condividere le difficoltà, la sontuosità delle bellezze naturali della Valle d’Aosta e i tratti più tecnici sia in discesa sia in salita dove poter esprimere le personali abilità di guida.

Il concorrente più completo, senza ombra di dubbio, risponde al nome di Martino Fruet, forte in salita e nei falsopiani, dove è in grado di andare ben oltre l’assistenza del motore, con la sua Lapierre Overvolt GLP2 con batteria da 500 Wh; fortissimo in discesa, forse, in alcuni tratti, fin troppo irruente, è stato il vero mattatore della competizione ma, non sempre il più forte vince. Sicuramente si ripresenterà al via della prossima edizione per, facendo buon uso di questa esperienza, puntare alla vittoria che, in questa prima edizione, gli è sfuggita di mano.

Onore a Andrea Garibbo che ha vinto meritatamente per la continuità delle sue prestazioni e a Franco Edoardo che ha chiuso in seconda posizione. Sul terzo gradino del podio è salito il coriaceo olandese Rob Meeuwessen.

Nadine Sapin, moglie della mia vecchia conoscenza Francois Dola, è stata la grande rivelazione di questa competizione: in salita ha dimostrato di essere la più forte del lotto: non è riuscita a salire sul podio perché, oltremodo, penalizzata dai tratti a spinta e, sopratutto, dall’estenuante “portage” dell’ultima tappa.

Prima di iniziare questa avventura il mio obiettivo principale era di portarla a termine senza dare fondo alle mie, ormai diminuite, potenzialità atletiche, cercando di esprimermi al meglio sui terreni tecnici a me più congeniali.

Nelle prime due tappe, la poca confidenza con la mia nuova Specialized Turbo Levo Comp Carbon mi ha consigliato di limitare il livello di assistenza per non rischiare di rimanere a secco prima di tagliare il traguardo; in questo modo ho concluso le  tappe con il 38% della batteria il 1° giorno ed il 35% il 2°. Dalla terza tappa in poi ho aggiustato il tiro dando fiducia alla batteria da 700 Wh (meglio tardi che mai!), proprio in tempo per affrontare la tappa più dura, con evidenti vantaggi a livello fisico che mi hanno consentito di migliorare le mie prestazioni sia sulle salite sia sulle discese più tecniche.

Alla fine della 4 tappa ho assaporato il piacere di aver portato a termine la mia personale impresa, soffrendo il giusto dove era necessario, senza imprecare contro chicchessia anzi,  ringraziando gli organizzatori, Luca Santini in primis, per avermi dato la possibilità di vivere questa intensa avventura. Al momento non mi sono posto il problema se partecipare o meno alla prossima edizione.

Anche per la Turbo Levo è stato un test probante, superato a pieni voti, senza il ben che minimo inconveniente: oltre alle cure di routine a fine gara, ho provveduto, precauzionalmente, alla sostituzione delle pastiglie del freno posteriore, già parzialmente usurate prima della partenza.

Photo : Morgan Bodet

A livello geometrico la mia Specialized ha confermato le mie previsioni, mettendomi a disposizione un mezzo con il giusto compromesso tra l’agilità necessaria nelle salite più tortuose (ne ho dovuto superare una caterva nelle 4 tappe) e la stabilità per affrontare in pieno controllo le discese più impervie, lungo le quali mi sono divertito al di la delle mie più rosee aspettative.

Le ruote con inserto e mescola morbida (T9) mi hanno consentito di viaggiare in piena tranquillità anche sui terreni a forte rischio pizzicatura senza rinunciare a livelli di smorzamento e trazione ottimali.

La trasmissione, con rapporti apparentemente troppo corti (32×10/52) per una ruota posteriore da 27,5×2,6”, si è dimostrata azzeccata: anche quando la fatica ha preso il sopravvento sono riuscito a mantenere cadenze superiori a 75 pedalate al minuto,  condizione ideale per aumentare l’autonomia.

Durante la gara ho utilizzato, sistematicamente, la possibilità di gestire l’aumento o la diminuzione del livello di assistenza per step del 10%. In questo modo, oltre alla miglior gestione della batteria, ho trovato il modo di ottenere, manualmente, l’effetto della progressione dinamica dell’assistenza al quale ero abituato con le e-bike da me usate in precedenza, a tutto vantaggio della possibilità di superamento degli innumerevoli tratti al limite del pedalabile che ho incontrato nelle quattro giornate di gara.

