Pro-Meide – Libro IV – E(Bike)volution

Libro IV – Cap. VI

E(bike)volution

Mardì Gras oltre essere il giorno dove non per caso si consumano le chiacchiere è l’occasione dell’ultimo minuto per fare scherzi, il detto “a carnevale ogni scherzo vale” non l’avranno coniato solo per far sì che fuori delle scuole gli studenti consumino confezioni di schiuma da barba sulle ragazze all’uscita, inermi vittime sacrificali della giornata. Quel Martedì 9 Febbraio 2016 , Gianni vedendo nelle telecamere di controllo un furgone nero con la grande S non si immaginava che cosa i due baldi giannizzeri di Ermanno avessero in serbo per lui: non si attendeva nulla in particolare, la novità dell’anno di Specialized la Stumpjumper 29″ presentata il 15 maggio 2015 a Laces in val Martello sotto il cappello del gruppo dell’Ortles era già in casa in tutte le sue declinazioni, la E-Bike della seconda generazione, laTurbo Levo, era in consegna solamente a metà Marzo quindi che altro attendersi?

Si alzò dalla sua postazione dove stava selezionando un paio di video da pubblicare nel corso della giornata sulla pagina Facebook, scese la scala rossa fiammante dove sotto stavano dormienti un paio di Fat-Bike e si ritrovò in cortile trovandosi di fronte Silvio, il “Magister” di SBCU e Ledo, il responsabile del settore “Engines” della filiale Italiana di Specialized. Una coppia del genere poteva solo coniugarsi a qualcosa di nuovo oppure una richiesta di qualche loro oscura necessità e Gianni propendeva per la seconda. Entrambi avevano un sorriso che stava a metà tra lo scherzo di carnevale e la consapevolezza di coloro che sanno che faccia avrebbe fatto Gianni quando avrebbe compreso il motivo della loro venuta. “Gianni ciao, questo non è uno scherzo di carnevale anche se il giorno lo permette visto che è martedì grasso, siamo qui per un altro motivo.” Gianni negli occhi di Ledo riusciva leggere una sorta di malcelata eccitazione mentre lo salutava. “Quindi siete qui gita, non avevate di meglio da fare questa mattina oltre che mangiare le chiacchiere cotte al forno non fritte perché lavorando per un marchio di biciclette, il fisico vuole la sua parte.” Era di buon umore Gianni quel mattino e si sentiva dal tono sereno ed ironico delle sue risposte. Silvio nel frattempo era tornato al furgone, rientrando in cortile tenendo per il manubrio una bicicletta connotata dai pneumatici da 3.00″ ed allietata da una colorazione verde che faceva tanto l’inno alla Primavera.

“Gianni, sapendo che la tua passione è l’E-Bike e che di solito passi il tempo, non tutto immagino, a fare prove di prodotto, ti abbiamo portato la Turbo Levo da provare: tu sei il primo a farlo di chi non fa parte di Specialized ovviamente. Ho aggiornato il firmware all’ultima versione quindi potrai fare tutte le tue prove e dare le tue personalissime valutazioni. Ci sentiamo se tu avessi necessità, scarica l’ app “Mission Control” sul telefono mi raccomando!” Nemmeno un chilo di gelato avrebbe fatto Gianni più felice!!! “Vi ringrazio, ma posso pubblicare foto, impressioni o debbo aspettare?”
La domanda era come sempre d’obbligo, in fin dei conti era il primo esemplare e non si avevano ancora riscontri in rete. “Ermanno ha detto di riferirti che poi fare quello che vuoi, pubblicare foto, impressioni di guida… L’unica cosa che gli piacerebbe avere è un report sulla Levo. Vedi tu come farlo, noi aspettiamo le tue conclusioni sul prodotto.” Silenziosi come erano arrivati da buoni giannizzeri se ne andarono.

Gianni chiamò Oscar che fece capolino dalla porta sul cortile dell’officina attento alle indicazioni che Gianni gli avrebbe impartito, nemmeno lui si sarebbe atteso di vedere quel giorno la Turbo Levo: vista l’aveva vista sì ma in foto, dal vivo era sicuramente un’altra cosa. “Accidenti non sembra nemmeno un E-Bike! Rispetto a quelle che abbiamo in negozio questa è assolutamente di un altro pianeta. Con i pneumatici da 3.00′, il tubo obliquo che contiene la batteria sembra quello di una muscolare… Sembra una Stumpjumper sotto estrogeni.” Oscar era a conoscenza del prodotto, ma come con la Stumpjumper 29″ anche con la Turbo Levo era rimasto spiazzato, le aspettative si erano rivelate inferiori al risultato.  “Per favore, controlla tutto domani all’ora di pranzo esco qui in Montagnetta per una prima sgambata, tanto per capire come va. Poi dopodomani la caricherò sul furgone ed andrò a Pollino per una prova più approfondita.”Gianni ritornò in ufficio moto soddisfatto dall’ingaggio di una nuova sfida, se assomigliava anche solo per metà alla Stumpjumper sarebbe stato sufficiente per decretarne il successo.

“Pà sono convinto che questa farà il botto di vendite, vedi come stanno crescendo le richieste delle Haibike assistite questa oltre tutto è pure bella da vedere, spero che l’ordine che abbiamo fatto sia sufficiente.” Alberto salutò cosi suo padre che all’ora di pranzo si apprestava a scalare la cima della vetta di San Siro. Batteria carica, settaggi Mission Control attivi, pressione pneumatici fatta, assetto sospensioni perfetto, la prima presa di contatto aveva inizio. Gianni attraversò la via Gallarate e da subito si accorse di un funzionamento a singhiozzo del motore, assisteva strappando senza alcuna fluidità sembrava affetto da disturbi della personalità, non sapeva con quale parte stare. Conoscendo bene ormai i motori elettrici che assistono la pedalata gli venne spontaneo pensare che avesse un malfunzionamento della gestione software. non aveva voglia di perder tempo, fece una bella inversione ad U sulla rampa che porta alla sommità della Montagnetta e ritornò in Pro-M non direi inviperito ma meglio fosse accaduto in quel luogo che altrove, in fin dei conti erano 5 minuti dal 108.