La mia Turbo Levo Comp Carbon in asseto gara, con pedali, portaborraccia, borraccia, Garmin con staffa dedicata, inserti e liquido sigillante su entrambe le ruote e gomma posteriore con mescola T9 e carcassa Gravity pesa 23,130 kg.

Molto positivi anche i riscontri sulla funzionalità delle protezioni, a partire dal casco Specialized Tactic MIPS leggero, ventilato e comodo. Così come il corpetto, le ginocchiere e le gomitiere Fox Enduro D30 che mi hanno lasciato la massima libertà di movimento e sono rimasti, saldamente, nella posizione corretta per l’intera giornata.

Conclusa questa manifestazione che ha proposto agli organizzatori una serie di problematiche, mi sento di trarre alcune mie personalissime conclusioni. A partire dal Format originale di questa gara che ha spiazzato alcuni concorrenti che, probabilmente, non si aspettavano di dover superare impegnativi tratti a spinta e, addirittura i 50 m di dislivello finale di “portage”. Detto questo bisogna considerare l’orografia della Valle d’Aosta che propone scenari indimenticabili ma che pone severe condizioni per superare i valichi oltre i 2.700 m di altezza: non c’è alternativa se si vuole organizzare un giro ad anello!

Un problema che è emerso ed andrà risolto in modo più funzionale, riguarda la segnalazione di alcune deviazioni: l’utilizzo del mio Garmin 530 mi ha permesso di seguire la traccia con precisione nella maggior parte del tracciato. E’ chiaro che in un single track in discesa mi concentravo sul percorso, dimenticando di seguire le indicazioni del GPS: in queste situazioni, peraltro numerose nelle quattro tappe, le deviazioni vanno segnalate con la massima precisione, cosa che non sempre ho riscontrato e che ha creato problemi soprattutto agli atleti di punta.

Photo : Morgan Bodet

Il mio bilancio personale alla fine della manifestazione è decisamente positivo: la consapevolezza di non essere più un atleta in piena forma mi ha consigliato prudenza, ma strada facendo, ho capito che i miei limiti psico/fisici erano molto superiori alle mie aspettative. Durante le quattro impegnative tappe sono rimasto continuamente presente a me stesso, concentrato nel “Qui ed Ora”, condizione indispensabile per affrontare il susseguirsi delle innumerevoli difficoltà tenendo tutto sotto controllo e gioire degli innumerevoli tratti tecnici sia in salita sia in discesa che il percorso mi ha proposto.

Concludo con questa riflessione, che penso possa essere condivisa con gli altri partecipanti: affrontare questa impresa con slancio gioioso e portarla a termine con vitale entusiasmo, è un grande insegnamento per affrontare la vita nella sua quotidianità.

All Around E-MTB in Valle d’ Aosta : report di gara .

14 Lug 2022

Scritto da Roberto Diani il 13 Luglio 2022

 

Da Cogne a Cogne in quattro impegnative tappe caratterizzate da un originale format  di gara che ha messo a dura prova Bikers e attrezzature, regalando autostima e grande soddisfazione a tutti coloro che, superando difficoltà di diversa natura, hanno raggiunto la meta.

Il 5 Luglio, terminate le operazioni preliminari, si è svolto il prologo che ha determinato la griglia di partenza della prima tappa. Il, pur breve, percorso ha evidenziato le reali forze in campo, messe in fila da Martino Fruet.

Photo credit : Mario Pierguidi

 

La 1° tappa da Cogne al Forte di Bard è risultata la meno traumatica delle quattro: 50 km con D+1.500 m e D-2.800 m.

Dopo un singletrack ai piedi del Gran Paradiso è iniziata una lunga salita pedalabile (1000 m D+ in 14 km), dopo la quale è iniziato un’ altro singletrack via via più impegnativo che in 4,5 km ha portato al Colle Fenetre  (2.826 m). Dopo 15 km di discesa su terreni misti, a Champourcher, termina il tratto cronometrato, che ha visto Martino Fruet primeggiare in 1 ora e 33 minuti, ben 7′ 22” di vantaggio sull’olandese Meeuwessen. Poi il trasferimento su asfalto per raggiungere Bard. Dal Borgo medievale al Forte si è svolta la crono in salita che ha decretato in Andrea Garibbo il “Forte del Forte” che ha inflitto 1” di distacco a Martino.

 

Con la 2° Tappa da Gressoney La Trinitè (raggiunta con trasferimento su navetta) ad Antey Saint Andrè la gara sale di livello sia atletico sia tecnico: 60 km, 2.400 m D+ e 3.000 m D-.

Si parte su un divertente singletrack. Poi comincia la lunga salita su “gippabile” fino al Colle di Bettaforca (2.660 m). La discesa successiva presenta tratti decisamente impegnativi (è qui che Fruet rompe il cambio probabilmente per l’eccessiva irruenza con la quale ha affrontato il percorso pieno di insidie). Al km 18 si risale fino a quota 1.985 m. Dopo un sentierino tecnico si pedala in falsopiano sino al punto di sosta e ricarica della batteria presso la Tchavana di Metzan a 2.005 m.

Dopo 2 ore di sosta si riparte passando, con l’aiuto di una torcia, attraverso 14 tunnel privi di illuminazione,

L’arrivo è ancora distante e si raggiunge su terreni diversi con alternanza di salite e discese fino ad Antey.

L’incidente meccanico pregiudica definitivamente la classifica di Martino Fruet a tutto vantaggio Di Andrea Garibbo. Sempre più sorprendente la francese Nadin Sapin attualmente in 3° posizione assoluta.

Photo credit : Evi Garbolino

 

La 3° tappa è la più impegnativa, più corta della precedente ma più tecnica, da Antey a Valpelline passando dalla Valle di Saint Barthelemy: 47,6 km, 2.144 m D+ e 2.220 m D-. Ai 57 Bikers che hanno preso il via da Cogne se ne sono aggiunti altri 30 che ci faranno compagnia per le ultime due tappe.

Si sale per 23 km su terreni misti fino al punto di ricarica situato ai 2.000 m del rifugio Magià. Si riparte dopo 2 ore su una salita molto impegnativa con tratti “Walk”. Ancora salita pedalabile poi inizia il tratto più faticoso e tecnico. Superato il Colle Chaleby (2.676 m) si prende una discesa insidiosa (D-120 m). L’ultima ascesa al Colle Vessonaz (2.775 m 220m D+) è una sofferenza ampiamente ripagata dalla lunghissima ed entusiasmante discesa (1.500m D-) con i primi 300 m di dislivello molto impegnativi anche per la fatica accumulata.

Andrea Garibbo si conferma leader; un errore di percorso toglie a Fruet la parziale soddisfazione del miglior tempo di giornata.

 

Ultima Tappa da  Valpelline, Aosta, Pila con arrivo a Cogne: 39 km, 1.303 m D+ e 1.947 m D-

E’ una tappa atipica: si parte con un trasferimento alla Piazza Chanoux di Aosta con sosta e colazione. Da qui ci si trasferisce alla partenza della risalita in ovovia per Pila (1.874 m) da dove ha inizio la gara vera e propria. Dopo i 3 km dell’anello xc, allestito nel Pila Bike Park (molto tecnico) si pedala su poderale fino ai 2.251 m dell’alpeggio Plan dell’ Eyve. Da qui comincia un singletrack che si inerpica fino ai 2.806 m del Col Tsa Setze: l’inizio è tecnico ma ben presto si trasforma in una tortura con gli ultimi 80 m di dislivello impossibili, molti sono costretti al portage, gli altri arrancano. Ma, anche in questo caso la fatica è ampiamente ricompensata con una discesa godibile con ben 1.300 m D- fino a Cretaz. Ancora qualche pedalata ed ecco il meritato traguardo di Cogne.

Photo credit : Morgan Bodet

Martino Fruet è il vincitore di giornata ma è Andrea Garibbo a primeggiare in classifica generale; il podio è completato da Edoardo Franco e dall’olandese Rob Meeuwessen; quarta assoluta la francese Nadin Sapin.