“Ledo, guarda che sono uscito all’ora di pranzo e non va bene… Va a strappi non è fluida per niente… Così non la posso nemmeno usare.” Gianni appena rientrato chiamò per mettere al corrente (!) il responsabile della sezione Engines del problema riscontrato.
“Gianni vieni qui subito, credo anzi sono sicuro di sapere qual’ è il problema…  Mi sa che si tratta del firmware che ho aggiornato prima di consegnartela. Temo che non lo abbia preso.
TI prego vieni subito che risolvo il danno, qui ci si aspetta il tuo report con ansia e trepidazione.” Quello che non si immaginavano era la mole di informazioni che dal giorno dopo avrebbe ingolfato la casella di posta elettronica. L’intervento andò ovviamente a buon fine, collegato il cavo alla batteria dove si trovava la TCU il firmware venne aggiornato correttamente con tutti i salamelecchi del caso offerti da Ledo, Gianni tornò soddisfatto alla sua postazione in ufficio, all’indomani avrebbe avuto un bel lavoro da svolgere.

Qui nel cap. VI del Libro IV vi devo fare una rivelazione di importanza capitale; Gianni Biffi non si chiama così in realtà. Lo so, lo conoscete tutti con questo nome ma io nella mia centosessanttottesima vita lo incontrai a Kœnigsberg capitale della Prussia nella sua vera identità: Johann Albert Von Stangen un “Bescheiningungsbefugten” dei Cavalieri Teutonici.
Passava il tempo certificando l’efficacia degli armamenti che avrebbero dovuto essere di dotazione ai cavalieri stessi e svolgeva tal compito con una dedizione che lo certifica la parola stessa “Teutonica”, guadagnandosi cosi il rispetto di moltissimi fornitori ma anche un certo odio di quelli che producevano i prodotti da lui non ritenuti idonei dopo essere stati sottoposti a prove stressanti. In questa vita quest’aspetto di meticolosa applicazione si era ripresentata nel momento in cui aprì Pro-M quindi vi è chiaro questo suo aspetto e la sua dedizione alle prove.

Il giorno dopo caricò la Turbo Levo sul Furgone e salì fino ad Arizzano, piccolo borgo affacciato sopra Verbania per iniziare le prove. Come vi è noto questo circuito è quello preferito da Gianni/Johann per mettere sotto torchio sempre nel rispetto dei diritti esistenziali del prodotto, le novità. La salita offre un tratturo con pendenze variabili con fondo stradale poco omogeneo facendoti raggiungere le antenne dei ripetitori di Pollino pedalando per un centinaio di metri all’inizio su asfalto.
Le prove vengono effettuate seguendo precisi schemi e nel caso delle E-Bikes aveva aggiunto durata della batteria in base alle impostazioni di Mission Control e dislivello che potenzialmente avrebbe potuto raggiungere: va da sé che tutti i rilevamenti erano e sono ancor oggi scanditi dallo stesso regime di pedalata, identica pressione gomme e in base alla clemenza del meteo con le stesse condizioni di terreno, considerando eventuali variazioni di temperatura per la durata della batteria… “Wir sind nicht zufællig Preussen/sem minga Tudèsch per nagòtt”.

Per cui la perfetta conoscenza del percorso permise di stilare un primo report: la Turbo Levo ora con il firmware in ordine stava dando tutte le risposte che Gianni/Johann voleva sentire. L’assistenza del motore, fluida e slegata dopo i 25km orari canonici di cessato aiuto erano di un livello che i motori che in quel momento facevano la parte del leone sul mercato non potevano nemmeno immaginare se non in una vita successiva, forse. Anche i ruotoni da 3.00″ avevano un senso in quel momento su un prodotto che aveva un escursione di 135mm al posteriore, la visione dei progettisti era quella di una trail-bike quindi un mezzo che si potesse adattare facendo di tutto un po’ discretamente su percorsi che sono l’ottanta per cento di quello che un Biker compie. Non si dovette ricredere, anzi il ripetere per tre volte l’anello giocando con le impostazioni offerte da Mission Control era stupefacente, più la pedalava e più si convinceva dandogli una chiara idea di quello che aveva provato quel giorno: la Turbo Levo aveva l’imprinting della sorella tradizionale con in più un motore che ti deliziava in ogni quale. Inoltre il lavoro svolto dagli ingegneri di Specialized creando un software molto innovativo per la gestione del motore aveva dato inizio alla fase 2.0.

Si rendeva conto che tutti i Produttori non avrebbero avuto vita facile sul mercato, rincorrere la chimera verde che era comparsa sui monti sarebbe stata una battuta di caccia per nulla scontata.
Ledo da quel giorno gli toccò fare gli straordinari per catalogare quei report dettagliatissimi che quasi quotidianamente si trovava nella casella di posta, Gianni/Johann aveva cercato ogni più piccolo difetto, aveva fatto prove di consumo annotando tutte le variabili che aveva applicato, senza risparmiare se necessario critiche al fine di migliorare la Verdona al fine si doveva certificare la bontà o meno del marchingegno. Come suo solito aveva iniziato un percorso che lo avrebbe condotto a battagliare non fisicamente in questa vita in difesa del suo operato: se sei stato al servizio dei Cavalieri Teutonici ti rimane ben saldo l’animo anche quando usi la tastiera.